Vediamo cosa ne è uscito per adesso, sono graditi come sempre commenti e opinioni.Grazie.
Capitolo 0 La nostra storia ha inizio vicino a un piccolo villaggio sul mare. Poca importanza può avere adesso il nome di tal luogo se non siete intenzionati a leggere.Se però siete interessanti, magari più avanti ve lo dirò.Chiudete gli occhi per un istante, e immaginatevi di vedere una locanda, carezzata dalla nebbia della notte oramai inoltrata, la strada bagnata dalle onde del mare in tempesta, la rende deserta. Il Tuono balla con la pioggia in un’incalzante danza. La luce di qualche candela e un camino, illuminano l’interno della struttura, i tavoli usurati e vecchi dall’ingresso sino al bancone rendono chiaro che non sia luogo per ricchi signori, ma per viandanti dalle poche pretese. Notte da lupi, e l’oste, un uomo dalle spalle possenti e ampie quasi quanto il suo pancione, non sembra felice. Non tanto per il locale quasi del tutto deserto, neppure per l’uomo ubriaco che seduto a un tavolo rimane a piagnucolare con le mani a coprirsi il capo. La Moglie una donnetta bassa, ossuta, dai capelli bianchi e il viso a ricordare le sembianze di una strega, continua a punzecchiare a colpi di gomito il marito, indicandogli il non più gradito ospite. L’omone dalla testa rasata e il barbone grigio, torna a sbuffare posando con decisione il boccale oramai pulito da molto tempo. Una gomitata per far spostar la donna, nulla di più dona per risposta alla consorte, tira su con il naso e lasciandosi il bancone dietro le spalle si avvia verso il tavolo ancora occupato, le mani grandi e callose si posano tra cinta e camicia dello sconosciuto viandante, pochi attimi, e il retro bottega diventa una nuova camera poco accogliente nella quale passare la notte, tra sporco e topi.Sicuri di voler proseguire con questa storia? Bene vi porterò a Rextor. La miseria circonda le terre di Horiant il Ducato a est della capitale, sono passati più di duecento anni, dopo che i quattro Demoni avevano attentato alla vita del Sovrano. La dinastia era rimasta intatta e dopo la dipartita dei quattro, sembrava che tutto sarebbe tornato come un tempo. Invece come una falla in una grande nave, tutto il sistema giorno dopo giorno sembra sempre di più scendere a picco. Dalla colture, agli animali, persino nel numero di nascite, tutto sembra lentamente andare a morire. In questa era, di miseria, stenti e sfortuna l’unica cosa certa sono le tasse, sempre richieste a ogni giro di luna nuova. Non basta, il Ducato a nord Tarnamont dopo dieci anni di un costante inverno, era sceso in guerra contro le terre annesse, in cerca di nuovi spazzi da occupare. Ultima novità era la caccia a coloro che in età giovane presentavano quel che è chiamata “l’eresia” in pratica chi possiede i capelli bianchi. I vecchi di certo non fanno testo, ma se contiamo già le scarse nascite, e i giovani che presentano tale segno, la vita in questi tempi e a dir poco tragica.Questa è la cornice nella quale narrerò tale storia, vi sarete già chiesti che fine abbia fatto quell’uomo, e magari il perché piange. Qualcuno già lo avrà immaginato. Riverso a terra con le gocce del mare miste a pioggia a tediarlo nella notte buia, un fulmine illumina l’aria, e dietro la sua nuca, un ciuffo di capelli bianchi ben visibile, spunta chiaro e evidente.Sono certo che l’uomo rimarrà a terra, insomma, può cercare di fuggire per qualche tempo, ma di certo alla fine lo troveranno, questo è certo. I Cercatori, sono mercenari senza molti scrupoli, non hanno interesse a catturare vivi i portatori di Eresia, basta anche solo la testa da consegnare ai Giudici, e la ricompensa è loro di diritto. Le carceri sono sin toppo affollate dopo circa cinque anni di cerca. La Disperazione abbraccia l’uomo disteso, quasi come un mostro famelico, in attesa che tutta la tristezza riempia la sua mente ed erutti dando una gustosa visione, in un trionfale finale cui solo la morte con lama affilata può applaudire con gaudio trionfo. Il respiro sempre più lento avvampa in nuvole sempre più piccole, la fine è adesso desiderata, ma qualcosa rompe l’abbraccio della Disperazione, un pianto che come il suo risuona nel vicolo, Prima la mano destra tocca con il palmo la strada bagnata, poi la sinistra e le braccia flesse con i gomiti all’esterno spinge verso l’interno, sollevando così il busto. Si trascina inarcando a tempo scarno le gambe. Tra l’immondizia affonda la mano, spostandola, e la sua ricerca si fa più lesta. Alla fine entrambe le mani s’immergono e un corpicino inerme, intirizzito e bagnato quanto lui, solleva. Un bambino di pochi giorni piange disperatamente con le manine distese verso l’alto in cerca di un abbraccio invisibile. Il fulmine torna a illuminare la notte per un breve istante, gli occhi dell’uomo si spalancano inorriditi, i capelli del bambino, sono bianchi. Difficile dire cosa passi nella testa delle persone, soprattutto quando sono disperate, eppure in quell’istante di immensa tristezza le labbra di lui si dischiudono <<Non ti preoccupare piccolo, io mi chiamo Ruhuan, e …>> le parole si perdono per un breve istante nell’incertezza, poi l’infante riesce a afferrare la camicia bagnata di lui, un sorriso sorge <<e da adesso io mi prenderò cura di te>>. Lo stringe a se lo tiene tra le braccia, la mano sinistra torna a cercare nella spazzatura, emerge un coltello da cucina, e un piattino di ferro. Scuote il capo e infila le due cose in tasca. Uno scarafaggio gli sale sulla spalla senza che lui lo sappia. L’abbaiare di alcuni cani lo mette in allarme, torna in piedi e inizia a correre verso le stradine più esterne. La Disperazione nel suo muto vivere, grida la preda che per il Fato bizzarro, gli è appena sfuggita, dalla stradina un gruppo di tre Cercatori giunge con i cani tenuti al guinzaglio, nuove prede nell’ombra, pensa lei, e la Disperazione torna a fare il suo lavoro sfiorando la mente dei Cercatori. Gli uomini iniziano a litigare tra di loro, e in pochi attimi uno di loro cade a terra con la gola tranciata. La caccia dei due cercatori restanti continua. Non vi è un assoluto predatore in questo mondo ma prede che vivono o muoiono delle loro decisioni.