Davanti alla tragedia che l’altra notte ha sconvolto la città di Viareggio esprimere cordoglio per le vittime e solidarietà per quanti sono stati colpiti negli affetti e nei beni resta il primo elementare dovere di sensibilità civica e di pietas umana. Che il passo successivo debba essere quello di fare luce sulle cause del rogo accertando eventuali responsabilità attive o quanto meno omissive è fuori discussione.Si prospettano tempi lunghi per sapere perché il gpl di quella cisterna maledetta abbia preso fuoco: si indaghi allora con tenacia e diligenza per dare una risposta ad interrogativi che sono di tutto il Paese. Premesso questo, sarebbe un pessimo modo di onorare la memoria di chi nel rogo ha perduto la vita se qualche anima candida, sull’onda di una emozione crescente e incontrollabile, arrivasse ad invocare che i treni cisterna non transitassero più in ambito urbano, come se ferrovie e stazioni potessero a colpi di bacchetta magica venire delocalizzate a chilometri di distanza da una città, venendo così meno al loro essere parte integrante di un sistema di trasporto pubblico ramificato, accessibile,comodo. Quello che emerge dal caso Viareggio suona ad ulteriore indiretta conferma della cronica debolezza del sistema infrastrutturale italiano. Vediamo di chiarire. Se la penisola fosse percorsa da una rete capillare di metanodotti dotati di terminali in grado di raggiungere le località più remote verrebbe fortemente contenuta la necessità di movimentare su strada o su ferrovia ingenti quantitativi di gas liquido derivato dal petrolio e destinato al riscaldamento, all’autotrazione e agli usi domestici. Al di là della tragedia che ha messo in ginocchio Viareggio e dolorosamente scosso il Paese, al di là dei lutti, delle sofferenze dei singoli e della famiglie, dei danni materiali difficili da quantificare, l’esito peggiore del disastro che ha avuto per teatro la città- simbolo della Versilia sarebbe quello dell’accentuazione e della strumentalizzazione dell’ostilità di quella parte dell’opinione pubblica che si oppone alla realizzazione dei gassificatori. (da avvenire.it)
La sciagura di Viareggio e le nostre infrastrutture
Davanti alla tragedia che l’altra notte ha sconvolto la città di Viareggio esprimere cordoglio per le vittime e solidarietà per quanti sono stati colpiti negli affetti e nei beni resta il primo elementare dovere di sensibilità civica e di pietas umana. Che il passo successivo debba essere quello di fare luce sulle cause del rogo accertando eventuali responsabilità attive o quanto meno omissive è fuori discussione.Si prospettano tempi lunghi per sapere perché il gpl di quella cisterna maledetta abbia preso fuoco: si indaghi allora con tenacia e diligenza per dare una risposta ad interrogativi che sono di tutto il Paese. Premesso questo, sarebbe un pessimo modo di onorare la memoria di chi nel rogo ha perduto la vita se qualche anima candida, sull’onda di una emozione crescente e incontrollabile, arrivasse ad invocare che i treni cisterna non transitassero più in ambito urbano, come se ferrovie e stazioni potessero a colpi di bacchetta magica venire delocalizzate a chilometri di distanza da una città, venendo così meno al loro essere parte integrante di un sistema di trasporto pubblico ramificato, accessibile,comodo. Quello che emerge dal caso Viareggio suona ad ulteriore indiretta conferma della cronica debolezza del sistema infrastrutturale italiano. Vediamo di chiarire. Se la penisola fosse percorsa da una rete capillare di metanodotti dotati di terminali in grado di raggiungere le località più remote verrebbe fortemente contenuta la necessità di movimentare su strada o su ferrovia ingenti quantitativi di gas liquido derivato dal petrolio e destinato al riscaldamento, all’autotrazione e agli usi domestici. Al di là della tragedia che ha messo in ginocchio Viareggio e dolorosamente scosso il Paese, al di là dei lutti, delle sofferenze dei singoli e della famiglie, dei danni materiali difficili da quantificare, l’esito peggiore del disastro che ha avuto per teatro la città- simbolo della Versilia sarebbe quello dell’accentuazione e della strumentalizzazione dell’ostilità di quella parte dell’opinione pubblica che si oppone alla realizzazione dei gassificatori. (da avvenire.it)