Romanzo scientifico

La Musica Universale (di EdMax)


4. Scienze matematiche, fisiche e… musicali  «Visto con il freddo occhio del fisico, un evento musicale è solo una raccolta di suoni di varia altezza, durata e altre qualità misurabili. Ma la fisica non spiega il perché i suoni diventano simboli per qualcosa che va al di là del puro suono, qualcosa che induce a ridere o a piangere, che commuove o lascia indifferenti». Questo passo è tratto dal libro La mente musicale – Psicologia cognitivista della musica, di John A. Sloboda (Il Mulino 1988, p. 24). Sembrerebbe quindi che lo scienziato non si spinga oltre le leggi dettate dalla fisica acustica; anzi, che non provi quasi alcuna emozione nei confronti della musica. Sicuramente non è così: l’esperienza musicale è riproducibile nell’uomo esattamente come un rigoroso esperimento scientifico, non attraverso gli strumenti scientifici, ma per mezzo della percezione che l’uomo, scienziato o no, possiede di essa. Anche Keplero era uno scienziato, e quando giunse alle sue tre leggi sul moto dei pianeti, che avrebbero sconvolto e rivalutato le concezioni scientifico-religiose precedentemente affermatesi, descrisse le sue esperienze in un libro dal titolo Harmonice mundi (L’armonia dei mondi), di cui ci siamo occupati. Col termine “armonia” si intendeva «l’ordine e la bellezza dei moti planetari, l’esistenza di leggi matematiche atte a spiegare i movimenti planetari, che non dovevano necessariamente avvenire su orbite circolari, il suono roboante del vento solare che si spinge oltre i confini del sistema solare, e l’armonia musicale, l’armonia delle sfere», come scrive Carl Sagan in Cosmo (pag. 63): «Con questa sinfonia di voci l’uomo può suonare attraverso l’eternità del tempo in meno di un’ora e provare in piccola misura diletto di Dio, l’Artista Supremo... liberamente mi abbandono... il dado è gettato, e sto scrivendo il libro, che sarà letto ora o dai posteri, non importa. Esso può attendere un secolo il suo lettore, poiché Dio stesso ha atteso seimila anni un testimone. Nella “Sinfonia della voci” Keplero credeva che le caratteristiche di ogni pianeta corrispondessero alle note musicali: nell’armonia delle sfere le note della Terra dovevano essere fa e mi, poiché indicano la parola latina fames, che ben si presta a rappresentare il suo destino. Nella prospettiva antroposofico-musicale di Steiner, le note musicali sono state spesso considerate microsistemi capaci di esprimere qualcosa di molto più grande rispetto alla loro funzione armonica. A ogni nota è stato designato un metallo, per esempio, e il pianeta corrispondente. Così la nota sol corrisponde al piombo e a Saturno, la nota la all’oro e al Sole, la nota do al ferro e a Marte, etc. Sotto l’azione della musica delle sfere, «la sostanza terrestre cominciava a danzare; sorgevano le sostanze organiche, il protoplasma, si formavano delle masse vischiose di materia organica, paragonabili alle figure sonore di Chladni» (Ernst Florenz Friedrich Chladni, 1756-1827, fisico tedesco e pioniere della scienza acustica, studiò le vibrazioni indotte su lastre metalliche sollecitate da un archetto e cosparse di sabbia asciutta: le vibrazioni così prodotte determinano disegni caratteristici, dette figure di Chladni). Ponendo l’uomo a contatto con il cosmo intero, anche Steiner si è preoccupato di concepire una visione olistica dei fenomeni che interessano l’uomo e la natura. La coscienza che l’uomo porta oggi con sé è molto diversa da quella che aveva in un lontano passato, quando essere uomo significava essere la natura stessa; l’uomo percepiva le cose come se fossero ingredienti di un grande progetto universale. La coscienza degli animali, da un punto di vista scientifico, dovrebbe essere situata in un gradino inferiore rispetto a quello rappresentato dall’uomo nella piramide zoo-evolutiva. Ciò è suffragato anche dalla logica del pensiero umano, secondo la quale un animale proverebbe quelle sensazioni che l’uomo gli attribuisce. Un