Do it better

La Sindrome di Cenerentola –


ovvero come I nostri genitori ci rovinano la vita leggendoci quelle cazzo di favole – ovvero Pavlov era un principiante nel campo del condizionamento della mente umana – lasciate fare ai Fratelli Grimm e a Herr Christian Andersen  Solo le 7 del mattino. Caracollo verso la cucina cercando di fare mente locale su quale sia il nutriente disponibile in casa con la maggiore concentrazione di caffeina ed eccitanti per microgrammo.Suona il telefono. Ho gia’ detto che sono le sette del mattino? E che non ho ancora ingerito neppure una goccia di caffe’?Guardo il display. E’ la mia amica Jenny. DAGLI STATI UNITI.Penso immediatamente ad una disgrazia.. Voglio dire: e’ l’una di notte a New York. Eppoi la mamma di Jennyfer e’ un po’ che non sta bene. Cerco di schiarirmi voce e cervello e rispondo come se fossi sveglia da ore.E invece no. Stanno tutti benissimo. PERO’ Jen e’ appena rientrata da una first date, un primo appuntamento, con Jonathan, un tipo che ha conosciuto da un po’ attraverso un sito per singles e con cui chiacchiera da circa un mesetto. “Certo - mi dicono le mie terminazioni nervose – Jen te lo aveva detto che ieri sarebbe stato il grande giorno e che si sarebbero finalmente incontrati – che razza di amica sei?”  Non provo neache a difendermi dagli attacchi dei miei neuroni e cerco, invece, di focalizzare sulla conversazione che nel frattempo e’ andata unilateralmente avanti per almeno un buon 10 minuti.E cerco di non incazzarmi, focalizzando sul fatto che - quando non e’ in preda ad attacchi di insicurezza emotiva - la ragazza al di la’ del filo e’ una delle mie migliori amiche ed una delle poche persone al mondo a trovare il mio caratteraccio divertente.Come dicevo – Jen e’ appena tornata a casa da un primo appuntamento. Ed e’ confusa.Ricordo che gia’ qualche giorno fa mi aveva menzionato di essersi stufata un po’. Perche’ Johnny-boy sembrava fare il prezioso e non le aveva ancora chiesto di incontrarsi. Ricordo anche che Jenny aveva deciso di smettere di prestargli tanta attenzione e di cercare altri interessi.Per questo mi stupisce un po’ quando la trovo in una pozza di incertezza ed insicurezza.Mi dice che lui e’ stato molto carino ma che lei non ha provato nulla – no vibe – come si dice in slang – dalla vicinanza di Jonathan.Pero’ al tempo stesso sembra triste per il fatto che lui non abbia menzionato la possibilita’ di un secondo appuntamento. Quando le chiedo perche’, visto che, gia’ aveva deciso che il tipo in fondo non le interessasse molto, ed in piu’ zero vibe animale una volta incontrate, Jen mi dice la frase magica: “why do we always feel like something is wrong with us when a man rejects us – even when we do not like him? I am so tired of dating, why won’t i just meet someone who tells me that i am the woman of his life and we get this over with?Che per I non anglo-capenti si traduce: “Perche’ finiamo sempre col domandarci se c’e’ qualcosa di sbagliato in noi quando un uomo non ci dimostra interesse, anche nei casi in cui lui non ci piace? sono cosi’ stanca di andare ad un appuntamento dopo l’altro. Perche’ non riesco a conoscere qualcuno che me dica che sono la donna della sua vita e la facciamo finita?Belle domande. Che giro a voi. Perche’?Ed e’ qualcosa che succede anche agli uomini o si tratta di una fantastica prospettiva esclusivamente femminile?Con il telefono in mano, alle 7:30 del mattino, nel mezzo della mia cucina penso che io devo andare a lavorare ma prima di tutto devo tirare su il morale della mia amica.“it's because of FREAKING MOTHERFUCKER CINDERELLA and the rest of all those FAIRY TALE HOS – THOSE BITCHES!”(*)Si mette a ridere di cuore, mi dice “you rock!” e butta giu’.Si, mi dico, tutta colpa di quella stronza di Cenerentola e quella manica di sciaquette delle favole. (*) (*) la traduzione letterare potrebbe non essere considerata consona per un sito internet come Libero