Creato da e_d_e_l_w_e_i_s_s il 16/06/2012

C'est la Vie

Il bello, il brutto ... e il così così

Messaggi di Aprile 2020

A volerci trovare tutto il bello che c'è

Post n°849 pubblicato il 30 Aprile 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s

Mentre lui, il coronavirus, non guarda in faccia nessuno ricordandoci che non cricco o  povero ma che siamo tutti uguali, noi  ormai consapevoli  che non ci mollerà a breve ci attrezziamo a resistergli.
Più o meno muso duro.
Più o meno altruisti o egoisti.

                                                 

Come collettività abbiamo imparato poco. Forse abbiamo consolidato quello che già sapevamo.

Abbiamo però capito che c'è bisogno di Stato: dall’assistenza sanitaria agli aiuti alle famiglie e alle imprese.

Abbiamo chiaro quanto immenso sia il valore della Sanità Pubblica e di quanto sia irrinunciabile la ricerca medica e scientifica.

Abbiamo ascoltato il silenzio intorno e dentro di noi.
Tastato la paura ma anche la pazienza di stare in fila contingentati e senza protestare.

Abbiamo fatto della nostra casa di volta in volta ufficio, scuola-università, palestra, ristorante, pasticceria, biblioteca.
Abbiamo scoperto quanto importante sia la nostra vita familiare.
E di essere bellissime anche con la tinta fai da te e i capelli fuori taglio.


Abbiamo coltivato hobby che pensavamo di non avere e siamo diventati giardinieri o ortolani da davanzale.

Abbiamo rivalutato  la parola libertà in tutte le sue sfaccettature.




                                              


                                                      #nonandràtuttobene,



però , visto che con questa nuova normalità ci si deve convivere il più serenamente possibile , a volerci trovare tutto il bello che c’è
, che avete imparato in e da questi lunghissimi mesi?




 

 
 
 

E' blues, è rock

Post n°848 pubblicato il 27 Aprile 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

è molto Stones.

Allora, per farla breve.
Più di un anno fa a Los Angeles avevamo pensato di tenere questo brano per un nuovo album, poi è scoppiato il casino
e insieme a Mick abbiamo deciso che questa canzone doveva essere terminata adesso
e così eccola qui

Keith Richards

 

 

Ha già quasi  3.400.000 visualizzazioni;  più di 110.000  ; più di 6.100 commenti.

 

Penso che questa canzone rispecchia l'umore del momento,
spero che le persone che l'ascoltano siano d'accordo
Charlie Watts

 

 

Immagini  surreali e stati d'animo al limite dell'angosciante  che ci hanno accompagnato per settimane e settimane.

Oggi a fatica stiamo provando a tornare piano piano  ad una nuova sconosciuta e responsabile semi-normalità.

Qualcuno da ieri sera applaude alla prudenza.

Per molti invece le aspettative per il 4 maggio proprio ieri sera sono state disattese.

Probabilmente è stato così anche per mamma Mariangela.
Mi scuserà se del suo commento ne faccio argomento di discussione ma quello che la signora scrive è la realtà che vivono molte famiglie e mi piacerebbe condividerlo con voi:


                                        Ci lamentiano e abbiamo ragione.
                                     Scuole chiuse e genitori che lavorano.
                      Parrucchiere e estetiste chiuse fino a giugno ci tirano matti.



Che le rispondereste?


Per par condicio anche le celebrazioni di messe e la questione hotel e ristoranti hanno una messa in moto diesel,  quasi a carburo: restrizioni consone o esagerate?


 

 

 
 
 

Tre quarti di secolo fa

Post n°847 pubblicato il 25 Aprile 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Chissà come si sentivano gli italiani settantacinque anni fa.
Papà non lo ricorda: era troppo piccolo.
A nonna non lo chiesi mai.
Anche a nonno mi dimenticai di chiederlo.
Per lui l'Italia, in verità, non fu *liberata* il 25 aprile 1945.
Certo è che lui di quegli anni vissuti e combattuti  ne andava fiero.
Io ascoltavo le sue favole di vita affascinata e commossa forse quanto lui mentre parlava di proiettili,
                di deportazioni,
                                      di amicizia,
                                                      di solitudine,
                                                                        di crudeltà fasciste e anche partigiane.

                                         
Diceva che ogni medaglia ha sempre due facce e fu per questo che m'insegno Fischia il vento, ma anche Faccetta Nera.



lui non la cantò mai.

