LorcaIo sono la troia, il campicello fulgentee l'uomo che vi si distendeva sopra,nella dolce compagnia che Dio riprovava,sono la cicoria schiacciata da due corpiin foia, sono il cavolo sbrecciato,il sole che occhieggiava,sono la foglia stritolata dall'amplesso,il sasso lordo di spermainutile.Io sono quello che sarete con i vostri figli:ciechi dispensatori di cinque minutidi piacere, il brivido che frantuma i lombila vergine che aspira al paradiso in terra,sono l'inesauribile fregola che creastorpi, muti, morti, disperati, grezzi.Oh Madonna, ti lascio questa pistolasull'altare, la desideravo tanto per non cadere vivo nelle loro mani, ma la milizia ha già due uomini, uno al mio fianco destro,l'altro al mio fianco sinistro.Mi marciano verso il golgotadi Fuentegrande de Alfacar,è lì a Viznar mi bruciano il cervello. Perdono alle colline nudeche non canterò più, perdono agli amantidispersi da una mano di ferro, perdono alla miavoce, che cantava sicura e ora non afferra nemmeno il frammento di una cancion.Nacqui, dunque, slegato e ci volle tempoavanti mi mettessero in catene e mi sbeffeggiassero.Nacqui e non mi volsi come ho fatto innanzi al fucile.Se raccogli una manciata di polverein quei luoghi, straniero, lasciala al ventoe udrai la mia voce nel romancero andaluso,come una aria dentro piccolissime finestreinsieme al fruscio delle candele.