Creato da GuerrieraSenzaTrofei il 26/05/2006

Drama

I cadaveri puzzano. Bisogna disfarsene

 

 

Amore obbligato

Post n°854 pubblicato il 06 Maggio 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

Diaro dalla metro

 

Un bambino spastico nel passeggino urlava. Sua madre aveva il volto greve di chi ha su di sè una croce a vita, di chi vorrebbe urlare scomposta come la sua creatura e assentarsi ai suoi doveri, assentarsi alla sua croce, gli occhi fissi davanti a sè, una strada in salita senza appigli.

Io sono quel bambino, sono spastica dentro. E sono sua madre, ho la croce dei miei spasmi, dei suoni e movimenti scomposti, disarmoniosi, sgraziati, ne sono succube, vorrei sfuggirli, vorrei non averli mai partoriti dalla mia pancia.  Vorrei fuggire e non fuggo, vorrei essere come gli altri e non lo sono, vorrei sapermi alzare da quella sedia che diventa la tomba delle mie gambe e della mia vita normale e non so farlo. Io odio la pena che suscita negli altri quel bambino, è la pena che suscita ai miei occhi, che suscita il mio bambino spastico dentro di me a sua madre che ingombra le mie stanze.

Dentro ascolto le urla di quella madre, la rabbia di essere stata punita malignamente dal destino, e le paure, le preoccupazioni per la sua creatura, che ama e protegge, e la cattiva scelta di non saper dire che quel figlio è dolore, le ha  rubato la vita, i suoi anni giovani, la cattiva scelta di verminare amore obbligato, di pensarsi santa, dedicata. Si sottrae al confronto, non si decontamina dalle scorie dell'amore possessivo, necessario, funesto, claustrofobico e assoluto per amarlo veramente, e non semplicemente, inutilmente incondizionatamente. Io non saprei fare diversamente.

 

 

 

Tu che faresti al posto di quella madre?

Ma io sono quella madre, io sono amore obbligato

 

 
 
 

Tra i denti

Post n°853 pubblicato il 04 Maggio 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

Ho lavato i denti, ieri sera, e poi stamattina, e poi ancora dopo pranzo, li ho spazzolati bene bene, la pasta di menta che brucia la lingua, non va via, il tuo odore non va via, rimane impigliato, marchia la saliva e il palato, odore patella, odore figliato dalla bocca, e soffio per sentirlo e per sentire acuta la tua assenza, odore della tua saliva, dei tuoi denti, del tuo ventre, del tuo collo, dei tuoi capelli, odore delle tue risate, soffio e sento il tuo odore, il tuo odore mi contamina, assedia i miei ricordi, soffio e sento la bocca vuota della tua bocca, la bocca vuota.

 
 
 

Incontri, volti, stazioni

Post n°852 pubblicato il 04 Maggio 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

Il siluro rosso ferisce l'aria senza premure, una donna con gli occhi troppo marcati si finge assorta in un libro per sottrarsi alle chiacchiere dei compagni, una coppia che cerca di stirare le rughe con i continui viaggi all'estero, la caduta dal paracadute in Tunisia, l'Egitto, l'America dei canyon e  una donna che dichiara 60 anni sapendo di apparire più giovane, i capelli stinti, senza luce, le labbra carnose, intreccia i suoi in Patagonia, i ghiacciai dell'Argentina, Gerusalemme, le Americhe, la donna ascolta, si sente estranea, spande sorrisi distratti e assensi di circostanza.

Il treno la sputa in una stazione periferica, aspetta la coincidenza, un uomo bello, grondante fascino, alto, la pelle scura, la fissa, le si avvicina e le sussurra parole di ammirazione, lei finge che non esista, lui continua insistente a guardarla, prende il suo stesso treno, non le distoglie un attimo gli occhi di dosso. Scendono, le si affianca nuovamente, traspira voglia di sesso, le chiede se è libera. I suoi denti guasti risucchiano come un mulinello impazzito tutta la sua bellezza. Lei dice di attendere il fidanzato, finge di crederle, si allontana, si gira più volte, poi si lascia ingoiare dalla folla.

La donna è sola, forse attende davvero qualcuno. La sala d'attesa è carica di gente, gente stanca, nervosa per i ritardi, una  bionda col caschetto, anoressica, la borsa di gattosilvestro, calibra calorie con crackers light, una donna col cappello dal bordo maculato infila i minuti senza viaggio nel ticchettio incessante al notebook, in lontananza una ragazza cammina sgraziata sulle stampelle, il corpo disobbediente si affatica sulla striscia grigia della stazione.

