Creato da fra873 il 19/01/2008

RHO CRISTIANA

UN CONFRONTO SUI PROBLEMI DELLA VITA

 

PERCHE' L'UOMO NECESSITA DI UN SALVATORE

Post n°647 pubblicato il 29 Ottobre 2015 da fra873

 

Un visitatore MI scrive: «Sono entrato per caso sul profilo ed ho notato che non v'è pagina che non parli del "bisogno di un Salvatore". Ma perché ritieni che l'uomo abbia bisogno di un Salvatore?»

Non v'è risposta più bella di quella fornita dall'Apostolo Paolo che nella lettera ai cristiani di Roma scrive: Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. Or la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi.

Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; «Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il Suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall'ira». Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio Suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione. Perciò, come per mezzo di un solo uomo (Adamo) il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato.

Poiché, fino alla legge, il peccato era nel mondo, ma il peccato non è imputato quando non c'è legge. Eppure, la morte regnò, da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di Colui che doveva venire. Però, la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo (Adamo), molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti.

Riguardo al dono non avviene quello che è avvenuto nel caso dell'uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna, mentre il dono diventa giustificazione dopo molte trasgressioni. Infatti, se per la trasgressione di uno solo (Adamo) la morte ha regnato a causa di quell'uno, tanto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo. Dunque, come con una sola trasgressione (quella di Adamo) la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia (quello compiuto da Gesù), la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo (Adamo) i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo (Gesu'), i molti saranno costituiti giusti.

La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore (Rif. Epistola ai Romani Capitolo 5).

Ecco perché gli evangelici come cristiani (cioè seguaci di CRISTO GESU') credono fermamente nella necessità di un Salvatore e precisano sempre che al di fuori di Gesù non v'è salvezza infatti sta scritto: «Non v'è sotto il cielo nessuno altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi possiamo essere salvati» (Rif. Atti degli Apostoli Cap.4 verso12). Non c'è bisogno di alcun altro che faccia da mediatore (Rif. Prima Epistola a Timoteo Cap.4 verso 5) o da avvocato (Rif. Prima Epistola di Giovanni Cap.2 verso 1) tra Dio e gli uomini.

Per salvarsi dalla barriera del peccato, diverse religioni propongono all'uomo varie soluzioni: digiuni, pellegrinaggi, sofferenze o altre opere meritorie. Ma questa è la nevrosi di una falsa salvezza che cresce sul terreno delle illusioni umane. Tutti i sistemi umani dicono: «Tu devi fare». Tutti impongono all'uomo obblighi e sforzi impossibili da realizzare. Abbiamo letto prima (dalla Parola di Dio) che Cristo è invece venuto ad annunciare qualcosa di assolutamente diverso, un'autentica buona notizia: «Tu non devi meritarti nulla, "IO" ho compiuto tutto. Tu non devi salvarti, "IO" ti ho salvato. Tu non devi giungere ad un certo livello di giustizia, "IO" sono la tua giustizia. Tu non devi espiare i tuoi peccati, "IO" li ho espiati sulla croce». Ecco la soluzione: Gesù! Egli quest'oggi desidera essere il tuo personale Salvatore.

 
 
 

HALLOWEEN? NO, NOI NON SIAMO TRISTI!!!

Post n°646 pubblicato il 28 Ottobre 2015 da fra873

1.  LE ORIGINI: Molti pensano che Halloween abbia avuto origine con la festa di Ognissanti, ma ciò non è vero. Ognissanti, che ha avuto origine nella chiesa cattolica, veniva inizialmente celebrata a maggio. Nell’anno 834, venne spostata a ottobre, al fine di sovrapporla a un’altra festa, di origine celtica, che aveva luogo l’ultimo giorno di quel mese.

     Per gli antichi Celti l’anno solare iniziava con l’inverno, il 1° novembre, e la fine dell’estate era considerata un evento infausto (principalmente perché si viveva di agricoltura). Quindi il 31 ottobre, ultimo giorno d’estate, era dedicato a una divinità terribile, Samhain, il dio dei morti. Il fatto che questi fosse il dio dei morti non è casuale. Infatti, gli antichi Celti credevano che il regno dei defunti fosse separato da quello dei viventi, e si trovasse in una condizione di spazio e tempo differente. La notte di passaggio tra 31 ottobre e 1° novembre costituiva un momento di transizione non appartenente né all’anno appena terminato, né a quello entrante, ed era dunque il momento ideale per una momentanea congiunzione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. In quella notte, dunque, gli spiriti potevano tornare sulla terra, per creare scompiglio e tormentare i viventi. Onde evitare tale problema, i viventi mettevano in atto una serie di rituali di tipo apotropaico, ossia che avevano il fine magico di tenere lontano l’influsso degli spiriti e ogni influenza maligna. Tra questi, c’era l’usanza di offrire cibi, dolci e regali di vario tipo, che venivano portati in offerta e bruciati nelle piazze come sacrificio per placare gli spiriti e impedire loro di nuocere ai viventi. Spesso si sacrificavano anche animali.

