Incursioni

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Un paletto di frassino per il vampiroTi rammenti che abbandonavamo i sentieri conosciuti per percorreregravoni disseminati di pietre aguzze e barattoliche parlavamo su quanto incosciente fosse il sole ad insistere con gli esseri umani trattandoli come salsicce sulla graticolainvece di sussurrare, per farsi comprendere meglio?Luglio - agosto, credo.Dal passo dei corvi fino alla croda di antracite muovevamo le anche, esseri infinitesimali ma benauguranti...IIMostri ne incontravamo pochi, di quelli che ci agitavano il sonno,intendo.Eppure presentivo la fine pure in quell'anfiteatro di luce,staccavo le parole ad una ad una per risponderti con parsimonia e timbro.Nel frattempo meditavo.La tua mano sudava a stringerla e sugli zigomi ti s'erano formatedelle goccioline, vedevamo falchi pellegrini sconosciuti ai piłe rimbalzavamo sui dossi delle vecchie trincee con empiti occasionali...IIIDall'alto al basso il panorama č stupefacente, constatavo mentretu ti toglievi gli scarponi per refrigerarti.Zanne di granito spuntavano dalla rupe come sentimenti da un cinghiale; radicali erano le emozioni appigliate alla rada vegetazione selvatica e al carpine nero. Io, per la prima voltaero preda di vertigini: osservavo il limitare delle casette di vacanzamolto pił in basso e sapevo che non avremmo avuto pace.Tu stessa lo immaginavi ma preferivi, come sempre, tacere...