Tra qualche miliardo di anni... (di EdMax) 1Il nulla. Forse questo è il nulla, non sento nulla, non vedo nulla. Non dico nulla perché sono i miei pensieri che parlano. Freddo, un gelo perenne, la pelle costantemente rizzata e brividi che corrono intermittenti come scosse sismiche di assestamento. Eppure sento che qualcosa sta per accadere. A un tratto un boato. Un tremendo scoppio sta squarciando il nulla e mille luci e colori stanno abbagliando la mia abitudine al buio completo. Altre esplosioni, e altre ancora, spazzato via. Non riesco a resistere al frastuono, lancio un grido, urlo con tutta la forza del mio corpo, mi dimeno, ho le convulsioni, caldo, terribilmente caldo, sto per cedere… Il frastuono si allontana e cerco di aprire appena le palpebre. L’intensità delle luci e dei colori sta diminuendo, fa terribilmente caldo, ma se mi sposto in questa posizione soffro un freddo terribile. Quanto tempo sarà passato? E ora, dove mi trovo? Il nulla ora è visibile, fa molto caldo, il boato si fa sentire, anche se si allontana sempre di più. Dove prima non c’era nulla, anzi dove prima c’era il nulla, adesso vedo luci dappertutto, e oggetti piccoli e grandi sfrecciano in tutte le direzioni collidendo ed esplodendo a contatto con altri oggetti. Nuvole gigantesche di gas si formano e si dissolvono, polvere dappertutto, ancora luci e colori intermittenti, flash. Ho paura. Puntini luminosi mi appaiono davanti, si fanno sempre più vicini finché riesco a inquadrarli: palle roventi gigantesche che si muovono pulsando, tossiscono instabili come se stessero cercando una sistemazione adeguata. Poveri mostri! Moti vorticosi e spiraliformi costringono mille oggetti a ruotare ininterrottamente in mezzo a gas e polveri offuscanti, scariche elettriche e fulmini si sviluppano inesorabili, un ammasso misterioso di oggetti vari prende forma vorticando velocemente su se stesso, una spirale si svolge per assumere un aspetto ora ovoidale, ora sferico, ora irregolarmente spigoloso, s’intravede una sottile linea di demarcazione che delimita un altro povero mostro, una gigantesca padella in cui il contenuto bolle e bolle e bolle, con bolle che fuoriescono e bolle che vi entrano, trascinando tutto ciò che si trova lì, per caso o per necessità. E osservo, curiosità e paura, meraviglia e sgomento, effimeri istanti di gioia alternati a solidi stati paranoici, osservo l’avvicendarsi delle forme, delle dimensioni, delle luci e dei colori. La turbolenza è gialla, arancione, rossa, è il fuoco che predomina, che modella gli oggetti, i gas, le polveri. Ma in alcune zone il fuoco si spegne, lasciando oasi bluastre. Qui fa caldo e qui fa freddo, qui è tutto e nulla, qui deve essere il caos primordiale. Sono una particella insignificante, non ho la benché minima identità, mi sento molto reattivo, insofferente e smanioso, ho bisogno di protezione. Forze contrastanti si contendono la mia esistenza. 2Ancora nuvole di gas, ancora polvere e pietre e massi, fino agli stati di aggregazione più estremi. Un tentacolo di una nube di gas si avvicina, l’afferro senza un preciso motivo e mi addenso in violenti moti vorticosi. Un’altra dura prova mi attende, i gas di cui ormai sono permeato spingono verso l’esterno, ma un gancio gravitazionale mi tira verso l’interno costringendomi a un certo equilibrio instabile. Correnti ascensionali di gas mi scaraventano fuori del mio abitacolo. Quando l’effetto di queste correnti svanisce, ricado giù ritrovandomi in oceani di protoni, lasciando alle spalle le nuvole elettroniche amiche.Che caldo! Fa sempre più caldo, e sono schiacciato da un peso insormontabile. Una forza mi schiaccia tra altre particelle, un’altra forza cerca di liberarmi da questa costrizione. Sono privo dei miei elettroni, miliardi e miliardi di particelle repulsive sono costretti a convivere con me e subisco violente collisioni. Mi mancano le forze, sto per svenire, anzi mi sto fondendo, sto