     C’è da notare che, oggigiorno, a Halloween i bambini si travestono da mostri e fantasmi, personificando gli spiriti dei defunti, e vanno a chiedere il «dolcetto o scherzetto», come rievocazione della pratica antica di propiziazione degli spiriti.

     Inoltre è attestato che, la notte di Samhain, i Celti d’Irlanda avessero l’abitudine di travestirsi, indossando pelli e ossa di animali. Il motivo esatto non è certo. Probabilmente i travestimenti erano un’usanza legata al falò collettivo, in cui si bruciavano le offerte agli spiriti (si faceva una sorta di festino), oppure addirittura potevano avere anch’essi valore apotropaico, ossia di allontanamento magico delle influenze maligne.

     Il fatto che Halloween si sia inserito nel calendario della religiosità «cristiana» occidentale, è dovuto al fatto che la mentalità degli antichi pagani, che furono «cristianizzati», era molto flessibile in materia di culti religiosi stranieri.

     Quando fu promulgato l’editto di Costantino, si stabilì che il cristianesimo fosse «accettato» come religione, e i rituali a esso connessi furono imposti alla cittadinanza. Le persone di tradizione pagana, compreso Costantino (313 d.C.), adottarono i rituali cristiani, limitandosi ad aggiungerli ai propri. Nei secoli successivi, con la crescita del potere della chiesa di Roma, le pratiche di tradizione pagana vennero viste sempre più di malocchio. Quando si tentò di abolire alcune festività, tra cui quella del 31 ottobre, la reazione negativa del popolo portò lo Stato a optare per una soluzione molto diversa, ossia cambiare nome alla festa, che fu chiamata appunto Halloween, cioè «vigilia di tutti i santi» (dall’inglese antico) e porre, di conseguenza, il giorno di tutti i santi al 1° novembre. Ci si limitò a dire che nel giorno di Halloween si pregasse per i morti anziché a «altri dèi». E così avvenne quello, che viene chiamato «processo di cristianizzazione». In verità, Halloween è sempre rimasta una festa «religiosa», ma non è mai stata «cristiana». Ma quante, delle feste sul nostro calendario, sono realmente cristiane?

     Come già accennato, il nome di Halloween deriva dall’inglese antico: il 1° novembre, giorno di tutti i santi, è chiamato in inglese All Saints’ Day, e la sera del giorno precedente, cioè la «vigilia di tutti i santi», è chiamata All Hallows Eve (hallows = santi; eve = sera, vigilia), abbreviato poi in Halloween.

 
 
 

LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

Post n°645 pubblicato il 26 Ottobre 2015 da fra873

 

Sono tante le persone che conosciamo nella nostra vita; con molte di esse allacciamo dei legami profondi d’affetto e d’amicizia e quando queste, per ragioni diverse, vengono a mancare, producono in noi la consapevolezza di aver lasciato non solo una persona, ma l’insostituibile compagno di una vita, l’ineguagliabile gioia di un figlio, l’impareggiabile tenerezza di un genitore, l’incomparabile stima di un amico.

Spesso anche quelli che non abbiamo amato abbastanza o che non ci hanno amato vengono rivalutati perché non ci sono più. Si dice sovente che quando muore qualcuno dei nostri cari c’è qualcosa che muore anche dentro di noi; forse è per questo che molti nei primi giorni di Novembre si recano nei cimiteri.

Sarebbe giusto però riflettere e farci alcune domande: perché moriamo? Cosa c’è dopo la morte? Rivedremo i nostri cari? Cosa possono fare e nostri morti per noi? E noi per loro? A questo e ad altre domande la Bibbia dà risposte sicure.

Gesù afferma: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in Me, anche se muore, vivrà e chiunque vive e crede in Me, non morirà mai” (Giovanni 11:25)

Solo un atto di fede personale può trasformare queste parole di Gesù in una profonda certezza per colui che crede e le parole di Gesù sono degne di fede in quanto Lui solo è risuscitato e ha manifestato la Sua vittoria sulla morte.

Quelli che sono morti non possono pare niente per te, nemmeno tu per loro. Nella Bibbia infatti, non si trova alcun versetto che preveda l’uso di preghiere o di messe per fare beneficiare il defunto di una promozione verso il paradiso e qualcosa del genere. Anzi, Dio dice “Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi?” (Isaia 8:19)

La prima morte è quella attraverso la quale gli uomini lasciano questa terra. La seconda morte è quella che colpirà chi non si sarà pentito dei propri peccati. Questa morte seconda, che accadrà  nel giorno del giudizio finale, non è altro che l’inferno stesso, ossia “Lo stagno di fuoco” (Apocalisse 20:14) Ora nello stagno di fuoco, lungi dall’essere annientato, le anime sono  tormentate giorno e notte nei secoli dei secoli (Apocalisse 14:10 – 20:10)

Dio non desidera la morte del peccatore, ma la sua salvezza eterna.

Gesù nel vangelo afferma “Chi ascolta la Mia Parola e crede a Colui che Mi  ha mandato, ha la vita eterna e non viene in giudizio ma è passato dalla morte alla vita” (Giovanni 5:24)

Rispondere a questo invito ed avvicinarsi a Cristo con profondo ed autentico atto di fede o rifiutare il Suo invito, determinerà il mio e tuo futuro eterno.