La imparai a scuola e nell'immaginario di bimba pensavo al fiore di montagna cresciuto sulla terra fredda quasi a dare onore e rispetto al partigiano morto per la libertà.





























Col senno di poi aveva ragione nonno: la canzone simbolo della lotta contro il nazifascismo divenne l'inno della Resistenza 20 anni dopo la fine della guerra.

Remixata, talvolta inflazionata, cantata dalle sardine nelle piazze e dai commissari del parlamento europeo è oggi una sorta di inno alla libertà in tutte le sue forme.

O forse un inno alla resistenza.

Già… quella resistenza dell’#iorestoacasa che per molti di noi è diventata dopo due mesi una trappola insopportabile.
Lamentosi come bambini viziati scalpitiamo in nome di una libertà negata e pur consapevoli che molto della nostra vita è cambiato ci vestiamo di egoismi mentre là fuori c’è chi come nonno sta in trincea o come il suo compagno di sventura che ansimava mentre gli amputavano una gamba.



Sicchè oggi all'appuntamento flash mob qualcuno o tanti la intoneranno dai balconi e dalle finestre delle loro comode case


Con la speranza di saperci reinventare non solo come Nazione ma soprattutto come singoli individui …

  … ne abbiamo bisogno un po’ tutti…



                                           Tre quarti di secolo fa i  nostri nonni
 
                                 che non erano ricchi di parole e poveri di umiltà
                                                         ce l'hanno fatta ...

 

 
 
 

Impellente ed essenziale VS differibile e marginale

Post n°846 pubblicato il 23 Aprile 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Bonetti: Nella fase due sarà necessario per i bambini indossare guanti e mascherine.
Se servono le mascherine ci devono essere.


 

Spulciando qua e là leggo che alcune ditte italiane si stanno o si sono attrezzate per la produzione di mascherine per bambini e adulti e applaudo alla grande voglia di ri_progettarsi con manufatti volti ai bisogni contingenti ma anche alla determinazione di mantenere il lavoro per i dipendenti che altrimenti finirebbero fra le fiila dei cassa integrati.
 
Da un'azienda storica di Feltre,  Piave Maitex,  specializzata in tessuto elastico per costumi, intimo e abbigliamento sportivo arriva questa:






























 E' colorabile con i pennarelli: un modo intelligente per renderla accessorio obbligatorio  ma anche giocoso e unico.

Il 'segreto' sta nel tessuto elastico già certificato e che si adatterebbe alle dimensioni del viso.
E’  traspirante e con trama molto fitta.  Resiste a 40 lavaggi a 60°.

Se ne producono 60.000 al giorno. 

Ora come ora distribuiamo mascherine al prezzo di costo, fa sapere la proprietà,
ma  gli ordini on line prevedono un quantitativo di 100 pezzi.

A onore del vero, cazzeggiando su Google, il prezzo si aggirerebbe a seconda del sito dai 35 ai 39 euro per un set di 5 mascherine.
Quindi: intorno ai 7 euro a mascherina.

Tanto.
O poco.

Perché se  vado a guardare il prezzo delle mascherine chirurgiche scopro che per una confezione di 50  pezzi si chiedono 99,99 euro. Va di lusso se il costo si abbassa a  70 euro.
Amazon le propone ad un prezzo decisamente più abbordabile.  Ci aggiunge però le spese di spedizione e ti dice :
                                                 ordinalo &
                                 Ricevilo lun, 15 giu - ven, 10 lug.


Eppure sono elemento obbligatorio per la nostra e altrui  tutela: ! Zaia ! dice che saranno l'unica medicina che in attesa del vaccino ci salverà.

Ansa riporta che  Federfarma chiede un accordo sul prezzo di vendita dei dispositivi oppure lo stop alla vendita.

Non va meglio per i guanti quelli usa e getta che nei supermercati costavano una pippa di tabacco e che oggi mancano.
Però su Amazon ci sono alla modica cifra di circa 18 euro per 50 paia.

Che dire poi dei disinfettanti per mani? Introvabili.
Alcuni addirittura sequestrati. Altri scaduti.


Può darsi ch' io non sappia quel che dico,

ma è
della distanza fra i sedili degli aerei o di come allestire le spiagge o se il calcio vada riaperto che si deve discutere dimenticando l'impellente e l'essenziale di cui i cittadini, tutti, quotidianamente hanno bisogno?

