Incursioni

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Cincinnatoè in questo remoto limo che ho costruito una baracca per sfruttare la terra bagnata dal fiume,un orto di cipolle, fagioli, carote, rape, zucchine,biete, sedano, zucche, coste, cavoli.Ogni mattina zappavo e attendevo poco m'importava degli emissariche mi richiamavano ai palazzi. Impazzivo di notte al pensiero dell'albae delle rude mani che pigiavano l'altrettantonuda terra,mi stancavo, ciondolavo il capo, lasciavo la barba crescere incoltainsieme ai piselli. Ti giuro, Valerioche vivevo bene,raschiavo dei filari impeccabili e attendevo, sbadigliando, le stagioni.Ora che sono arrivate mi hanno fornito una dagae una corazza per salvare la patria ma il vomere (E questo non lo sapranno mai)è la mia nazionee uno spicchio di campagna il mio sollievo.Loro non lo capiscono ma tornerò appena in tempo per potarei brutti sogni e raccogliere il sangue per buttarlo, poioltre la staccionata.