Romanzo scientifico

Tra qualche miliardo di anni - di EdMax (2005)


 6Conosco le mie forze. Conosco la contrazione, il caldo e il freddo, la collisione e la fusione, l’attrazione gravitazionale e il calore di contrazione, il decadimento radioattivo, la convezione, so come mantenere la pressione dei miei gas, infondo sicurezza al mio nucleo, interiorizzo l’esperienza dell’instabilità, della paura, della speranza, dell’aggregazione, dell’identità. Ma poi mi imbatto in una sostanza che molte creature chiameranno ferro e allora mi rendo conto di trovarmi all’interno di una stella estremamente grande, e che grazie alla sua grandezza può covare in essa il ferro. Giungo così alla fine, non ho altra scelta, ormai. I sintomi del collasso sono sempre più presenti, diventerò una supernova, esploderò ed espellerò il materiale esterno incombusto. Creerò così un’onda d’urto che scatenerà quelle reazioni che non possono più avvenire nel mio interno, come il bombardamento dei nuclei di ferro con neutroni. Chiameranno oro il risultato di questo processo, i neutroni sono amici, conosceranno il piombo e l’uranio, ammireranno le lente trasformazioni radioattive, mi troveranno qui, là, lassù, quaggiù.Ora mi sento come un gigantesco nucleo atomico. L’ultimo sforzo. Inquinerò e illuminerò lo spazio con i miei residui, imploderò violentemente. Chissà quanti miliardi di anni ancora dovranno trascorrere affinché mi battezzino come stella di neutroni, è un buon nome, tutto sommato. Con il mio campo magnetico riesco a intrappolare gli elettroni, di cui oramai non ne ho più bisogno. Quando ne sentivo la mancanza non riuscivo a catturarli, così è la vita. Per molte creature sarò una pulsar e potranno confidare su di me quando vorranno sapere che ora è. E poi, quando diventerò un buco nero, sarò contemplato da creature che si faranno chiamare artisti, poeti, musicisti. Sarò così denso, piccolo e nero che non potranno vedermi, ma potranno sentirmi, e ingloberò il mio percorso, le mie stelle, la mia luce.Sette, otto, dieci, forse dodici miliardi di anni sono trascorsi da quando udii quel boato. Mi sono spezzettato in miliardi e miliardi di oggetti, mondi, stelle, mi sono organizzato in galassie e ammassi di galassie, ora sottoforma di protoni e neutroni, ora sottoforma di carbonio e ossigeno, qualche volta di litio e di boro. Ho subito implosioni ed esplosioni, ho conosciuto il signor ferro e le sue esigenze energetiche, ho scaraventato piombo, oro e uranio nello spazio, sono stanco, ho bisogno di fermarmi. Raccolgo i ricordi del passato e contemplo ciò che è stato e ciò che è. Mi sono identificato con tutti gli stati di aggregazione della materia, sono stato tutto ciò che tra qualche miliardo di anni verrà scritto, il mio scopo ora è quello di trovare un senso a tutto questo. 7Mi muovo con maestosità e lentezza, sono ignara e consapevole dei mondi che covo, ruoto i miei bracci a spirale in un periodo di tempo che sarà calcolato in duecentocinquanta milioni di anni, tra quattro miliardi e mezzo di anni vedrò minuscole creature col naso all’insù e con gli occhi lucidi che mi chiameranno Via Lattea e mi spediranno i loro pensieri, i loro sogni, le loro speranze, mi chiederanno del loro destino, chi sono, dove sono e cosa faranno, inventeranno la filosofia e la musica, l’arte e la scienza, la religione e la storia, perché così, a quanto dicono, si avvicineranno a me. Ogni tanto mi commuoverò e piangerò, non capisco perché le mie lacrime ghiacciate saranno chiamate comete. Tutto sommato, è un buon nome.Ho circa quattrocento miliardi di stelle d’ogni tipo e dimensione, alcune solitarie, molte con una o più compagne, altre le ho organizzate in ammassi globulari, se volete posso mostrarvi le mie supernove e i miei buchi neri. Ho conferito il colore blu alle stelle giovani e calde, ho tinto di giallo le stelle più comuni e di media