perdendo la mia piccola e miracolosa identità.3Un altro protone si avvicina, provo una forte repulsione per lui, ma sono così impacchettato che non riesco ad allontanarmi. Comincio a urlare, non voglio vivere repulsivamente. Due neutroni. I neutroni sono amici. Mi vengono incontro, cala la tensione, sono più sereno. Hanno sacrificato la loro individualità per condensarsi con me e con un altro protone la cui repulsione mi fa meno paura, anzi mi fondo con esso e mi identifico in un nucleo che tra qualche miliardo di anni chiameranno elio, è un buon nome, tutto sommato. Tra una quindicina di miliardi di anni vedrò uno strano abitante di un pianeta lontano che mi utilizzerà per gonfiare alcuni palloncini.Ma che strano! I protoni diminuiscono, e tanti nuclei di elio si addensano accumulando energia. Intanto faccio la conoscenza gradita di positroni e neutrini.Ho ancora molto caldo, malgrado sia più stabile di prima continuo a nutrire una forte tensione. Sono preoccupato, ho bisogno di elettroni, devo neutralizzare la mia reattività. Uno sciame di elettroni mi viene incontro. Alcuni miliardi di anni più tardi mi imbatterò in strani elettroni luccicanti nel buio che gli abitanti di un mondo lontano chiameranno lucciole. Lo sciame si avvicina, è come se fossimo attratti reciprocamente, ora lo vedo nitidamente, un suo braccio mi accarezza dolcemente, mi coccola e mi incoraggia, ora lo sento dappertutto, fa parte di me, sono un atomo neutro ancora non ben identificato e provo un leggero sollievo man mano che si espande il mio spazio.La felicità non esiste. Il caldo è insopportabile. Sono costretto a una migrazione forzata verso un centro inquietante. Tutto il mio corpo ora è sottoposto a forti contrazioni, sono ancora schiacciato da un peso enorme, tra qualche miliardo di anni diverse creature mi chiameranno stella, è un buon nome, tutto sommato, e mi contempleranno, non capisco la ragione ma a quanto pare è una necessità.Ora sono concentrato nel nucleo della mia stella, la contrazione è ormai completa. La superficie invece si espande, e io devo giocarmi tutte le forze per trattenere quel peso. Mi sento pesante, densissimo e caldissimo. Le creature che mi studieranno mi chiameranno gigante rossa, è un buon nome. La mia luminosità è abbagliante. La felicità non esiste. Sto subendo una nuova fusione, è una sofferenza terribile, subisco ancora violente collisioni, questa volta con altri nuclei di elio. I neutroni. I neutroni sono amici. Quattro neutroni partecipano alla mia fusione con altri tre protoni. Ma l’instabilità aumenta, non so più cosa sono diventato, soffro la solitudine, tra qualche miliardo di anni mi etichetteranno come una forma altamente instabile ed effimera di berillo, altri mi chiameranno litio o boro, forse non ha importanza perché sto per morire, il colpo finale, l’ultima visione che mi appare è un semplice nucleo di elio. Un’altra collisione.4Apro gli occhi. Mi sento stranamente bene, ho qualche ammaccatura ma ho ripreso le forze. Ho un’identità potente, mi trovo a mio agio, sono versatile e tollerante, stringo calde amicizie con quasi tutte le sostanze che incontro, condivido i miei elettroni con altri nuclei, osservo le combinazioni che ne possono scaturire, le creature sono fatte di me, e mi studieranno, istituiranno una chimica tutta per me, la chimica del carbonio.Conosco il mio destino, ormai. Mi è sufficiente un altro semplice nucleo di elio, ecco, quello mi è simpatico, si prepara a una lunga rincorsa per collidere con i miei protoni e… zac, centrato: piacere, sono il signor ossigeno. Sono pesante e piazzato e, quando mi combinerò con un altro ossigeno con il mio respiro ossiderò molte sostanze, le brucerò, romperò i legami, trasformerò il complesso in semplice e tra qualche miliardo di anni chiederò ad alcune creature, che si faranno chiamare piante, di permettermi di librarmi attraverso di esse per colonizzare le atmosfere. Verrà il giorno in cui dovranno farmi una statua, si, sono molto orgoglioso, e se mi fanno arrabbiare aumenterò la mia potenza fino a distruggere persino ciò che vive attraverso la mia opera. 