Radici bagnateIn una goccia era apparso tutto e l'avevamo vista,girandola e rigirandola, fino a lucidarla con il nostro alito,eravamo vicino alla città, ma più in trequartiche di petto.Ostruiti dal sole non credevamo, all'epoca,alle fole da giardino sull'Amore e le piattole cheti aderiscono a succhiare l'anima quando sei troppo vicino. Piattole da spirito, diceva Loic,parassiti da fremito dorato e fragrante come una michetta. E fu quando già eravamo lontani, versol'entroterra che era arrivato lo tsunami, ci dissero,E aveva travolto tutto, facendo anche diversevittime. Io, dopo due giorni, avevo ripreso il treno per Vienna, Tu eri rimasta ad attendereLui, malgrado la situazione fosse critica.Viaggiando avevo tirato giù il finestrino e lasciato l'aria riempirmi i polmoni,pezzi di viaggio mi passavano davanti alla pupillementre entravo nelle montagne:era una di quelle sere che trasudanoe il frinire dei segnali elettrici ti rimbalzanosulla pelle, di riflesso. Ricordo che mi accostavocontinuamente al piccolo corridoio e allungavoil capo, quasi presentissi le persone che vi sarebbero transitate, quasi avessibisogno di Umanità intonsa, calata negli abiticome dentro una corazza di brezza, adornatada ramaglie in fuga, e foglie.