L’ascensore panoramico in vetro e acciaio sale, a strambiombo sulla gola. In cima, con un dislivello di 106 metri dal suolo, appare austero e imponente il Forte di Bard, il più grande monumento delle Alpi occidentali. Con i suoi 14.467 metri quadrati di superficie, 9.000 di tetto e 2.000 di cortili interni, questa roccaforte da record è il simbolo della Valle d’Aosta ed è uno dei 22 castelli - di cui nove perfettamente conservati e aperti al pubblico - da visitare nella Regione, lungo un itinerario che segue gli antichi sentieri dei cavalieri, correndo parallelo al corso della Dora Baltea.
La storia della valle, da sempre avamposto strategico d’Italia, contesa da eserciti e soldati, è ancora scritta in queste rocche, fortezze e manieri. L’on the road valdostano parte da Pont-Saint-Martin e in pochi chilometri, sulla SS 26, arriva a Bard. Una storia di gloria, miseria e rinascita quella del celebre Forte ottocentesco. Scenario nei secoli di affascinanti battaglie, fu prima raso al suolo dalle truppe napoleoniche, poi ricostruito e lasciato cadere in rovina. Dopo anni di lavori, la roccaforte da baluardo militare si è trasformata in sede espositiva: 3000 metri di Museo delle Alpi accompagnano i visitatori in un suggestivo viaggio virtuale nell’universo alpino, tra installazioni artistiche, giochi multimediali e proiezioni no stop. E dopo il museo, sosta alla caffetteria - dal design molto minimal e poco montano - nella vecchia polveriera del Forte, progettata da Vico Magistretti.
Da Bard si fa una deviazione imboccando la SR 44 verso Gressoney-St-Jean per una visita al Castello Savoia, dimora cara alla Regina Margherita. Tutt’altra atmosfera si respira in questo maniero da favola color grigio perla dove la regina trascorreva l’estate. Oltre alla visita agli appartamenti reali, da giugno a settembre è aperto al pubblico anche il Giardino Botanico che fa parte del piccolo circuito di giardini d’alta quota della valle - insieme al Saussurea di Courmayer, lo Chanousia del Piccolo San Bernardo e il Paradisia di Cogne -. Ritornando sulla statale verso Aosta, nove chilometri dopo Bard, arroccato su una collina, s’incontra il maniero di Verrès, fiero esempio di architettura militare.
Ma è sul lato opposto della Dora, a soli due chilometri di distanza, che svetta uno dei più bei castelli valdostani, il Castello di Issogne. Il priore George Challant sapeva il fatto suo quando nel 1480 lo fece costruire: esterno sobrio, quasi anonimo, perché i grandi tesori sono custoditi all’interno, dai camini ai soffitti a cassettoni, dalle preziose finiture agli affreschi nei saloni (tel. 0125.92.93.73). È invece un viale di tigli quello che porta, dopo tornanti e curve, al Passerin d’Entrèves di Chatillon. Non si visita il castello, ancora abitato, ma si passeggia per i 45.000 metri quadrati del parco, tra faggi e tigli pluricentenari da abbracciare per assorbirne l’energia, come suggerisce la terapia australiana del Tree hugging, molto diffusa in Valle d’Aosta.
Tra Chambave e Nus, ancora in direzione Aosta, svettano le mura merlate del castello più visitato della regione, il maniero di Fénis. Non si contano più le volte in cui fu ricostruito e riconverito da castello a casa colonica, ma il risultato resta di grande fascino. (da corriere.it)