cane avrebbe bisogno così di quello che il suo padrone ritiene necessario per lui: una ciotola per il cibo e una per l’acqua, uno spazio aperto ove correre, giocare, fare pipì e marcare il territorio, la presenza costante di un essere umano o di un suo simile, ecc., e quando proviamo a chiederci cosa pensa, se ha un Dio in cui credere, qual è il senso della sua esistenza, ci rispondiamo che è un cane, che è superiore a un verme, ma che è sempre un cane, e quindi inferiore all’uomo. Tuttavia, la piramide zoologica costruita dal pensiero scientifico occidentale si riduce a un ammasso di macerie quando parliamo di coscienza; se ci interroghiamo sulla coscienza degli animali dovremo pervenire a una conclusione tutt’altro che antropocentrica, riconoscendo alla coscienza animale un livello né superiore, né inferiore, ma semplicemente diverso da quello della nostra coscienza. Possedere la coscienza di un animale significherebbe così essere consapevoli di appartenere a un Piano cosmico e universale, un progetto nel quale il cane non ha bisogno d’altro che una ciotola per il cibo e una per l’acqua, uno spazio aperto ove correre, giocare, ecc. Ma questa consapevolezza è ancora più marcata man mano ci spostiamo dall’animale fino al regno vegetale. Il movimento fisico, che nell’uomo e negli animali diventa un fattore vitale, nelle piante non ha più senso. È vero che le piante, tuttavia, sono dotate di movimenti, detti tropismi, indotti da fattori ambientali, ma il legame che l’essere vivente stabilisce con la terra ora diventa, attraverso le radici, un legame fisico, concreto. In questa condizione di immobilità, emulata dai pensatori yoga, vive la coscienza della pianta, consapevole di appartenere a un cosmo i cui confini non sono percepibili né dall’uomo, né dagli animali, inconsapevole della grandezza del suo compito di nutrire, come una madre universale, tutti gli esseri viventi sul pianeta. Le scienze naturali, con la comprensione dei meccanismi della fotosisntesi clorofilliana, hanno spiegato l’incommensurabile importanza del regno vegetale. La fotosintesi è marcata da un’universalità assoluta ammessa anche dagli scienziati che ne spiegano il meccanismo. Gli ingredienti fondamentali di questo processo sono le entità più semplici di cui il pianeta Terra può disporre: l’Acqua, l’Anidride carbonica e il Sole (ho volontariamente indicato l‘iniziale maiuscola). L‘Acqua e l‘Anidride carbonica si combinano in presenza della Luce Solare in una reazione endotermica (cioè che richiede energia, fornita dal Sole) i cui prodotti sono rappresentati da sostanza organica, nutrimento di tutti gli organismi viventi, piante comprese, e da ossigeno molecolare, utilizzato nel processo della respirazione. La respirazione, a sua volta, è il processo diametralmente opposto alla fotosintesi: gli organismi viventi utilizzano l‘ossigeno molecolare per bruciare la sostanza organica in una reazione esotermica i cui prodotti sono Acqua, Anidride carbonica ed Energia. La funzione esplicata dalle piante, potremo dire, è tale che esse non hanno più ragione di muoversi. Il loro scopo è quello di nutrire i loro figli eterotrofi, come gli animali e gli uomini. Ma c’è qualcuno che osserva implacabile, senza chiedersi i perché, i come, i quando, piacevolmente insensibile al giorno e alla notte, al caldo e al freddo, all’inanimato, all’animalità, all’anima. È l’immobilità della pietra, della roccia che costituisce il materiale di cui l’intero pianeta è costituito, il substrato su cui la vita si è insediata. Non esistono venti e tempeste capaci di destare la sua immobilità. Risponde solo alla madre Terra quando “starnutisce”, quando vomita fiumi di roccia che poi solidifica materializzandosi nell’immobilità. La coscienza del regno minerale appartiene a una concezione cosmica ancora più dilatata. I ricordi impressi nella memoria della roccia si spingono oltre i confini concepiti dagli organismi viventi. All’interno dei minerali di cui la roccia è costituita, i