5Sono ancora una gigante rossa. Ma sono ormai vecchia, ho rimosso i miei strati più esterni e mi sono chiusa in solitudine. Mi chiameranno nebulosa planetaria, che è un buon nome, tutto sommato. Il nucleo che conservo ancora è tutto quello che mi è rimasto, ma non posso evitare che una parte del carbonio che covo instancabilmente sfugga alla mia attenzione. Sono giovani, hanno bisogno di qualche svago, non posso tenerli sempre chiusi. Và figliolo, e che la grafite sia con te!Il combustibile sta per finire. Venite, fatevi abbracciare, nuclei di carbonio e ossigeno, cristallizzatevi nel mio ventre, fate in modo che mi chiamino nana bianca e ponete un epitaffio a vostra madre. Potete scrivere che si è spenta dolcemente e in maniera rassegnata, oppure chiamatemi supernova, e vi risponderò con la necessità di esplodere, preparando il terreno per successive evoluzioni.Qualche volta non esplodo. Concentro tutte le mie forze sul mio nucleo affinché sopporti il peso della mia superficie. Ora sono un nucleo di carbonio non molto stabile, sta per accadermi qualcosa, e lo stesso avviene quando divento un nucleo di ossigeno. Fa caldo, sembra il caldo dei primi tempi, quando ero un minuscolo protone ambizioso e coraggioso. Devo sbrigarmi, se voglio continuare l’opera di mia madre. Mia madre mi diceva che un giorno alcune creature avrebbero sistemato tutti noi su una tavola, e che da quel momento ci saremmo ritrovati di nuovo tutti assieme. E allora forza, concentriamoci per una nuova fusione. Ci ricorderanno come i creatori del silicio e del magnesio, del neon e dello zolfo, e quando diventerò silicio i miei ventotto protoni incontreranno un altro nucleo di silicio: allora danzeremo insieme, saremo forti come il ferro.EdMax
Tra qualche miliardo di anni - di EdMax (2005)
Tra qualche miliardo di anni... (di EdMax) 1Il nulla. Forse questo è il nulla, non sento nulla, non vedo nulla. Non dico nulla perché sono i miei pensieri che parlano. Freddo, un gelo perenne, la pelle costantemente rizzata e brividi che corrono intermittenti come scosse sismiche di assestamento. Eppure sento che qualcosa sta per accadere. A un tratto un boato. Un tremendo scoppio sta squarciando il nulla e mille luci e colori stanno abbagliando la mia abitudine al buio completo. Altre esplosioni, e altre ancora, spazzato via. Non riesco a resistere al frastuono, lancio un grido, urlo con tutta la forza del mio corpo, mi dimeno, ho le convulsioni, caldo, terribilmente caldo, sto per cedere… Il frastuono si allontana e cerco di aprire appena le palpebre. L’intensità delle luci e dei colori sta diminuendo, fa terribilmente caldo, ma se mi sposto in questa posizione soffro un freddo terribile. Quanto tempo sarà passato? E ora, dove mi trovo? Il nulla ora è visibile, fa molto caldo, il boato si fa sentire, anche se si allontana sempre di più. Dove prima non c’era nulla, anzi dove prima c’era il nulla, adesso vedo luci dappertutto, e oggetti piccoli e grandi sfrecciano in tutte le direzioni collidendo ed esplodendo a contatto con altri oggetti. Nuvole gigantesche di gas si formano e si dissolvono, polvere dappertutto, ancora luci e colori intermittenti, flash. Ho paura. Puntini luminosi mi appaiono davanti, si fanno sempre più vicini finché riesco a inquadrarli: palle roventi gigantesche che si muovono pulsando, tossiscono instabili come se stessero cercando una sistemazione adeguata. Poveri mostri! Moti vorticosi e spiraliformi costringono mille oggetti a ruotare ininterrottamente in mezzo a gas e polveri offuscanti, scariche elettriche e fulmini si sviluppano inesorabili, un ammasso misterioso di oggetti vari prende forma vorticando velocemente su se stesso, una spirale si svolge per assumere un aspetto