L’apertura dei lavori sinodali nella Basilica vaticana ha occupato anche il pensiero rivolto da Benedetto XVI alle molte migliaia di persone radunatesi a mezzogiorno in Piazza San Pietro per la preghiera dell’Angelus. Ma a commuovere la folla sono state soprattutto le parole di cordoglio del Papa per le vittime e gli scampati ai numerosi disastri naturali, che a più riprese nei giorni scorsi hanno colpito vaste zone dell’Asia, oltre alla tragedia consumatasi in Sicilia nell’area di Messina. Parole concluse da un appello alla distensione in Guinea, teatro di sanguinosi scontri interni.I confini geografici si dissolvono davanti ai volti in lacrime di chi è appena scampato a immani castatrofi come quelle che nelle ultime settimane hanno disseminato di lutti e di distruzione interi quadranti del pianeta, a cadenza drammaticamente serrata come quasi mai avvenuto nella storia. Ed è dunque con un unico, addolorato abbraccio di solidarietà e preghiera che Benedetto XVI ha dedicato le parole successive alla recita dell’Angelus alle vittime che dal Pacifico al sudest asiatico alla zona siciliana di Messina hanno perso la vita in “violente calamità naturali”:“Lo tsunami nelle Isole Samoa e Tonga; il tifone nelle Filippine, che successivamente ha riguardato anche Vietnam, Laos e Cambogia; il devastante terremoto in Indonesia. Queste catastrofi hanno causato gravi perdite in vite umane, numerosi dispersi e senzatetto e ingenti danni materiali. Penso, inoltre, a quanti soffrono a causa delle inondazioni in Sicilia, specialmente nella zona di Messina. Invito tutti ad unirsi a me nella preghiera per le vittime e i loro cari. Sono spiritualmente vicino agli sfollati e a tutte le persone provate, implorando da Dio sollievo nella loro pena. Faccio appello perché non manchi a questi fratelli e sorelle la nostra solidarietà e il sostegno della Comunità internazionale”.In precedenza, Benedetto XVI aveva spiegato alle persone in Piazza S. Pietro l’importanza della cerimonia conclusa poco prima nella Basilica vaticana. Il Sinodo, ha detto, “costituisce sempre un’intensa esperienza ecclesiale” e quello appena inaugurato dei vescovi dell’Africa è importante perché, ha sottolineato, riguarda un continente di quasi un miliardo di persone, di “straordinaria ricchezza umana”, che registra il più alto tasso di natalità al mondo mentre resta purtroppo segnato da povertà e “pesanti ingiustizie”. Ma il Pontefice ha voluto anche spiegare alla gente in cosa differisca una riunione sinodale da qualsiasi altro tipo di convocazione:“E’ importante sottolineare che non si tratta di un convegno di studio, né di un’assemblea programmatica. Si ascoltano relazioni ed interventi in aula, ci si confronta nei gruppi, ma tutti sappiamo bene che i protagonisti non siamo noi: è il Signore, il Suo Santo Spirito, che guida la Chiesa. La cosa più importante, per tutti, è ascoltare: ascoltarsi gli uni con gli altri e, tutti quanti, ascoltare ciò che il Signore vuole dirci. Per questo, il Sinodo si svolge in un clima di fede e di preghiera, in religiosa obbedienza alla Parola di Dio”.E dell’Africa, dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha pure ricordato i conflitti che, attualmente, ha constatato, “mettono a rischio la pace e la sicurezza” dei popoli del continente:“In questi giorni ho seguito con apprensione i gravi episodi di violenza che hanno scosso la popolazione della Guinea. Esprimo le mie condoglianze alle famiglie delle vittime, invito le parti al dialogo, alla riconciliazione e sono certo che non si risparmieranno gli sforzi per raggiungere un'equa e giusta soluzione”.(da radiovaticana.org-alessandro de carolis)
