Incursioni

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Un pullman, una meta, un viaggioQuando queste cuspidi si tramutano in architettura,allora so,di essere arrivato diversi chilometri oltre le attese,so,di sbarcare tra lo zenzero di folla e la glassa del vento,so di esistere sui marciapiedi, di fronteggiare quelloche anche per te sarebbe nuovo.Ma sono solo. E non me ne dolgo.Affronto i sentieri urbani senza indicazionie cerco delle chiavi che m'erano scivolate di tascal'ultima volta,sopporto e amo il rumore che fa la metropoligirovago un po' sul bordo un po' in mezzo alla stradami sgranchisco.Il viaggio è stato lungo, 14 ore. Però adesso mi attribuisco la patente di veggente,rassetto gli abiti stazzonatie, più simile al topo che alla gruviera, faccio miracolitenendo in equilibrio dentro un cervello solopaesaggi e carne, luci e ombre.scavo finestrelle e mi inoltro in cunicoli.Dentro di me so di essere salvo