 
 
 

In sicurezza o con in_sicurezza

Post n°844 pubblicato il 19 Aprile 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Che ripartire sia un imperativo è  fuori luogo perché con il virus dobbiamo convivere per ancora tempo, tanto tempo.  
E perché ogni giorno di lockdown costa all'economia.

Lo dovremo fare, assicurano,  in sicurezza o forse con in_sicurezza date la tanta teoria e la poca concretezza. Non solo perché manca mezzo spiraglio di cura o mascherine, guanti, disinfettanti.
Mancano regole. Precise e uniformi.

Che il come sia stato gestito possa piacere o meno ormai appartiene al passato ed è inutile piangere – eventualmente – sul latte versato.

Che il raffronto con altri Stati o Nazioni sia da evitare è ormai palese: a parità di percentuali di contagi, le gestioni sono diverse, le strategie anche, l'economia e le risorse pure, gli investimenti sanitari viaggiano da Stato a Stato a velocità non paragonabili.
Da anni e anni.

Guardiamo  quindi al nostro orticello e che dite se  lo facessimo  attraverso alcune dichiarazioni valide ad oggi visto che domani è un altro giorno foriero forse di altre idee?































Intanto che aspettiamo il 4 maggio Conte frena sulle aperture fai-da- te e dice :

                                                     io non mollo.




Nessuno o tutti hanno ragione.

Nessuno o tutti hanno torto.

... ma secondo voi in questo scenario fatto di fasi e contro fasi chi sbaglia meno e chi di più?


 

 
 
 

Mi piacciono le favole

Post n°843 pubblicato il 16 Aprile 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 


una gabbianella che volava felice nel cielo azzurro .
Presa dalla fame
si tuffò in mare percercare cibo, ma il mare era una distesa di petrolio
e le sue ali si impregnarono di olio nero
così restarono immobili e lei non potè più volare.
Con le sue ultime forze rimaste raggiunse la città e atterrò sul balcone di un palazzo dove abitava un gatto, Zorba,  che cercò di pulirla e sfamarla e dissetarla.
La gabbianella però stava molto male.
Prima di esalare l’ultimo respiro depose un uovo e disse:





 
La gabbianella morì serena.

  Passarono giorni in cui Zorba era combattuto se mangiare l'uovo o covarlo,
ma la promessa fatta doveva essere mantenuta. 
Un bel giorno l'uovo si schiuse e nacque una pulcinotta che si chiamerà Fortunata.
 Zorba le fece da papà e da mamma. La svezzò e la protesse dai pericoli.
La gabbianella non sapeva volare e aveva paura.
Zorba le provò tutte finchè un giorno la condusse sul campanile più alto. 
la incitò, la spronò, le fece coraggio e le disse:


Vola solo chi osa farlo.


La gabbianella, fidandosi, spiegò le ali, si alzò in volo e da lontano salutò l'amico
che l'aveva aiutata e amata.




Fu con questa favola che leggevo a mie figlie che imparai a conoscere un grande scrittore e un grande uomo o un grande uomo e un grande scrittore:  Luis Sepulveda.

Da "La gabbianella e il gatto", così si intitola il libro, venne prodotto un cartone animato di successo, ma come spesso avviene la lettura più che la visione dà emozioni uniche.
Quasi si creasse un filo univoco e ben teso che dal narratore arriva al cuore del lettore.


Non so a voi, ma a
me, ancor più che le fiabe del vissero tutti felici e contenti,  piacciono le favole.


Ce n'è una che vi divertiva raccontare ai vostri figli o ascoltare qu
a
ndo eravate bimbi e che amate ancora?

 
 
 

Due parole per un puzzle

Post n°842 pubblicato il 14 Aprile 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

E' passata Pasqua e anche Pasquetta.
Ma la quaresima no.

La vivremo per i  prossimi tempi, fino a data da destinarsi.

Ci abitueremo alle mascherine e a indossare guanti in lattice anche con 34°C all'ombra.
Non che cambi le mie abitudini perché da sempre abbraccio poco o niente amici e conoscenti,
ma rispetteremo il distanziamento sociale e
guarderemo all'altro come un ipotetico possibile
pericolo.
 
 

Saremo tutti un po' più poveri e rimpiangeremo quella libertà che non immaginavamo quanto
fosse importante.
 

Viaggeremo meno  ma qualcuno, assicurano, andrà al mare protetto dal plexiglass.

Impareremo il piacere che le mura domestiche sanno regalarci.

Lavoreremo in sicurezza o così pare.

