Emile

Pensiero n.90


   
Photo by Jacques Henri Lartigue.  Il genere umano contiene in sé un idea della felicità remota, antica intesa come soddisfazione e godimento quasi questa sia l'origine del bene, senza data e senza tempo. Parlo di quella esperienza di felicità stabile e duratura, non limitata o bruciata dall'attimo.La felicità di cui parlo è l'unica possibile in grado di rendere sopportabile il dolore, anche se il dolore fa parte della nostra vita e oltretutto ineliminabile.Ma la vita rappresenta anche apertura a infinite possibilità quindi il piacere di vivere e di esistere non deve coincidere con l'istante del piacere ma deve riferirsi alla realizzazione della vita intera.Non l'istante ma la qualità permanente è l'ambito in cui l'uomo può sviluppare la più alta felicità.Troppo spesso soffriamo per il raggiungimento di mete e finalità sollecitati dalla pressione dei contesti sociali, tuttavia la stragrande maggioranza delle azioni più gratificanti avviene casualmente, senza una finalità precisa con il solo fine di manifestarsi.Il piacere della vita è da ricercarsi nella volontà di viverla fino in fondo, nonostante il dolore, e di portarla a compimento al meglio secondo le proprie possibilità.La felicità si può cercare, attendere e non certo pretendere. l'unica possibilità dunque è quella di predisporsi ad essere felici.