ora ovoidale, ora sferico, ora irregolarmente spigoloso, s’intravede una sottile linea di demarcazione che delimita un altro povero mostro, una gigantesca padella in cui il contenuto bolle e bolle e bolle, con bolle che fuoriescono e bolle che vi entrano, trascinando tutto ciò che si trova lì, per caso o per necessità. E osservo, curiosità e paura, meraviglia e sgomento, effimeri istanti di gioia alternati a solidi stati paranoici, osservo l’avvicendarsi delle forme, delle dimensioni, delle luci e dei colori. La turbolenza è gialla, arancione, rossa, è il fuoco che predomina, che modella gli oggetti, i gas, le polveri. Ma in alcune zone il fuoco si spegne, lasciando oasi bluastre. Qui fa caldo e qui fa freddo, qui è tutto e nulla, qui deve essere il caos primordiale. Sono una particella insignificante, non ho la benché minima identità, mi sento molto reattivo, insofferente e smanioso, ho bisogno di protezione. Forze contrastanti si contendono la mia esistenza. 2Ancora nuvole di gas, ancora polvere e pietre e massi, fino agli stati di aggregazione più estremi. Un tentacolo di una nube di gas si avvicina, l’afferro senza un preciso motivo e mi addenso in violenti moti vorticosi. Un’altra dura prova mi attende, i gas di cui ormai sono permeato spingono verso l’esterno, ma un gancio gravitazionale mi tira verso l’interno costringendomi a un certo equilibrio instabile. Correnti ascensionali di gas mi scaraventano fuori del mio abitacolo. Quando l’effetto di queste correnti svanisce, ricado giù ritrovandomi in oceani di protoni, lasciando alle spalle le nuvole elettroniche amiche.Che caldo! Fa sempre più caldo, e sono schiacciato da un peso insormontabile. Una forza mi schiaccia tra altre particelle, un’altra forza cerca di liberarmi da questa costrizione. Sono privo dei miei elettroni, miliardi e miliardi di particelle repulsive sono costretti a convivere con me e subisco violente collisioni. Mi mancano le forze, sto per svenire, anzi mi sto fondendo, sto perdendo la mia piccola e miracolosa identità.3Un altro protone si avvicina, provo una forte repulsione per lui, ma sono così impacchettato che non riesco ad allontanarmi. Comincio a urlare, non voglio vivere repulsivamente. Due neutroni. I neutroni sono amici. Mi vengono incontro, cala la tensione, sono più sereno. Hanno sacrificato la loro individualità per condensarsi con me e con un altro protone la cui repulsione mi fa meno paura, anzi mi fondo con esso e mi identifico in un nucleo che tra qualche miliardo di anni chiameranno elio, è un buon nome, tutto sommato. Tra una quindicina di miliardi di anni vedrò uno strano abitante di un pianeta lontano che mi utilizzerà per gonfiare alcuni palloncini.Ma che strano! I protoni diminuiscono, e tanti nuclei di elio si addensano accumulando energia. Intanto faccio la conoscenza gradita di positroni e neutrini.Ho ancora molto caldo, malgrado sia più stabile di prima continuo a nutrire una forte tensione. Sono preoccupato, ho bisogno di elettroni, devo neutralizzare la mia reattività. Uno sciame di elettroni mi viene incontro. Alcuni miliardi di anni più tardi mi imbatterò in strani elettroni luccicanti nel buio che gli abitanti di un mondo lontano chiameranno lucciole. Lo sciame si avvicina, è come se fossimo attratti reciprocamente, ora lo vedo nitidamente, un suo braccio mi accarezza dolcemente, mi coccola e mi incoraggia, ora lo sento dappertutto, fa parte di me, sono un atomo neutro ancora non ben identificato e provo un leggero sollievo man mano che si espande il mio spazio.La felicità non esiste. Il caldo è insopportabile. Sono costretto a una migrazione forzata verso un centro inquietante. Tutto il mio corpo ora è sottoposto a forti contrazioni, sono ancora schiacciato da un peso enorme, tra qualche miliardo di anni diverse creature mi chiameranno stella, è un buon nome, tutto sommato, e mi contempleranno, non capisco la ragione ma a quanto pare