Lessico e modelli delle Scienze della Vita Sorprende che l’intero patrimonio della biosfera sulla Terra possa essere suddiviso soltanto in due categorie di viventi sulla base della presenza o meno del nucleo cellulare: batteri e altri organismi unicellulari non possiedono un nucleo, e pertanto sono detti procarioti (dal greco pro, senza, e karyon, nucleo). È grazie alla loro capacità eccezionale di colonizzare tutti gli ambienti della Terra, dalle calotte polari alle fosse oceaniche, che sono gli unici rappresentanti sovrani del regno Monere. Tutti gli altri organismi, dal plasmodio della malaria all’uomo, hanno cellule con un nucleo ben visibile al microscopio, e sono detti pertanto eucarioti (dal greco eu, vero). Essi comprendono organismi che appartengono a tutti gli altri quattro regni: Protisti, Funghi, Piante e Animali. Dal punto di vista cellulare, vi sono poche differenze tra un essere umano e una muffa mucillaginosa! Il prefisso greco cito o cita (che può essere anche suffisso) significa semplicemente “cellula”. Se tralasciamo cellule come quelle nervose o dei reni, che sono state battezzate con il nome specifico di neuroni e nefroni rispettivamente, altri tipi di cellule del nostro corpo possono essere denominate aggiungendo il suffisso cita (citi al plurale) al nome contratto del tessuto o dell’organo a cui esse appartengono. Così, le cellule del fegato si chiamano epatociti (dal greco hepatos, fegato), quelle del cuore cardiociti; osteociti, miociti e condrociti sono i nomi con cui si designano le cellule di ossa, muscoli e cartilagine rispettivamente. Anche il sangue, che è un tessuto connettivo, ha le sue cellule: globuli rossi e globuli bianchi prendono il loro nome dal caratteristico colore che esse presentano, e per tale ragione sono dette anche eritrociti e leucociti rispettivamente. Le piastrine sono anche chiamate trombociti per la loro attitudine a formare coaguli o trombi. Inutile aggiungere che la citologia è la scienza che studia le cellule. Il linguaggio cellulare diventa sempre più complesso quando ci addentriamo nel mondo subcellulare e biomolecolare. Molecole e macromolecole possono essere rappresentate con atomi uniti da trattini, formule brute e di struttura, catene lineari o ramificate, anelli chiusi, modelli tridimensionali con vari colori, persino omini che si tengono per mano. La doppia elica del dna ricorda una “scala a chiocciola”, la duplicazione del dna una “cerniera lampo” che, aprendosi, determina lo svolgimento dei due filamenti del dna. Gli enzimi, secondo la lock and key hypothesis di Emil Fischer, sono “serrature che possono essere aperte da una sola chiave”. I recettori somigliano a “nastri trasportatori” per il passaggio selettivo di sostanze tra diversi compartimenti, oppure a “omini le cui braccia afferrano le molecole giuste”. Nelle cellule procariote il dna fluttua nel citoplasma, che è un deserto gelatinoso macchiato qua e là di “corpiccioli granulari”. Nelle cellule eucariote, invece, il dna è gelosamente conservato all’interno di una doppia membrana nucleare, e il citoplasma è affollato di un’incredibile varietà di strutture che viene descritta secondo un lessico alquanto curioso, a cominciare dal termine che è stato designato per indicare queste strutture: organuli, cioè “piccoli organi”. Gli organuli presenti nelle cellule eucariote vengono denominati sulla base della forma e delle strutture osservate. I mitocondri sono le “centrali energetiche” della cellula in cui si produce il “carburante” (l’ATP); il loro nome deriva da mitos, filo, e chòndros, granello: nessun riferimento alla catena respiratoria e ai fondamentali processi energetici. Invece, il termine lisosoma (da lysis, scioglimento) rispecchia la funzione di questi importanti organuli cellulari che demoliscono le sostanze provocandone la lisi. Dal punto di vista etimologico, i ribosomi sono semplicemente “corpi rugosi” (o granulari), presenti soprattutto nel reticolo endoplasmatico detto (appunto) rugoso (il reticolo endoplasmatico privo di ribosomi è detto liscio); ma dal punto di vista funzionale, i ribosomi sono i “segretari chimici” alla base di una “catena di montaggio” per la costruzione delle proteine. L’apparato di Golgi prende il nome dal suo scopritore, l’istologo italiano Camillo Golgi (1843-1926). Corpiccioli e bastoncini, filamenti e granuli, pieghe e creste, tubicini e membrane, sacculi e cisterne, canalicoli e vescicole: e così via, nel lessico variegato del mondo subcellulare! Termini più comuni si ritrovano allorché vengono descritti gli organi: incontriamo il rene a fagiolo, lo stomaco a sacco, il fegato a lobi, il cuore a pugno chiuso, i vasi sanguigni ad albero.EdMax