età, ho spruzzato di rosso le mie stelle anziane e moribonde e riesco a riconoscere dal colore bianco e nero le piccole stelle il cui destino è ormai segnato. Ho sistemato qua e là corpi planetari in modo che possano comunicare con qualche stella introversa, tra pochi miliardi di anni alcune creature cominceranno a dare un senso a tutto questo, impartiranno i nomi delle loro divinità a pianeti, stelle, nebulose, tra pochi miliardi di anni sentirò un formicolio verso la mia periferia, lungo un remoto braccio a spirale.Modellerò e plasmerò la polvere cosmica, l’aggregherò in particelle, ghiaia, sferoidi e planetesimi, provocherò collisioni fra corpi planetari, accrescerò i corpi, li distribuirò attorno a una nana media che chiameranno Sole, e tra pochissimi miliardi di anni conieranno il termine Sistema Solare. Saranno sassi erranti che girano attorno a una stella e dalla quale vengono illuminati. Verranno chiamati pianeti. Nel corso dell’aggregazione ho attraversato lo stato di pianeta, ma ne ho un ricordo molto vago. Fa freddo in quei luoghi, o fa caldo, è lo stesso, ma non ha molta importanza, quando sei pianeta diventi apatico, non provi alcuna sensazione se non quella di caldo o freddo, e attendi, attendi, attendi che la tua stella ti dia qualche importanza. Rottami come me ce ne sono a miliardi, siamo costretti a pagare il fio della nostra apatia ruotando eternamente attorno a un centro, prigionieri di un tiranno che si fa chiamare stella, le stelle non sono sempre amiche, nessun tentativo di evasione, legati con indistruttibili catene gravitazionali. Ma non sarà sempre così!8Tento un’evasione. Concentro tutte le mie energie e pian piano mi allontano, per quanto mi è possibile, dal tiranno. Benché sia costretto a roteare velocemente, sono ancora pesante, devo liberarmi di questo materiale denso che io stesso ho fabbricato da quando ho intrapreso la via del carbonio, dell’ossigeno e degli elementi pesanti, chiamo a raccolta materiali di aggregazione leggeri, sono ancora troppo distanti. Con uno sforzo sovraplanetario mi avvicino a essi, confidandogli il mio desiderio di evadere, i nuclei di idrogeno e di elio mi ascoltano rattristati e mi circondano con il loro affetto. Ora mi sento più leggero, ma ho una massa gigantesca, riesco a predominare sugli altri rottami vicini, ho una grande macchia rossa che verrà utilizzata tra pochissimi miliardi di anni quando alcune creature calcoleranno il mio periodo di rotazione. Ho costruito una barriera rocciosa con i miei resti silicatici e ferrosi, devo proteggermi dal mio vicino bellicoso che, pensate un po’, si farà chiamare dio della guerra, un altro vicino è così vanitoso che non può fare a meno di esibire il suo sciocco anello, ma io tuonerò, e lancerò i miei dardi meteoritici contro i nemici. Qualche volta sbaglio la mira e becco qualcun altro.Ma ora devo affrontare il più pericoloso dei nemici, la mia massa. E allora mi contraggo e mi contraggo, il mio nucleo sta surriscaldandosi, la temperatura aumenta, sono al limite delle forze, un’ultima contrazione…Pianeta ero e pianeta rimango. Ho fallito, e ora verso lacrime di calore. Il  calore fossile accumulato durante il periodo delle mie contrazioni sprigionerà fino a eguagliare quello del tiranno. Magra consolazione! Finirò i miei giorni incatenato. Peccato, avrebbero potuto definirci un sistema binario di stelle. Ma il Sole non è un tiranno, mi ha comunque nominato capostipite del sistema che prende il mio nome, sono il più grande pianeta del sistema solare e con il mio campo gravitazionale aiuterò alcune creature a esplorare il cosmo. 