è una necessità.Ora sono concentrato nel nucleo della mia stella, la contrazione è ormai completa. La superficie invece si espande, e io devo giocarmi tutte le forze per trattenere quel peso. Mi sento pesante, densissimo e caldissimo. Le creature che mi studieranno mi chiameranno gigante rossa, è un buon nome. La mia luminosità è abbagliante. La felicità non esiste. Sto subendo una nuova fusione, è una sofferenza terribile, subisco ancora violente collisioni, questa volta con altri nuclei di elio. I neutroni. I neutroni sono amici. Quattro neutroni partecipano alla mia fusione con altri tre protoni. Ma l’instabilità aumenta, non so più cosa sono diventato, soffro la solitudine, tra qualche miliardo di anni mi etichetteranno come una forma altamente instabile ed effimera di berillo, altri mi chiameranno litio o boro, forse non ha importanza perché sto per morire, il colpo finale, l’ultima visione che mi appare è un semplice nucleo di elio. Un’altra collisione.4Apro gli occhi. Mi sento stranamente bene, ho qualche ammaccatura ma ho ripreso le forze. Ho un’identità potente, mi trovo a mio agio, sono versatile e tollerante, stringo calde amicizie con quasi tutte le sostanze che incontro, condivido i miei elettroni con altri nuclei, osservo le combinazioni che ne possono scaturire, le creature sono fatte di me, e mi studieranno, istituiranno una chimica tutta per me, la chimica del carbonio.Conosco il mio destino, ormai. Mi è sufficiente un altro semplice nucleo di elio, ecco, quello mi è simpatico, si prepara a una lunga rincorsa per collidere con i miei protoni e… zac, centrato: piacere, sono il signor ossigeno. Sono pesante e piazzato e, quando mi combinerò con un altro ossigeno con il mio respiro ossiderò molte sostanze, le brucerò, romperò i legami, trasformerò il complesso in semplice e tra qualche miliardo di anni chiederò ad alcune creature, che si faranno chiamare piante, di permettermi di librarmi attraverso di esse per colonizzare le atmosfere. Verrà il giorno in cui dovranno farmi una statua, si, sono molto orgoglioso, e se mi fanno arrabbiare aumenterò la mia potenza fino a distruggere persino ciò che vive attraverso la mia opera. 5Sono ancora una gigante rossa. Ma sono ormai vecchia, ho rimosso i miei strati più esterni e mi sono chiusa in solitudine. Mi chiameranno nebulosa planetaria, che è un buon nome, tutto sommato. Il nucleo che conservo ancora è tutto quello che mi è rimasto, ma non posso evitare che una parte del carbonio che covo instancabilmente sfugga alla mia attenzione. Sono giovani, hanno bisogno di qualche svago, non posso tenerli sempre chiusi. Và figliolo, e che la grafite sia con te!Il combustibile sta per finire. Venite, fatevi abbracciare, nuclei di carbonio e ossigeno, cristallizzatevi nel mio ventre, fate in modo che mi chiamino nana bianca e ponete un epitaffio a vostra madre. Potete scrivere che si è spenta dolcemente e in maniera rassegnata, oppure chiamatemi supernova, e vi risponderò con la necessità di esplodere, preparando il terreno per successive evoluzioni.Qualche volta non esplodo. Concentro tutte le mie forze sul mio nucleo affinché sopporti il peso della mia superficie. Ora sono un nucleo di carbonio non molto stabile, sta per accadermi qualcosa, e lo stesso avviene quando divento un nucleo di ossigeno. Fa caldo, sembra il caldo dei primi tempi, quando ero un minuscolo protone ambizioso e coraggioso. Devo sbrigarmi, se voglio continuare l’opera di mia madre. Mia madre mi diceva che un giorno alcune creature avrebbero sistemato tutti noi su una tavola, e che da quel momento ci saremmo ritrovati di nuovo tutti assieme. E allora forza, concentriamoci per una nuova fusione. Ci ricorderanno come i creatori del silicio e del magnesio, del neon e dello zolfo, e quando diventerò silicio i miei ventotto protoni incontreranno un altro nucleo di silicio: allora danzeremo insieme, saremo forti come il ferro.EdMax