Si riparte, ancora il siluro rosso, sfila silente, la donna con gli occhi troppo marcati raccoglie ancora gente e cose negli occhi, a Bologna cattura uccelli danzanti sul muro, a Milano Certosa un nano con la camicia rosa dondola sulle sue gambe tozze, una donna anziana spande un odore di sudore nello scompartimento, gli occhi troppo marcati si lasciano invadere da una tristezza senza lacrime, una tristezza stopposa.

 

 

 

 

 
 
 

Ofelia 5 ovvero le ingordigie

Post n°851 pubblicato il 03 Maggio 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

 

Come chi abbia fame ma non sappia immaginarsi portate sopraffini e mangerebbe pane con un filo d'olio tanto quanto un piatto di studiata architettura culinaria, s'era avvicinato a lei, banchetto che s'era già rivelato fastoso e opulento, ma che poteva offrirgli ora anche cibo sciapo, si sa, capricci d'amante.

E quella, che con lui non aveva fantasie tortuose e oscure e si pensava più compagna che una circe dalle profferte oscene, gli si offrì, prima lieve e incagliata nei pudori dell'affetto devoto, e poi via via sempre più carnale, umida, selvaggia, spregiudicata,  e lui si seppe compagno di lussuria, si spogliò dall'abbaglio delle fantasie fiacche e s'inoltrò nei luoghi foschi della concupiscenza più sfrenata e ogni antro diventò via di piacere e stordimento, la decenza era dimenticata, erano solo mani e ventri affocati e grotte che diventavano lingue e marmi che affondavano nelle linfe proibite.

Lei rovesciò gli occhi e, liberata, crocifisse all'aria il nome di lui.

 

 

 

 

 
 
 

Ofelia 4 ovvero le scarpe

Post n°850 pubblicato il 30 Aprile 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

L'aria era pregna di attesa, il desiderio era materia, spesso e violento, lui seduto s'affrettava nelle carezze, lei rallentava i ritmi e gli concedeva servigi da ancella, si piegò piano e docile ai suoi piedi e gli allentò le stringhe, gli sfilò le scarpe e poi le calze, gli accarezzava piano la pelle, e godeva di farsi serva, di riempirgli il petto di piacere tiranno, lui che padrone non sapeva essere, godeva a turbarlo, a rendersi minima, e poi lo agguantava e lo cavalcava e di nuovo s'asserviva fragile al suo peso, come creatura che non conosca il comando, che non sappia le astuzie dei fianchi offerti e poi subito negati,  che aspetti passiva i colpi nel ventre, e di nuovo rovesciava i corpi e guidava la danza dei sensi, mai immobile nei giochi, mai ferma nell'offrire e nel prendere.

 

 

 

Hanno mangiato dolci nel letto

Ora è pieno di briciole

Sono sazi

Sono felici

 
 
 

ofelia 3 ovvero i baci

Post n°849 pubblicato il 30 Aprile 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

Appena la porta fu chiusa, e il mondo diventò quella stanza coi colori tenui e gli arredi gentili, la finestra sui tetti rossi e lo scorcio del bosco, le bocche si cercavano per dissetarsi, le labbra e le lingue e i morsi e la mano dietro a collo a tenerlo e diventare padrona della sua nuca e dei suoi sensi, baci cento, baci mille, e sempre mille di meno di quelli che avrebbero dovuto, baci che non saziano, baci che sono sventura e ti lasciano schiavo, baci che ti crepano, baci che sono veleno, baci che ti drogano e l'astinenza ti dispera, ti piega.

Baci piccoli, baci voraci, baci a fior di labbra e baci da amanti e baci da compagni e baci per riconoscersi, baci per far saper di sè all'altro, e baci dati in fretta, la sorpresa dell'ora dell'addio, che non concede il bacio voluttuoso, disperato, il bacio non dato, il bacio che brucia sulle labbra arse.

 

 

Frrr

Frrr Frrr

 

 
 
 

Ofelia 2 ovvero la goccia

Post n°848 pubblicato il 29 Aprile 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

 

Come sempre, non sapeva stendersi ordinata sul materasso, aveva quel modo di arravogliarsi, fondersi con esso, diventava essa stessa giaciglio, e lenzuola e coperte, e lui le si stendeva addosso, affondava le sue fami nelle carni della femmina senza contorni, che non aveva braccia o gambe, non era fatta di membra, era solo morbidezza e sapore e opulenze e parole sconce e fiato che si succhia. 

