ByronSiamo spezie increspateincrostate di quella polvered'oro che è un corpo Baciamo pelli e teniamo in manopieghe di natiche santuari di orifiziintasati da narici che ci somiglianoArdiamo mai repressi ma scaldati da un focherello di umori-odori, prendiamo volisenza un ritorno che non sia un senoSorprendentemente vibratili ci appoggiamo a un cuscino di capellie pallidi, come un colore di nebbia pienacamminiamo dentro la lingua seguendo una curva