La solidarieta'del papa per le vittime dei disastri naturali in asia,nel pacifico e nel messinese
L’apertura dei lavori sinodali nella Basilica vaticana ha occupato anche il pensiero rivolto da Benedetto XVI alle molte migliaia di persone radunatesi a mezzogiorno in Piazza San Pietro per la preghiera dell’Angelus. Ma a commuovere la folla sono state soprattutto le parole di cordoglio del Papa per le vittime e gli scampati ai numerosi disastri naturali, che a più riprese nei giorni scorsi hanno colpito vaste zone dell’Asia, oltre alla tragedia consumatasi in Sicilia nell’area di Messina. Parole concluse da un appello alla distensione in Guinea, teatro di sanguinosi scontri interni.I confini geografici si dissolvono davanti ai volti in lacrime di chi è appena scampato a immani castatrofi come quelle che nelle ultime settimane hanno disseminato di lutti e di distruzione interi quadranti del pianeta, a cadenza drammaticamente serrata come quasi mai avvenuto nella storia. Ed è dunque con un unico, addolorato abbraccio di solidarietà e preghiera che Benedetto XVI ha dedicato le parole successive alla recita dell’Angelus alle vittime che dal Pacifico al sudest asiatico alla zona siciliana di Messina hanno perso la vita in “violente calamità naturali”:“Lo tsunami nelle Isole Samoa e Tonga; il tifone nelle Filippine, che successivamente ha riguardato anche Vietnam, Laos e Cambogia; il devastante terremoto in Indonesia. Queste catastrofi hanno causato gravi perdite in vite umane, numerosi dispersi e senzatetto e ingenti danni materiali. Penso, inoltre, a quanti soffrono a causa delle inondazioni in Sicilia, specialmente nella zona di Messina. Invito tutti ad unirsi a me nella preghiera per le vittime e i loro cari. Sono spiritualmente vicino agli sfollati e a tutte le persone provate, implorando da Dio sollievo nella loro pena. Faccio appello perché non manchi a questi fratelli e sorelle la nostra solidarietà e il sostegno della Comunità internazionale”.In precedenza, Benedetto XVI aveva spiegato alle persone in Piazza S. Pietro l’importanza della cerimonia conclusa poco prima nella Basilica vaticana. Il Sinodo, ha detto, “costituisce sempre un’intensa esperienza ecclesiale” e quello appena inaugurato dei vescovi dell’Africa è importante perché, ha sottolineato, riguarda un continente di quasi un miliardo di persone, di “straordinaria ricchezza umana”, che registra il più alto tasso di natalità al mondo mentre resta purtroppo segnato da povertà e “pesanti ingiustizie”. Ma il Pontefice ha voluto anche spiegare alla gente in cosa differisca una riunione sinodale da qualsiasi altro tipo di convocazione:“E’ importante sottolineare che non si tratta di un convegno di studio, né di un’assemblea programmatica. Si ascoltano relazioni ed interventi in aula, ci si confronta nei gruppi, ma tutti sappiamo bene che i protagonisti non siamo noi: è il Signore, il Suo Santo Spirito, che guida la Chiesa. La cosa più importante, per tutti, è ascoltare: ascoltarsi gli uni con gli altri e, tutti quanti, ascoltare ciò che il Signore vuole dirci. Per questo, il Sinodo si svolge in un clima di fede e di preghiera, in religiosa obbedienza alla Parola di Dio”.E dell’Africa, dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha pure ricordato i conflitti che, attualmente, ha constatato, “mettono a rischio la pace e la sicurezza” dei popoli del continente:“In questi giorni ho seguito con apprensione i gravi episodi di violenza che hanno scosso la popolazione della Guinea. Esprimo le mie condoglianze alle famiglie delle vittime, invito le parti al dialogo, alla riconciliazione e sono certo che non si risparmieranno gli sforzi per raggiungere un'equa e giusta soluzione”.(da radiovaticana.org-alessandro de carolis)