NataleAvvitavo racconti perché era un'epoca stranae avevo ampiezza di appetiti,lucore di giorni, una busta da spedire nel senopiena di straordinari propositi, mi educavoal tempo,e - di certo ricordi - non lesinavo nella fantasiacome può fare chi è stitico nelle premesse.Pativo piano. E gioioso.Mangiavo bastoncini di riso in Cambogia,piluccavo in Ecuador,risalivo verso la Germania come un carro armatoindurendo il petto perché fosse pronto alle parole:quelle che cascano in compagnia, quelle che germogliano, le altre che prosperano da sole.Leggere era un lento apprendistato, Amare,lo sfolgorio della fuga dai ciechi rancorisopra i tendini tesi, fianco alle rotule precise,lungo il menisco lucido, ai piedi del tallone nelle sette ossa del tarso. Così m'applicavonella stolida scienza che è accumulo di nozionisacre, senza riflettere sulla veridicità o meno.Divoravo la nevemescolando la terra all'acqua con il valore di ottantotto decimi d'arte.Pronto ero a masticarmi le ricerchee ora che intaso di righe il mio testamentoso perché non sono evaporato in climi meno favorevolio perché non presi moglie all'epoca.....Dipendevo - sai - dalla minutaglia e dai fervorinon religiosi dell'essere atteso alla creazione:quando stai per sgravare occupi poco spazio, lo stesso che riuscirà a bastarti da vivo o da mortomentre offri sostanza a tutti i tuoi ricordi.
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NataleAvvitavo racconti perché era un'epoca stranae avevo ampiezza di appetiti,lucore di giorni, una busta da spedire nel senopiena di straordinari propositi, mi educavoal tempo,e - di certo ricordi - non lesinavo nella fantasiacome può fare chi è stitico nelle premesse.Pativo piano. E gioioso.Mangiavo bastoncini di riso in Cambogia,piluccavo in Ecuador,risalivo verso la Germania come un carro armatoindurendo il petto perché fosse pronto alle parole:quelle che cascano in compagnia, quelle che germogliano, le altre che prosperano da sole.Leggere era un lento apprendistato, Amare,lo sfolgorio della fuga dai ciechi rancorisopra i tendini tesi, fianco alle rotule precise,lungo il menisco lucido, ai piedi del tallone nelle sette ossa del tarso. Così m'applicavonella stolida scienza che è accumulo di nozionisacre, senza riflettere sulla veridicità o meno.Divoravo la nevemescolando la terra all'acqua con il valore di ottantotto decimi d'arte.Pronto ero a masticarmi le ricerchee ora che intaso di righe il mio testamentoso perché non sono evaporato in climi meno favorevolio perché non presi moglie all'epoca.....Dipendevo - sai - dalla minutaglia e dai fervorinon religiosi dell'essere atteso alla creazione:quando stai per sgravare occupi poco spazio, lo stesso che riuscirà a bastarti da vivo o da mortomentre offri sostanza a tutti i tuoi ricordi.