Il linguaggio delle scienze (di EdMax)
Lessico e modelli delle Scienze della Vita Sorprende che l’intero patrimonio della biosfera sulla Terra possa essere suddiviso soltanto in due categorie di viventi sulla base della presenza o meno del nucleo cellulare: batteri e altri organismi unicellulari non possiedono un nucleo, e pertanto sono detti procarioti (dal greco pro, senza, e karyon, nucleo). È grazie alla loro capacità eccezionale di colonizzare tutti gli ambienti della Terra, dalle calotte polari alle fosse oceaniche, che sono gli unici rappresentanti sovrani del regno Monere. Tutti gli altri organismi, dal plasmodio della malaria all’uomo, hanno cellule con un nucleo ben visibile al microscopio, e sono detti pertanto eucarioti (dal greco eu, vero). Essi comprendono organismi che appartengono a tutti gli altri quattro regni: Protisti, Funghi, Piante e Animali. Dal punto di vista cellulare, vi sono poche differenze tra un essere umano e una muffa mucillaginosa! Il prefisso greco cito o cita (che può essere anche suffisso) significa semplicemente “cellula”. Se tralasciamo cellule come quelle nervose o dei reni, che sono state battezzate con il nome specifico di neuroni e nefroni rispettivamente, altri tipi di cellule del nostro corpo possono essere denominate aggiungendo il suffisso cita (citi al plurale) al nome contratto del tessuto o dell’organo a cui esse appartengono. Così, le cellule del fegato si chiamano epatociti (dal greco hepatos, fegato), quelle del cuore cardiociti; osteociti, miociti e condrociti sono i nomi con cui si designano le cellule di ossa, muscoli e cartilagine rispettivamente. Anche il sangue, che è un tessuto connettivo, ha le sue cellule: globuli rossi e globuli bianchi prendono il loro nome dal caratteristico colore che esse presentano, e per tale ragione sono dette anche eritrociti e leucociti rispettivamente. Le piastrine sono anche chiamate trombociti per la loro attitudine a formare coaguli o trombi. Inutile aggiungere che la citologia è la scienza che studia le cellule. Il linguaggio cellulare diventa sempre più complesso quando ci addentriamo nel mondo subcellulare e biomolecolare. Molecole e macromolecole possono essere rappresentate con atomi uniti da trattini, formule brute e di struttura, catene lineari o ramificate, anelli chiusi, modelli tridimensionali con vari colori, persino omini che si tengono per mano. La doppia elica del dna ricorda una “scala a chiocciola”, la duplicazione del dna una “cerniera lampo” che, aprendosi, determina lo svolgimento dei due filamenti del dna. Gli enzimi, secondo la lock and key hypothesis di Emil Fischer, sono “serrature che possono essere aperte da una sola chiave”. I recettori somigliano a “nastri trasportatori” per il passaggio selettivo di sostanze tra diversi compartimenti, oppure a “omini le cui braccia afferrano le molecole giuste”. Nelle cellule procariote il dna fluttua nel citoplasma, che è un deserto gelatinoso macchiato qua e là di “corpiccioli granulari”. Nelle cellule eucariote, invece, il dna è gelosamente conservato all’interno di una doppia membrana nucleare, e il citoplasma è affollato di un’incredibile varietà di strutture che viene descritta secondo un lessico alquanto curioso, a cominciare dal termine che è stato designato per indicare queste strutture: organuli, cioè “piccoli organi”. Gli organuli presenti nelle cellule eucariote vengono denominati sulla base della forma e delle strutture osservate. I mitocondri sono le “centrali energetiche” della cellula in cui si produce il “carburante” (l’ATP); il loro nome deriva da mitos, filo, e chòndros, granello: nessun riferimento alla catena respiratoria e ai fondamentali processi energetici. Invece, il termine lisosoma (da lysis, scioglimento) rispecchia la funzione di questi importanti organuli cellulari che demoliscono le sostanze provocandone la lisi. Dal punto di vista etimologico, i ribosomi sono semplicemente “corpi rugosi” (o granulari), presenti soprattutto nel reticolo endoplasmatico detto (appunto) rugoso (il reticolo endoplasmatico privo di ribosomi è detto liscio); ma dal punto di vista funzionale, i ribosomi sono i “segretari chimici” alla base di una “catena di montaggio” per la costruzione delle proteine. L’apparato di Golgi prende il nome dal suo scopritore, l’istologo italiano Camillo Golgi (1843-1926). Corpiccioli e bastoncini, filamenti e granuli, pieghe e creste, tubicini e membrane, sacculi e cisterne, canalicoli e vescicole: e così via, nel lessico variegato del mondo subcellulare! Termini più comuni si ritrovano allorché vengono descritti gli organi: incontriamo il rene a fagiolo, lo stomaco a sacco, il fegato a lobi, il cuore a pugno chiuso, i vasi sanguigni ad albero.EdMax