Taverna di Xanders

Centra il mondo Drago


Rieccomi su di un nuovo lavoro, credo di aver trovato il tema del mio prossimo libro, spero vi piaccia. ...  Qui  seduto sullo gabellino dietro il bancone della mia taverna, torno a scrivere di altri eroi. Daimond era a dir poco stremato, uscire dall’arena e perdere i propri poteri era  stremante. Era tornato a essere di un semplice Elfo, il suo aspetto di Centauro sembrava solo un lontanissimo ricordo, anche se i segni degli zoccoli sulla sabbia erano ancora li a meno di venti metri da lui. Con non poca fatica, si distese sulla sua branda e fu percorso da un brivido lungo tutta la schiena, pensare che l’agilità era una delle sue doti migliori, eppure adesso ne era privo, si sentiva pensante e dolorante. Come Druido avrebbe voluto riposare disteso sull’erba, magari all’ombra di un grande albero, meditando con l’intero universo animale e vegetale. La testa però gli rimbombava come se mille campanacci risuonassero all’impazzata, la fredda pietra e la camerata essenziale nel suo arredamento lo faceva sentire in gabbia, e tale quel luogo adesso per lui era. Con fatica spostò lo sguardo sulle altre brande, i suoi compagni erano giunti poco dopo di lui e si erano coricati. Alla sua sinistra c’era il giovane Mago Erik, per lui adesso solo un pazzo traditore, sulla branda vicina Blood lo Stregone già russava pesantemente, gocce di sangue per terra segnavano il suo passaggio, in ultimo Rjoka il monaco non sembrava più tanto così peloso e Divino,  ma mortale come tutti gli altri. Il sonno tardò a raggiungerlo, i pensieri di giorni passati pressavano nella sua memoria e alcune lacrime gli solcarono il viso, si chiese che fine avesse fatto il loro amico Minotauro e se davvero tutto quello che avevano fatto sino ad allora fosse stato così sbagliato. La loro attuale prigionia era davvero meritata?“Si!” disse a fil di voce, “credo, forse di si!” la lingua bagnò le labbra e dopo un lungo sospiro chiuse gli occhi, cercando di dormire mentre Erik dandogli le spalle non smetteva di sghignazzare. Era passato già più di un anno da quando aveva conosciuto i suoi attuali compagni, allora come adesso era disteso, ma in quel caso, era sdraiato su di un altare di marmo. Non ricordava assolutamente nulla, anche se dimostrava di essere un elfo di circa cento anni, il suo sonno aveva aspirato ogni memoria del suo passato. Ad attendere il suo risveglio vi era un Goblin ma dagli abiti e dai modi di un paggio di corte. Un vestito azzurrino, con un colletto sfarzoso, alle maniche merletti di seta, la postura ben eretta e le mani verdi e ossute poste dietro la schiena in garbata attesa mal si univano all’aspetto del basso umanoide verde. “Ben risvegliato signore” gli aveva detto con voce gracchiante, “non tema, se si sente spaesato, non appena anche i suoi amici saranno in piedi partirete” incredibile, parlava la lingua comune in maniera corretta, e senza storpiarla, fatta eccezione per il suo tono gracchiante tipico della sua razza. Non era riuscito a dire nulla di sensato, aveva guardato solo vicino intorno a lui. A formare un cerchio c’erano altri altare altri quattro e li distesi nel tentativo di rialzarci c’erano, un Mezz’orco con grosse zanne simili a un cinghiale, e tre umani. Il mezz’Orco era possente con buffi ciuffi sul testone, dei tre umani, uno era più giovane mostrava si e no quindici anni, gli altri due tra i venti e i trent’anni, il più vicino a lui aveva capelli neri e fluenti sino alle spalle ed era di bell’aspetto, l’altro umano appariva più duro nei lineamenti ed era privo di capelli, un pizzetto castano appariva ben evidente sul mento simile a una lingua biforcuta.  Il tizio di bell’aspetta aveva detto “ma che posto è questo?” il Goblin aveva risposto con calma “siamo a Centra, il luogo di ogni partenza e di ogni arrivo, non temete a breve vi sarà spiegato la maggior parte di ciò che vi servirà e per il resto … “ fece una piccola pausa mostrando i suoi dentini aguzzi “vedrete!” . Quindi girò sui tacchi e iniziò a camminare con calma verso la porta. Per Daimond fu adesso possibile vedere le sue scarpette argentate con un grosso fiocco azzurro poste sulla fiocca del piede. La stanza era bianca e una finestra lasciava entrare molta luce, era caldo e la tunica bianca che indossava sembrava più che sufficiente per coprirlo. Anche gli altri erano vestiti come lui, imbarazzante pensò. Sceso dal suo letto di marmo iniziò a camminare seguendo il paggio dalla pelle verde si rese conto di essere il più alto del gruppo, dall’alto dei suoi de metri e dieci, era più alto anche del Mezzo di almeno dieci centimetri. Continuò a camminare scalzo e fissando le minute spalle del Goblin ricordò di odiare le creature di tale razza, ma non riusciva a ricordare il perché. La grande porta delle stanza fu aperta verso un corridoio dalla volta bianca e da finestre come pereti sui lati, dopo meno di venti passi in linea retta si ritrovarono in un ampio giardino ove al centro c’era un pozzo, oltre il muretto di pietra e cespugli c’era una strada molto trafficata. Lo stupore lo avvolse di nuovo e così anche i suoi compagni, oltre quel giardino la Strada era percorsa da ogni forma di creatura vivente, conosciuta e sconosciuta, Umani, elfi, Drow, Orchi, Minotauri , Centauri, Nani , Creature