Useremo ancora la tanto vituperata plastica, utilizzeremo meno i mezzi di trasporto pubblico,
faremo largo uso di disinfettanti
non sempre ecologici.




Forse si raggiungerà l'immunità di gregge o forse ci verrà in aiuto un vaccino.
Intanto ci sorbiamo le testimonianze dolorose di chi ce l'ha fatta in completa solitudine
e qualcuno piangerà l'amico
che invece non può raccontare la sua storia.

Ci ammaleremo, non tutti, ma buona parte,  a scaglioni cosicchè le scene di Bergamo
non abbiano da essere riviste e le terapie intensive non collasseranno.




Abbiamo applaudito medici, infermieri, personale sanitario ma abbiamo detto grazie ai commessi,
alle cassiere e agli autotrasportatori?

Si continuerà a protestare.
Si accuserà il governo o le regioni. Gli scienziati o i politici.  Il Nord e il Sud.
Ci sarà chi è diventato meno europeista e chi ce l'avrà con la Cina o con il mondo intero.
Ci consolerà che la pandemia ha trovato impreparati anche i Grandi della Terra.

Qualcuno continuerà in solitaria a cantare dalle finestre e qualcun altro stamperà manifesti
colorati con la dicitura


                                                    #tuttoandràbene

Che’ poi bene è solo un'opinione. O un'illusione. O una sorta di scaramanzia.

Perché le emergenze sono due: sanitaria ed economica.

Riassumere questo tempo è superfluo: tutti noi l'abbiamo vissuto e ciascuno di noi l'ha elaborato
secondo il proprio sentire.


Siccome sono  e pure curiosa, lo sapete, vero? 



vi va di  aiutarmi a completare un puzzle scrivendo due parole che rispecchiano il vostro
stato d'animo oggi al tempo del                                                                                                                                                    

                                               #ècambiatotuttodal9marzo


  io metto queste:  


                                
                                              

 

 
 
 

Al tempo del #iorestoacasa

Post n°840 pubblicato il 03 Aprile 2020 da e_d_e_l_w_e_i_s_s
 

Il tempo sembra essersi accorciato. Almeno per me.
La sveglia suona come sempre alle 6.30.  L'aroma del caffè è il primo gusto che percepisco.
La mezz’ora di ginnastica tra step, addominali, flessioni dà il la al ritmo da seguire. Una doccia, la colazione energetica per supportare lo smart working che se è agile da un lato dall'altro impegna non poco.
Ci sono tempi da rispettare e riunioni Skype da organizzare.

C'è da pulire e disinfettare casa, da lavare, stirare e non da ultimo da pensare al cibo che in questi tempi, dovendo ingegnarsi per evitare le troppe uscite,  diventa un modo per sbizzarrire la fantasia.

Le ragazze frequentano le lezioni on line ognuna dalla propria postazione. Qui in Veneto gli atenei e gli istituti superiori sono lodevolmente efficienti.

E’ un lusso quando riusciamo a concederci la pausa pranzo insieme.

Ci sono gli incontri via pc  con papà e c'è anche mamma, con i fratelli, la sorella, i cognati e le cognate.
Anche con gli amici di sempre e tutti hanno qualcosa da raccontare.
Non sempre di bello. Non sempre di brutto.

 
C’è bisogno di informarsi anche: alla lettura delle notizie mi ci dedico una volta al giorno. Due sarebbero troppe.
E sarebbe troppo anche soffermarsi sugli articoli di troppe parole inutili.

Intanto il sole è calato e i fornelli chiamano di nuovo.

Quando spegniamo i pc ci ritroviamo  tutti a tavola. Parliamo di niente o di tutto.
Talvolta riusciamo a guardare un film insieme anche se mettere d’accordo 5 teste e 5 gusti è impresa non semplice.
Altre sere ci fanno compagnia un dolce, le carte, il monopoli e la tombola. Io perdo quasi sempre.

Questa in soldoni è la mia giornata al tempo del














In questi ritmi non frenetici ma stringati il tempo di stare qui manca.
Ma manca anche l'entusiasmo.



Mi sono sempre dissociata da post che in qualche modo parlino del virus, sia in senso ironico che draconiano o peggio polemico perchè  secondo me  qualsiasi considerazione  oggi suona fuoriluogo ed entrare nei vari blog e non commentare a tema mi pare un po' cafone.



Vi andasse di raccontare qui  la vostra giornata, comunque, vi leggerei volentieri.


               






&  Pasquetta ...

... casalinghe

 
 
 

 

 

 

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