Era su di lei, ogni tanto tirava la testa all'indietro per ammirarla meglio, si muoveva goduto, stringeva gli occhi per marchiare la pelle e la memoria dei suoi battiti, dei suoi affanni, degli odori che sprigionava incatenata all'attesa, il sudore gli imperlava la fronte, una goccia le mirò il petto mentre lui le sussurrava parole venere, e lei colse, sapeva, lo vedeva dall'alto, lui si perdeva in un  corpo che s'era fatto un'unica valva, muoveva morbido i fianchi in un'unica grande meravigliosa pucchiacca, vi si perdeva e ritrovava il senso, ritrovava se stesso, ritrovava l'amante perduta.

 

 

Che cosa sei

che cosa sei

 

 

 
 
 

Ofelia 1 ovvero se fossi un uomo

Post n°847 pubblicato il 29 Aprile 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

 

Al Robiglio, due anziane signore segaligne e senza sorrisi ingannano la noia d'una giornata immobile con una fetta di torta al cioccolato e un ciuffo di panna, nonostante la calura opprimente.

Un po' più in là una coppia parla fitto fitto, lui le sta dicendo sornione sei bellissima e lei, piena di sè:

"Se fossi un uomo vorrei una donna esattamente come me"

 

E lui:

"Se fossi un uomo vorrei una donna esattamente come te"

 

....

 

 

 

 

 
 
 

Tra forbici e phone

Post n°846 pubblicato il 25 Aprile 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

Aveva appena finito di sottoporsi alle spazzole e alle piastre, oli e semi e lacche, i suoi capelli biondi com'era biondo il sorriso dolce e com'erano biondi gli occhi di cielo, d'una bellezza che il tempo segnava eppure resisteva tenace, senza malinconie, cercava di farsi intendere col suo spagnolo che arrotava dolcemente, arrivó il suo uomo, scuro nelle carni, nei capelli folti e negli occhi penetranti, e le si avvicinò, le carezzava i capelli, partiva dalla sommitá del capo, e infilava le dita piano, fino ad arrivare alle punte, delicato e la guardava allo specchio, tenero, dimentico del suo aspetto virile, e innamorato, senza esserne servo, e lei piena, senza esser tronfia, e senza l'asprezza delle vincitrici, compagna nel sentire, intimi nelle carni e nella testa. Uscirono salutando parole neniose, accompagnate da uno sguardo sconosciuto eppure benevolo.

 
 
 

Gelosie

Post n°845 pubblicato il 23 Aprile 2010 da GuerrieraSenzaTrofei

 

 

E mentre i due amanti giocavano, si infilavano tra le lenzuole i segreti morbosi dell'adolescenza, e lui raccontava fitto e strofinava parole sulla pelle arsa,  la irretiva, e più si faceva innocente nei racconti, più lei s'appropriava dell'anima sua già morba di eros e desiderosa di seduzione nei giorni verdi, e lo spingeva alle confessioni più intime e cavernose.

 

Lui si faceva giovane e raccontava di mani curiose e cadette e bocche che avevano cercato sapori sconosciuti tra le cosce, il coraggio che mancava, e  sguardi sotto le gonne, gli angoli scuri sotto le stoffe che diventano il mondo, lei che lo assediava, e la doccia che diventava antro, tre animaletti spuri, curiosi, odorosi di sessi mal lavati, odori che s'annidano per sempre nelle narici e che affamano negli anni a venire, e sguardi complici, l'aria elettrica, i fiumi tra le cosce, e l'amante gelosa di non essere stata quell'adescatrice e di non aver avuto le mani sue e dell'altro sulle carni.

 

 

 

 

 
 
 

LA GUERRIERA

la  guerriera . . .

 

un sobbollìo di lava nei meandri della mente e nelle fauci del ventre , fiumi incandescenti ...

quale la lava ardente che distrugge ciò che abbraccia , la guerriera sprezza ciò che cerca , e lotta , e nello scontro stronca ... e arde , e si perde nella bramosia di quel che ama , nella frenesia di misurar la forza ed il poter di sè sul maschio ... ama ed irride ...

quale un mantello ella si china e copre , abbraccia e ascolta in se stessa la furia ed il languore , e si compiace della furia come d un dono , e del languore come d una preda , ella è sempre arma contro se stessa , e sbrana il maschio sopra il proprio altare ...

le sue parole son lacerti di carne , brandelli di sesso masticato , parole di pensier fiero e furente di donna languente e altera , i suoi pensieri son belve che ti mangiano il cuore , echi di fremiti che dilaniano i lombi ed il cervello ...

. . . . . .
mangiata , prigioniera di una parola muta sotto intestini e fegato , una bimba palpitante attende l ora al buio , ed in quel buio scoprire il segreto di sè , ed il piacere ...


occhiodivolpe
 

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