cristalli registrano minuziosamente gli eventi che hanno fatto la storia della Terra e del Sistema Solare. I cristalli di alcune rocce magnetiche (come la magnetite) si dispongono lungo la direzione del Nord magnetico terrestre (che nel passato ha cambiato spesso orientamento, situandosi persino intorno al Sud geografico), registrando gli eventi geomagnetici che si sono verificati nel passato su scala planetaria. D’altra parte, è possibile datare un evento geologico attraverso un processo di datazione radiometrica che sfrutta il decadimento di elementi radioattivi, di elementi cioè che si trasformano, emettendo radiazioni, in altre specie anch’esse radioattive. Il processo di decadimento continua, lentamente, fino all’enucleazione dell’ultimo elemento stabile, non più radioattivo. Così, è stato possibile datare le rocce più antiche della Terra (alcune rocce della Groenlandia): 4-4,5 miliardi di anni è l’età della Terra e degli altri pianeti del sistema solare. Il Sole, ovviamente, è più anziano di almeno mezzo miliardo di anni. La cosmogenesi vuole che l’universo abbia circa 13 miliardi di anni di età e che il Big Bang da cui esso avrebbe avuto origine sia un evento ciclico dettato da successive espansioni e contrazioni del cosmo intero. Se la formazione dell’universo fosse un evento ciclico, esso farebbe parte di una categoria di universali assoluti che non ha eguali fra quelli qui descritti. Non oso spingermi più in là di questa rappresentazione universale assoluta, poiché la mano che dipinge l’universo non è più un universale assoluto, ma è l’assoluto universale. Tuttavia, la cosa più straordinaria è rappresentata dalla capacità dell’uomo di elevarsi a tutti i livelli di coscienza, dall’animalità animale all’immobilità vegetale fino alla staticità delle rocce. Il corpo fisico dell’uomo è privo di qualunque potenzialità, la sua extracorporeità, non più fisica, può spingersi invece fino a diventare l’animale, la pianta, la roccia; e ancora oltre, identificandosi con il cosmo intero. Grazie alla sua percezione, l’uomo sente così il risuonare cosmico; anche lo stesso termine musica, con cui designiamo l’organizzazione dei suoni, perde il suo significato. Tuttavia, la musica è uno dei rari e preziosi strumenti che ci porteranno alla sua stessa negazione, attraverso quel distacco, così osannato tra le filosofie orientali, che permette la compenetrazione con tutte le cose, suoni compresi. Io, d’altro canto, posso soltanto contemplare tutto questo e, per il momento, descriverlo nero su bianco. Un certo risuonare lo percepisco tutte le volte che osservo le stelle, testimoni pazienti degli eventi cosmici. E allora, seguendo il consiglio di Carl Sagan, mi accingo a mangiare una fetta di torta di mele, consapevole di gustare una porzione di universo. Musica e scienze hanno in comune la potenzialità di scatenare nel ricevente forti passioni. La matematica, per esempio, è uno strumento costruito dall’uomo non solo per la rappresentazione della natura e dei suoi fenomeni, ma anche per il soddisfacimento dell’uomo stesso nelle vesti di perenne ricercatore. Non sorprende però il fatto che l’approccio di tipo matematico sia molto simile a quello per la musica, poiché entrambi sono frutto dell’elevato operato intellettuale dell’uomo e del suo desiderio di spingersi oltre i terreni dell’immediatezza. E se la matematica riesce a decifrare l’infinitamente piccolo e l’estremamente grande, la musica li disegna e li designa direttamente con i suoni. Il carattere divino e universale della matematica e della musica si aggiunge agli altri universali assoluti scolpiti nell’universo. Per tale ragione Euclide diceva che non esiste neanche per i re una scorciatoia per apprendere la geometria, lo strumento per decodificare il progetto di Dio, e l’esperienza musicale nell’uomo sarà anch’essa la prova dell’esistenza divina. Il minimo che possiamo fare è mostrarci degnamente umili di fronte a ciò che appare umano e divino nello stesso tempo.EdMax