dal viso tentacolare, Demoni, e esseri Alati con piume candide, tutti camminavano o volavano per le strade di un’immensa città costruita all’interno di un grande anello. Come la ruota di un carro, gli abitanti di questo mondo avevano edificato le loro case, giardini e negozi all’interno di questo immenso cerchio e un Sole splendente illuminava un cielo azzurro e spettacolare. Sospesi nel cielo questo luogo sembrava sospeso nel nulla. Lo spessore dell’anello era di diversi chilometri e Daimond poteva osservare sollevando il capo tutto il mondo. “Ma tutto questo è un sogno?” aveva chiesto Erik, il Goblin scosse il capo indicando il pozzo con un cenno della mano destra “certo che no signori, come vi ho detto questa è Centra” Daimond aveva detto “ma perché eravamo distesi in quella stanza, come ci siamo arrivati?” il paggio dalla pelle verde aveva risposto “non ci è dato sapere perché sulle sacra pietra appaiano di tanto in tanto dei …” guardò in alto mentre Demoni e Angeli volavano da un punto all’altro dell’immenso anello “ visitatori, ma questo luogo ha le sue regole, è al centro di tutti i Piani conosciuti e sconosciuti, da qui si può giungere ovunque, e per logica per una qualunque regione ci si può finire, Centra è conosciuto come il mondo dei mercanti, qui tutti vengono per commerciare e scambiare merci, potrete trovare tutto, da un ago di pietra a un’armatura di stoffa” prese fiato osservandoli uno a uno “se parlo troppo velocemente ditemelo che tornerò a ripetermi”. Mostrò il suo sorriso a parere dell’elfo a dir poco antipatico, ma tutti risposero di aver capito “bene” continuò il Goblin “ricordatevi cercate di rimanere nelle zone dove il suolo risulta caldo al tatto, lì nessuno vi farà del male,è considerata zona di commercio e luogo di pace, e in caso contrario le guardie scenderanno in volo e puniranno i trasgressori,invece, nei luoghi dove la terra è fredda, diciamo che è terra di nessuno,  li le Guardie non possono arrivare a salvarvi o a impedirvi di far del male” sollevò le spallette ossute “ per ultimo, e questo tenetelo bene a mente, Centra non è precisamente un luogo, ma un Drago che riposa vicino a un sole, noi tutti viviamo tra il suo mento e coda, è arrotolato come un anello, capite?” lasciò che l’informazione fosse recepita dai presenti “ dorme o semplicemente finge di ignorarci, ma tenete bene a mente che ogni luogo è ricolmo di portali magici, non si può raggiungere normalmente strade o edifici aprendo una finestra o un portone, ma attraversando determinati luoghi che appaiono comuni, ma che in vero come detto, sono portali” tornò a indicare il pozzo “vi ho detto quanto dovuto, a voi adesso scegliere che fare, e breve arriveranno altri, e il mio dovere mi attende altrove, buona giornata Signori”. Il Goblin donò al gruppo un breve inchino poi iniziò a muoversi verso l’interno della struttura bianca, l’uomo con il pizzetto privo di capelli si parò davanti al Goblin “fermo, tutto qui? Ma come raggiungiamo la strada, e siamo senza soldi, io neppure mi ricordo come mi chiamo, ci lasciate così? “ il Goblin sospirò con pazienza, guardando con sospetto il mezz’Orco che sembrava assaporare mentalmente il sapore della sua carne “questo è ciò che posso dirvi, non ho la minima idea del perché siate qui, non so se siete stati puniti, o siete qui per vostra scelta, chi si sveglia sugli altari non ricorda nulla e deve partire da questo esatto punto, con ciò che vi ho appena detto, a Voi decidere” si mosse con calma verso la porta. Il Paggio dalla pelle verde trattenne una risatina malvagia e poi disse “in tanto tempo che son qui, posso dirvi che alcuni hanno subito capito, altri son rimasti nel giardino per giorni, altri ancora si sono uccisi ammazzandosi di botte tra di loro, proprio in questo giardino di pochi metri, chi sa cosa farete voi?” .  Disteso su quella branda Daimond riaprì gli occhi e si chiese se avesse avuto altre possibilità di scelta quel giorno, magari oltrepassare un cespuglio che si sarebbe mostrato come magico, oppure per quel giardino c’era una pietra del tutto simile alle altre, ma capace di portarli altrove, forse semplicemente sarebbe bastato fare un semplice salto. Dentro di se si rispose di no, e poco prima di addormentarsi ricordò che il giovane di bell’aspetto dopo due ore di commenti e litigi di gruppo, altro non fece che saltare dentro il pozzo. Lui aveva emulato tal gesto solo per ultimo. Adesso a mente lucida poteva sembrare l’unica possibilità plausibile, ma mirare l’interno del pozzo dove non era visibile il fondo, e il ricordo del salto nel vuoto, pretendeva forse un’altra scelta. Chi lo sa se la via che avevano intrapreso era stata giusta? Richiuse gli occhi per ricordare ancora un po’. Caddero giù da un tetto spuntando dal nulla, e rotolarono sul fianco sino a quando cadendo a terra rovinosamente riuscirono a fermarsi. Mentre gli altri si alzavano levandosi la polvere dalla tunica, Daimond rimase ancora alcuni stanti seduto sulla terra calda di un tepore molto umano, decine di esseri dalle razze più diverse lo evitarono semplicemente, ignorandolo, si chiese tra se davvero Centra era un luogo raggiungibile nei propri sogni o se realmente esisteva un mondo così . Il sonno al fine giunse e i dolori per tutto il corpo si azzittirono lasciandolo riposare.