9Oddio, cosa mi succede? Mi gira la testa, non rispondo dei miei movimenti, mi sembra di avere ai piedi strane calzature alate, sono costretto a ruotare velocemente, non riesco a fermarmi e ho caldo, terribilmente caldo, sono denso e butterato, piccolo e malandato, sono stato completamente spogliato degli elementi leggeri e mi rassegno a un girotondo forzato, mi gira la testa, Ermete o Mercurio, fa lo stesso, un messaggio per gli dei. Lei, forse solo lei può capirmi, intensamente bella, bella al mattino e alla sera, sensuale e calda, terribilmente calda, provare per credere, così vicina, così lontana.Sono stato bersagliato, forse dai dardi di Giove, mi sono accresciuto, ho sistemato nucleo e mantello e mi appresto a solidificare la superficie affinché possano un giorno darle il nome di crosta. Ma Giove è furioso, se solo vedesse il sangue che sgorga dalle mie ferite forse placherebbe la sua ira. Tra non molto li chiameranno meteoriti o pianetini, è un buon nome, ma fanno male lo stesso. E dopo ogni colpo, accumulo tanto di quel calore che riesco a fondere la roccia di cui sono costituito. Trasporto così i materiali pesanti fino al nucleo, quelli leggeri li faccio emergere lentamente, avrò una densità media di cinque virgola cinque grammi su centimetro cubo, e mi rivolgerò al carbonio perché costituisca la materia organica. Dalle mie ferite il gas forma spesse coltri di nubi, fulmini, tempeste, condensazione dei gas presenti nel mio interno in un involucro che chiameranno atmosfera, e pioggia, pioggia e pioggia, metano, ammoniaca e anidride carbonica, condensazione del vapore acqueo, e acqua, acqua e acqua. Acca Due O la chiameranno, strane creature quelle.Sono acqua, mi organizzerò in oceani, mari, fiumi, laghi, pozzanghere e gocce, ho trasformato metano e ammoniaca. Oh, quanti aminoacidi, posso giocare con loro, ne basteranno una ventina, ne farò proteine ed enzimi, li legherò in catene polipeptidiche e le immergerò in una piccola padella che tra poco chiameranno cellula, è un gioco difficile, non mi riesce bene. Queste padelle sono capricciose e instabili, non vogliono formarsi. Singole entità vengono a contatto, si accarezzano, condividono le loro esperienze, e quando raggiungono l’intesa si legano, si amalgamano, si condensano in lunghe catene, alcune si spiralizzano a due a due, altre a tre a tre, si ribosomano e si mitocondrano, si nucleizzano e si vacuolizzano e infine si membranizzano. 10 Ancora meteoriti, le mie ferite si rimargineranno molto lentamente, le chiameranno vulcani, è un buon nome, tutto sommato, e quando quello li finirà di lanciare sassi solidificherò la mia superficie, ne farò blocchi continentali e li manderò alla deriva. Si incontreranno, collideranno, e allora ergerò catene montuose, altrove creerò spaccature e depressioni, inghiottirò la crosta per poi rigenerarla in catene montuose sottomarine che chiameranno dorsali, è un buon nome, distribuirò silicio e alluminio in superficie, ferro e nichel in profondità, differenzierò un nucleo esterno e interno, scomporrò il mantello in sfere, modellerò la crosta e creerò la terraferma. Con la luce del Sole prenderò l’acqua dei miei oceani e l’anidride carbonica dei miei vulcani, e li combinerò, li impasterò, li verserò in quelle strane padelle, utilizzerò un amalgamante verde che alcune creature chiameranno clorofilla e ne farò sostanza organica. Ho esaudito il desiderio dell’ossigeno, che voleva colonizzare le atmosfere, ho trattenuto quel poco di idrogeno rimasto e li ho consegnati al carbonio perché ne facesse sostanza organica. Tra non molto scopriranno un segreto che chiameranno DNA, inventeranno il nome RNA per il suo assistente, faranno copie di se stessi ma ne faranno così tante da subire il dramma della sovrappopolazione, con le particelle più intime della materia si cureranno ma costruiranno oggetti con cui giocare, vince chi uccide di più, si stermineranno a vicenda. Ma inventeranno un’energia che sarà chiamata amore, è un buon nome, e molti continueranno a volgere lo sguardo in su, continueranno a fare domande e a ricercare la mano che ha scolpito questi quindici miliardi di anni.EdMax