Le terre alte e il loro battitoOggi la vita si è fatta turchese in questo ricettacolo di Zanzibar,le mondine discese a massa dalle colonie dell'umido chiacchierano svelte con le gambe nude al sole,anche il padrone del lembo di terrasorseggia una bibita in terrazza.Io prostro i versi mordicchiando la sommità della matita,ancheggio controvoglia fino al castello arabo per concedermi un po' d'ispirazione,ma chissà perché non sfuggo alla nebbia e alla foschiadella mia origine, non accolgo il sole.Pigrizia, indolenza mi marchiano, piuttosto, a fuocoe il punkah azionato dal mio boyoffre solo un relativo sollievo,schivo pure l'amaca mentre le parole mi si imbrattanosulla pagina, s'accavallano e insozzano, tantoda affogarne. Non c'è che dire: amo e ricordoi pendii fradici della mia nazione oscura.Mi gratto una gamba da una zanzara incosciente e viaggio alla volta delle notti che mi dedicavanofiumi e dighe d'illuminazione feroce,al torpore d'una candela in una baracca,accompagnati da tutta una vita lungo le righe.Poi ti sono sfuggito, Monte Rosa,e ho battuto le correnti indiane, ma quella solitudinemi s'è increspata alla pelle, e pure in quest'isola sonnolentarinnovo i misteri della neve, della bella morte e del ghiaccio,mi sporgo da un merlo e invio un bacio al buioprima di cadere vittima d'un sonno informe e inquieto.