“Nessuno ha mai visto Dio, però se ci amiamo gli uni gli altri allora Lo rendiamo visibile, perché Dio è Amore”. Lo ha ribadito l’arcivescovo di Monreale, monsignor Salvatore Di Cristina, al raduno regionale del Movimento Pro Sanctitate, svoltosi domenica 18 ottobre, presso l’Istituto Oasi Cristo Re di Caltanissetta, per celebrare il 15° anniversario della scomparsa del fondatore, il Servo di Dio Guglielmo Giaquinta, vescovo di Tivoli, originario di Noto, apostolo della universale chiamata alla santità. “Santità, profezia e impegno di vita”, questa la tematica del raduno regionale, aperto da Loretta Angelini – direttrice nazionale del Movimento - e condotto dal relatore arcivescovo di Monreale, nonché consulente nazionale del Movimento, al quale hanno partecipato più di 500 rappresentanti dei centri operativi provenienti dalle varie diocesi della Sicilia (Agrigento, Catania, Nicosia, Caltanissetta, Piazza Armerina, Palermo, Noto, Siracusa). Incardinato sulla teologia dell’Amore, l’intervento del relatore ha evidenziato che la misura dell’uomo è l’Amore e che la soluzione radicale dei mali del mondo sta nel volgere lo sguardo al Dio-Amore. Non di amore solipsistico però si tratta – ha detto – ma di un amore coinvolgente che, travasato in noi, ci rende consapevoli della reciproca fraternità. La fraternità, infatti, è l’unica speranza per un futuro nuovo dell’Umanità, e dalla sua attuazione dipende la salvezza del mondo, proprio perché la misura dell’uomo più che la giustizia è l’amore. La cultura della reciprocità, del rispetto della persona sono alimentate dalla consapevolezza della fraternità, che apre le vie del dialogo, rendendo possibile un rinnovamento sociale senza dovere ricorrere a rivoluzioni violente o ad azioni estreme alimentate da persistenti fondamentalismi, ma seguendo la via dell’amore. È la via additata dal magistero di Giovanni Paolo II, dopo quello di Paolo VI, che ha inculcato come ideale cristiano “la civiltà dell’Amore e della Pace”, ricordando all’uomo, spesso prigioniero delle ideologie, quei valori che hanno la loro fondazione creativa e redentrice nel Cristo: Santità in persona. “Non si tratta di fare grandi cose: la santità ci chiama a scendere dentro il nostro cuore, là dove decidiamo se avere o essere, perché la santità è la nostra libertà fatta servizio, questa è la parola segreta della santità”, così ha concluso monsignor Mario Russotto, vescovo di Caltanissetta, nell’omelia della Celebrazione Eucaristica. Nel pomeriggio il raduno ha dato spazio a momenti di giochi e fraternità e alle testimonianze di alcuni membri che con la loro vita – di consacrati, giovani, coniugi, di persone attraversate dal mistero del dolore – tentano ogni giorno di essere risposta concreta alla chiamata di Dio che desidera che tutti i suoi figli siano santi.
Raduno 18 ottobre 2009 - Articolo pubblicato su prospettive
“Nessuno ha mai visto Dio, però se ci amiamo gli uni gli altri allora Lo rendiamo visibile, perché Dio è Amore”. Lo ha ribadito l’arcivescovo di Monreale, monsignor Salvatore Di Cristina, al raduno regionale del Movimento Pro Sanctitate, svoltosi domenica 18 ottobre, presso l’Istituto Oasi Cristo Re di Caltanissetta, per celebrare il 15° anniversario della scomparsa del fondatore, il Servo di Dio Guglielmo Giaquinta, vescovo di Tivoli, originario di Noto, apostolo della universale chiamata alla santità. “Santità, profezia e impegno di vita”, questa la tematica del raduno regionale, aperto da Loretta Angelini – direttrice nazionale del Movimento - e condotto dal relatore arcivescovo di Monreale, nonché consulente nazionale del Movimento, al quale hanno partecipato più di 500 rappresentanti dei centri operativi provenienti dalle varie diocesi della Sicilia (Agrigento, Catania, Nicosia, Caltanissetta, Piazza Armerina, Palermo, Noto, Siracusa). Incardinato sulla teologia dell’Amore, l’intervento del relatore ha evidenziato che la misura dell’uomo è l’Amore e che la soluzione radicale dei mali del mondo sta nel volgere lo sguardo al Dio-Amore. Non di amore solipsistico però si tratta – ha detto – ma di un amore coinvolgente che, travasato in noi, ci rende consapevoli della reciproca fraternità. La fraternità, infatti, è l’unica speranza per un futuro nuovo dell’Umanità, e dalla sua attuazione dipende la salvezza del mondo, proprio perché la misura dell’uomo più che la giustizia è l’amore. La cultura della reciprocità, del rispetto della persona sono alimentate dalla consapevolezza della fraternità, che apre le vie del dialogo, rendendo possibile un rinnovamento sociale senza dovere ricorrere a rivoluzioni violente o ad azioni estreme alimentate da persistenti fondamentalismi, ma seguendo la via dell’amore. È la via additata dal magistero di Giovanni Paolo II, dopo quello di Paolo VI, che ha inculcato come ideale cristiano “la civiltà dell’Amore e della Pace”, ricordando all’uomo, spesso prigioniero delle ideologie, quei valori che hanno la loro fondazione creativa e redentrice nel Cristo: Santità in persona. “Non si tratta di fare grandi cose: la santità ci chiama a scendere dentro il nostro cuore, là dove decidiamo se avere o essere, perché la santità è la nostra libertà fatta servizio, questa è la parola segreta della santità”, così ha concluso monsignor Mario Russotto, vescovo di Caltanissetta, nell’omelia della Celebrazione Eucaristica. Nel pomeriggio il raduno ha dato spazio a momenti di giochi e fraternità e alle testimonianze di alcuni membri che con la loro vita – di consacrati, giovani, coniugi, di persone attraversate dal mistero del dolore – tentano ogni giorno di essere risposta concreta alla chiamata di Dio che desidera che tutti i suoi figli siano santi.