Fatti e opinioni

Politica - La Caporetto della sinistra


Anch’io, come tutti del resto, sono rimasto colpito dalla sparizione della sinistra dal Parlamento decretata dalle elezioni. Poi ci ho riflettuto e mi sono convinto che, in realtà, era nell’ordine delle cose. Un breve epitaffio per Boselli e il Partito Socialista: nell’epoca d’oro di Craxi, prima della deriva tangentista, il PSI si era conquistato la fama di partito moderno, guidato dall’uomo che, prima di tutti, aveva fiutato il vento del cambiamento. Oggi i suoi patetici epigoni sono i più conservatori di tutti, aggrappati a un improbabile orgoglio socialista che li renderebbe “diversi”. Non si rendono conto che: primo, negli ultimi vent’anni del PSI c’è ben poco di cui essere orgogliosi; secondo, quello della gloriosa tradizione e della “diversità” è lo stesso sentiero che aveva imboccato il PCI e che lo avrebbe portato all’estinzione se i suoi dirigenti non avessero, invece, avviato il processo che si è concluso con l’attuale PD. Ma che cosa hanno capito i nostri dalla batosta subita? Che è colpa di Veltroni. Io, da vecchio socialista (sono uscito dal PSI alla fine degli anni ’70), dico che è una fortuna che questi geni abbiano chiuso con la politica. Non è sorprendente che sia scomparsa la Sinistra arcobaleno: penso che il suo elettorato l'abbia percepita come un ibrido creato in laboratorio per sopravvivere alle tagliole delle soglie di sbarramento e l'ha punita. I voti si sono dispersi tra PD, Idv, Lega (sì, anche la Lega, che ha vinto persino a Sesto S. Giovanni, nota fino a ieri come la Stalingrado d'Italia), Ferrandi, Turigliatti e grilli vari. Nel 1920 Lenin scrisse "L'estremismo, malattia infantile del comunismo". Tutti questi sedicenti comunisti che adesso danno la colpa a Veltroni (ancora questa reazione illogica, rabbiosa e autoconsolatoria) dimostrano che non hanno studiato. Se negli anni Settanta gli estremisti erano gli extraparlamentari, ora (che gli extraparlamentari non ci sono più) gli estremisti sono loro: in questi tempi cupi, illuminati solo dal dispiegarsi di innumerevoli e meravigliose iniziative solidaristiche a livello planetario, le barricate non funzionano, non producono consenso. Sembrerà cinico, ma è così. Le antiche affascinanti parole d'ordine (La fantasia al potere, Vogliamo tutto...) conservano la loro validità solo a condizione di considerarle per quello che realmente sono: orizzonti da raggiungere, non obiettivi immediati. Le differenze tra il Duemila e gli anni Settanta sono abissali, eppure Diliberto continua (malgrado tutto) a dire "Ripartiamo da falce e martello" e Turigliatto & C. esultano per la sconfitta di Bertinotti. Sono fatti così, io li conosco bene, ai tempi ho fatto parte di quell'area politica e ne ho vissuto il fermento ma anche il narcisismo e il disprezzo assoluto della dura realtà, con la conseguenza di continue scissioni e della proliferazione di partitini minuscoli, ciascuno dei quali, ovviamente, portatore della verità. So come la pensano, che è più bello stare all'opposizione che governare, perché vagheggiano di governare senza "sporcarsi le mani". Ma la vita (e la politica) sono "sangue e merda", come sappiamo. Non esiste, né potrà mai esistere, un governo che accontenti tutti; perciò non è possibile fare politica senza trovare dei compromessi. Certo, i compromessi non si fanno sui “princípi” (come è luminosamente detto in “Brubaker”, un vecchio film che consiglio a chi non l'ha visto), ma quanto è difficile capire che anche il primatista mondiale sui 100 metri piani fa un passo per volta.