Emile

Pensiero n.87


Vorre parlavi, in questo post, di una persona a dir poco straordinaria che incanta chi ama la fotogria ma non solo. E' un fotografo che affascina per la naturelazza e spontaneità delle sua immagini: un fotografo assolutamente inusuale. Il suo nome è Evgen Bavcar è nato in Slovenia 49 anni fa, autore di fotografie e non vedente. Si avete letto bene, Bavcar rimase cieco all'età di 12 anni, ma nonostante questo tragico incidente non si diede per vinto ma lottò con tutte le sue forze e dapprima laureandosi alla Sorbona di Parigi in filosofia e contemporaneamente avviando  la sua battaglia personalissima con la luce , iniziando a "creare" le sue fotografie. Dopo l'incidente che lo colpì, la luce divenne per Bavcar solo un lontano ricordo dell'infanzia: è malinconia negli occhi e nelle visioni di un fanciullo che non vede il mondo ma lo immagina come lo ricorda. Difatti alcuni anni fa Bavcar pubblicò un libro dal titolo: Nostalgia della luce. Buona parte dei suoi scatti sono paesaggi notturni: e le immagini che immortala sono visioni evocative di spazi, luci, odori e forme dell'infanzia, istantanee di percezioni tattili e sensoriali colte dal suo spregiudicato e poetico occhio interiore. Evgen Bavčar ci permette di "vedere" da un'altra prospettiva. Una fotografia - arricchente e inedita - che va al di là di quella tradizionale.
Evgen Bavcar si avvicina a una ragazza e le accarezza i lunghi capelli bruni. Le sussurra: "Parla, voglio sentire la tua voce". Poi, impugna lentamente la macchina fotografica, la ruota intorno al volto, come a cercare la luce giusta, quindi porta la camera vicino al cuore, infine, scatta. L' immagine e' nata. Ma Evgen Bavcar non potra' mai "vederla
"La mia visione del mondo? La racconto attraverso una favola: in un villaggio di ciechi arriva un elefante. Alla sera, di fronte al fuoco i ciechi descrivono l' elefante. Chi ha toccato il naso dice: e' come un lungo tubo. Chi ha toccato le orecchie: e' come un tappeto. Chi ha toccato una gamba: e' una colonna. Ognuno dava una versione diversa per quello che aveva toccato. Anche noi siamo cosi' : tutti ciechi di fronte all' universo. Io vivo il buio come uno spazio, e in esso creo l' utopia
  Per lui la notte è il luogo dove meglio si può apprezzare la luce. Bavcar non è solo un'intuitivo fotografo, ma è un poeta della luce, che oltrepassa la logica visione dei cosidetti normodotati. 
Evgen Bavcar costruisce delle immagini mentali, perchè lui scatta in base ai rumori, ai profumi ai suoni. A volte tocca le sue "vittime", sfiora loro i volti, i capelli; insomma crea la sua fotografia, la immagina e poi scatta.
 I ciechi hanno gli occhi nelle mani. L'esigenza del toccare e di tradurre il buio in un'immagine. Ed il toccare richiede cura e tempo, non può essere fugace come uno sguardo. Questo è un insegnamento bellissimo non solo per chi fotografa.