TamerlanoLa città. Un punto che barcolla, un cespite di formiche immobili e di ganglipercorsi da scosse elettriche formidabili,un bastone pastorale innalzato e tanti devoti alla filiale dell'urgenza. Un graffio sul muro, tag etc. etc.Bastarda folla innalzata dalle sostanze...Quanti sanno quanti sono sedati in questo momento?Mi siedo su una panchina e il cimurro della lirica non mi lascia,anzi verte sul fluire della folla, sul numero di bottiglie di birrache quel clochard laggiù riuscirà a ingurgitare,verte sul verde che si sparge insieme alle macchie di marocchino.La città. Un anfratto di gonne cortee stemmi nobiliari, greve sudore di cani e monopolispremuti da frantoi d'emarginazione supernuda.C'è chi si muove in porsche e chi preleva biciclette,chi insulta e chi ancheggia, chi prega.La paranoia forma il tessuto connettivo d'un gelato all'amarena, la gente si scavalca alle fermate,i pomeriggi transitano vecchie antiche sere dipinte sul transetto delle superstrade.La città. Un armae comuni deliri strapazzati come le uova,poi mangiati con qualche oliva e panini al kebab,trasecolio di vecchi nel balenare d'alieniformati alla disciplina come l'incubo piuccheperfetto e sparpagliati senza parole fra gruppi sterili, incasinatinel clacson, dispersi nel mucchio, alienati dai beni:sono le rogge dei nuovi spiriti, connessi WAP,miriadi d'acredine incrostata sulla frotta.Vedo laminati d'acidume nelle loro pupille,le orecchie hanno le cuffie e riposate stannosolo le braccia. Io m'assento per un attimo e mi basta per scivolare nell'incoscienza, sirene d'ambulanze volano via sullo zefiro d'un mistero.