Dio dice:

“Io provo forse piacere se l’empio muore?”….Non ne provo piuttosto quando egli si converte dalle sue vie e si converte?....Tornate, convertitevi da tutte le vostre trasgressioni….convertitevi dunque e vivrete” (Deuteronomio 18:23-32)

Se sei una persona che realmente vuole avere delle certezza per quanto riguarda l’aldilà inizia a leggere il vangelo di Giovanni, in esso Dio parlerà molto chiaro.  Non esitare a pregare con parole semplici chiedendo perdono a Dio per tutti i tuoi peccati credendo che Gesù ha pagato il prezzo perché tu possa avere la certezza del perdono.

Metti tutta la tua fiducia nel Signore Gesù e accettalo come tuo personale e unico Salvatore “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”

 

 


 
 
 

CAMPIONI DEL MONDO

Post n°644 pubblicato il 26 Ottobre 2015 da fra873

"Ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo delSignore nostro Gesù Cristo". (1Corinti 15:57) "Fatevi animo Io ho vinto il mondo". (Giovanni 16:33)

CAMPIONI DEL MONDO

Ogni domenica le squadre di calcio si dispongono nel campo. Ogni allenatore schiera i calciatori più in forza e ogni squadra gioca per vincere. Il tifoso che assiste, vive quei 90 minuti con la stessa emozione e trepidazione dei calciatori nel campo. Nell'ottantadue quando l'Italia fu campione del mondo, anch'io, che non amo molto il calcio e tutto il business che c'è attorno, fui tra quelli che a fine partita, cominciò a gridare "Abbiamo vinto .Abbiamo vinto - siamo noi i campioni"!. Che cosa avevo fatto io e che contributo avevamo portato noi tutti tifosi italiani nell'esito della partita? Assolutamente niente, eravamo solo restati a guardare. Eppure, la vittoria della squadra che ci rappresentava, aveva qualificato tutti noi ad essere campioni. Allo stesso modo, anche noi, come quei giocatori che riportarono la vittoria per il loro paese che rappresentavano, siamo vittoriosi per la vittoria che Cristo ha riportato per tutti noi sulla croce (Romani 8:37).
Grazie siano rese a Dio che sempre ci conduce in trionfo in Cristo. (2 Corinzi 2:14)
Quei calciatori, che nel duemilasei si fecero onore sia per loro sia per il Paese che rappresentavano, l'Italia, nel diventare campioni del mondo, fecero divenire campioni anche tutti gli italiani. Se questa realtà è vera nel calcio, perché ti meravigli se ti dico che io credo verace e accetto per me e per la mia salvezza, ciò che è scritto nella Bibbia, ovvero che per la fede, nella morte e nella resurrezione di Gesù ho l'accesso a questa grazia, sono cioè perdonata e riconciliata con Dio? Gesù solo è morto sulla croce, trionfando sulla morte, Lui solo è risuscitato ed è tornato in gloria alla destra del Padre. Tutto ciò che mi rimane da fare è di partecipare alla Sua vittoria mediante la fede. Lui rappresentava me sulla croce, come quegli undici calciatori rappresentavano l'Italia nel campo. Lui ha vinto sulla croce, dunque anch'io ho vinto. Loro hanno vinto nel campo dunque anch'io per quell'anno sono stata campione del mondo. Ora per la vittoria di Cristo anch'io sono vincitore (Apocalisse 21:7).

 
 
 

OTRI NUOVI

Post n°643 pubblicato il 26 Ottobre 2015 da fra873

"...ma si mette il vino nuovo in otri nuovi e l'uno e gli altri si conserveranno..." (Matteo 9:14-17)

OTRI NUOVI

Ho cercato di capire a fondo questa parabola di Gesù ed ora non è più un mistero, ma una verità semplice e fondamentale per la vita cristiana. L'esempio portato da Gesù mirava a far capire agli astanti, religiosi o meno, di non mescolare il vecchio con il nuovo, che Gesù annunziava e trasmetteva ai suoi discepoli. Quel che vedo è che Egli non voleva incoraggiare assolutamente la vecchia religiosità con la nuova dottrina insegnata da Gesù. I discepoli di Gesù non potevano ritornare o mescolare il presente col passato. Erano stati rinnovati? Dovevano essere ripieni di "vino nuovo". Dio non potrà mai mettere il Suo "Santo Spirito" in uomini non aperti alla sua volontà; d'altronde non Lo potrebbero sopportare. Dio non metterà "vino nuovo" in otri vecchi a meno che siano tra.sformati da Lui con la sua grazia, altrimenti tutto sarebbe perduto. Voglio incoraggiare ciascun di voi ad essere "nuovi otri", cuori rinnovati, affinché Egli possa versare una pienezza di "Nuovo Vino" in voi perché la grazia di Dio sia preservata e possa usarsi di Voi affinché anche altri ne possano beneficiare.

 

 
 
 

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