Titti Tazrar, una dei cinque superstiti del viaggio della speranza in cui sono morti 75 immigrati e ricoverata a Palermo per disidratazione, viveva ad Asmara e sognava di venire in Italiana, ma non conosceva l’Italia del 2009, purtroppo molto diversa da come dovrebbe essere. Ascoltava venti volte al giorno "L'Aurora" di Eros Ramazzotti nella suoneria del telefonino di un’amica. Guardava una cartolina di Roma che la madre conservava da anni a casa: i ponti, una cupola, il fiume e il verde degli alberi. Tutti parlavano bene dell'Italia: le mail che arrivavano in Eritrea dicevano che si viveva bene e poi sapeva che chi aveva trovato un lavoro inviava soldi alla famiglia. Nel suo undicesimo anno di scuola viene bocciata e per legge scatta l'arruolamento obbligatorio nell'esercito. Fa due mesi di addestramento in un forte fuori città, come soldato semplice. E’ proprio allora Titti decide che scapperà in Italia. Quando torna ad Asmara, passa da casa, il tempo per togliere per sempre la divisa, cambiarsi, prendere un vestito di scorta, una bottiglia d'acqua e la metà dei soldi della madre, delle cinque sorelle e del fratello (200 nakfa, più o meno 10 euro). Un vecchio amico di famiglia la porta in Sudan. Prima in pullman, poi camminando di notte e dormendo nel deserto per sette giorni. Titti, senza più un soldo va a servizio in una casa come donna delle pulizie, vitto e alloggio pagati, e mette da parte 250 pound sudanesi al mese. Un giorno al mercato trova i mercanti di uomini, che organizzano i viaggi in Europa : le chiedono 900 dollari tutto compreso: dal Sudan alla Libia attraversando il Sahara e poi in Italia. Per un anno Titti lavora per accumulare questa cifra. Alla fine finalmente parte: sul camion ci sono 250 persone, tra le quali due donne incinte e una madre col bimbo di tre mesi. Titti ha due bottiglie d'acqua, le divide con le altre, ci sono i bambini di mezzo, non si può farne a meno. Arrivano in rifugi: parte vengono ammassati in un capannone, parte nei casolari isolati, soprattutto le donne. Le fanno lavorare in casa e negli orti, cibo e acqua sono come in galera, il minimo indispensabile. Trattano male, fanno tutto quel che vogliono. Sembra che non si parta mai. Non può uscire di casa e Titti diventa amica di Ester e Luam, che abitano con lei per quasi quattro mesi. Un pomeriggio tutti urlano, bisogna uscire, sembra che si parta. Non c'è tempo di prendere acqua o cibo, alle sei bisogna essere in mare. Vanno via con quello che hanno addosso, e si nascondono, lontani dalla spiaggia, dietro i cespugli e le dune. La barca è un gommone nero di dodici metri, che normalmente porta dieci, dodici persone. Loro sono settantotto. (Tratto da un reportage di Ezio Mauro su La Repubblica) La storia di Titti continua nel prossimo post. Un caro saluto a tutti gli amici del blog. Teniamoci per mano. Mara.