In effetti su un blog, peraltro di fattura personale, si può fare quel che si vuole. Ognuno può mettere in chiaro, esponendolo ad altri, i propri sentimenti, un particolare momento della giornata, un momento di riflessione o chissà cos’altro. Lungi da me il cercare di indirizzare i contenuti di chi “ possiede “ un blog, volevo soffermarmi su una domanda che mi gira in testa: Perché si ha bisogno di uno spazio per dichiarare un proprio stato d’animo? E per di più chi scrive, perchè sente “ solo “ la necessità di dire quel che sente e non anche quella di indagare un commento casomai espandendolo, prendendolo come base per se stesso e per future discussioni? “Commentare” cosa è, cosa significa? Posto che qualcosa di utile se ne ricava sempre, parto da un presupposto. Cioè chi ha intenzione di pubblicare un suo scritto, giocoforza, a meno che non li abbia eliminati, deve aspettarsi un Tizio che arriva, legge ( se legge! ) e commenta, in positivo o negativo. Tutto ciò talvolta prevede, consapevolmente o no col commento, ulteriori spunti a “ quel “ particolare stato d’animo o semplicemente di fornire un punto di vista altro allo scritto. Ora, è risaputo che “ commentare “ significa, se si guarda l’etimo della parola, discutere, meditare o riflettere su ciò che si legge. Da ciò un commento dovrebbe essere sia un momento costruttivo, di qualcosa di più profondo come un comunicare – anche se “ virtualmente” – e sia la possibilità di venire a contatto con un differente punto di vista; o ancora, il partire da un dato e cioè che chi scrive l’articolo probabilmente ne sa più di noi su quella cosa. Allora perché non approfittare di questo per allargare le nostre conoscenze, senza chiuderci nelle nostre, anzi espandendo i punti di vista, in una sola parola, forse azzardata: “ pensare”? Poi, naturalmente quel che dice il Tizio che ha commentato può essere condiviso come anche no, accettato come anche no ma il fatto stesso che in ciò che dovrebbe essere, appunto, “ commento” si lascino o solo saluti o si posti qualcosa che si pone lontano dal contenuto o dal significato dell’articolo – o per di più a volte mi capita di leggere commenti che non c’entrano assolutamente nulla con quel “ che si vuole dire/comunicare” - mi fa pensare che c’è solo chi vuole affermare, col suo intervento: “ eccomi, son passato da te, ti saluto, baci a presto ( ma non mi interessa di quel che hai scritto )”! Va a finire insomma che di quell’articolo o non ha capito nulla o non gli interessa. L’interesse non passa per il semplice “ commento: “ La penso come te”! L’importante allora sono arrivato a pensare, come spesso accade anche per chi scrive a parte “ rari “ casi, è affermare di essere ( stati ) li. Tanto varrebbe, a questo punto, di limitare i commenti a saluti ed abbracci, escludendo, per questo, qualsiasi tipo di comunicazione/dialogo. Non dovrebbe esservi nel form “ Invia nuovo commento" ma: “ Invia un saluto..” Secondo me anche da parte di chi scrive c’è la Semplice voglia di dire “ al caro diario” : son qua, non ti ho dimenticato oggi! E ci si delizia dei commenti simpatici, per questo dunque non condividendo, e non raggiungendo la finalità nascosta di una conversazione che se ne potrebbe derivare. Per chi commenta, invece la stesso “ desiderio “ di chi questi articoli li scrive ma senza nemmeno prendersi la briga o di leggere l’articolo stesso o di leggere, perché no, altri commenti. Gia, infatti anche così si potrebbero aprire ulteriori scenari, tipo un significato che in quel momento ci è sfuggito e che un Tizio prima di noi ha colto o anche la semplice voglia di confrontarsi – del tipo io la penso così e non mi trovo d’accordo su quel che Caio ha detto e così via -. Insomma mi pare che la dinamica che individua un blogger sia quella di evidenziare sì uno stato d’animo ma che questo, non solo gettato in pasto al popolo della rete, gli consenta di compiacersi del fatto che qualcuno ha letto l’opera. Non è un’accusa, sia chiaro, ma si presume che chi mette in campo qualcosa di personale voglia, in un certo senso “ chiedere “ sia un conforto ma anche, e forse soprattutto, una visione altra di quello che sta attraversando o solo un punto di vista. Insomma la maggior parte tende a socializzare ma rimane in superficie non scendendo nel ” significato” di uno scritto, perché, tanto, non gli interessa, come non interessa, nel caso del blogger, di chi commenta e come. Allora sarebbe da distinguere chi casomai critica, non per particolari pretese ma per altre interrelazioni che vogliono essere più costruttive da chi tende semplicisticamente ad affermare la sua esistenza con un semplice intervento! Ci sono parecchi spunti, speriamo che qualcuno li colga!
Post N° 3
In effetti su un blog, peraltro di fattura personale, si può fare quel che si vuole. Ognuno può mettere in chiaro, esponendolo ad altri, i propri sentimenti, un particolare momento della giornata, un momento di riflessione o chissà cos’altro. Lungi da me il cercare di indirizzare i contenuti di chi “ possiede “ un blog, volevo soffermarmi su una domanda che mi gira in testa: Perché si ha bisogno di uno spazio per dichiarare un proprio stato d’animo? E per di più chi scrive, perchè sente “ solo “ la necessità di dire quel che sente e non anche quella di indagare un commento casomai espandendolo, prendendolo come base per se stesso e per future discussioni? “Commentare” cosa è, cosa significa? Posto che qualcosa di utile se ne ricava sempre, parto da un presupposto. Cioè chi ha intenzione di pubblicare un suo scritto, giocoforza, a meno che non li abbia eliminati, deve aspettarsi un Tizio che arriva, legge ( se legge! ) e commenta, in positivo o negativo. Tutto ciò talvolta prevede, consapevolmente o no col commento, ulteriori spunti a “ quel “ particolare stato d’animo o semplicemente di fornire un punto di vista altro allo scritto. Ora, è risaputo che “ commentare “ significa, se si guarda l’etimo della parola, discutere, meditare o riflettere su ciò che si legge. Da ciò un commento dovrebbe essere sia un momento costruttivo, di qualcosa di più profondo come un comunicare – anche se “ virtualmente” – e sia la possibilità di venire a contatto con un differente punto di vista; o ancora, il partire da un dato e cioè che chi scrive l’articolo probabilmente ne sa più di noi su quella cosa. Allora perché non approfittare di questo per allargare le nostre conoscenze, senza chiuderci nelle nostre, anzi espandendo i punti di vista, in una sola parola, forse azzardata: “ pensare”? Poi, naturalmente quel che dice il Tizio che ha commentato può essere condiviso come anche no, accettato come anche no ma il fatto stesso che in ciò che dovrebbe essere, appunto, “ commento” si lascino o solo saluti o si posti qualcosa che si pone lontano dal contenuto o dal significato dell’articolo – o per di più a volte mi capita di leggere commenti che non c’entrano assolutamente nulla con quel “ che si vuole dire/comunicare” - mi fa pensare che c’è solo chi vuole affermare, col suo intervento: “ eccomi, son passato da te, ti saluto, baci a presto ( ma non mi interessa di quel che hai scritto )”! Va a finire insomma che di quell’articolo o non ha capito nulla o non gli interessa. L’interesse non passa per il semplice “ commento: “ La penso come te”! L’importante allora sono arrivato a pensare, come spesso accade anche per chi scrive a parte “ rari “ casi, è affermare di essere ( stati ) li. Tanto varrebbe, a questo punto, di limitare i commenti a saluti ed abbracci, escludendo, per questo, qualsiasi tipo di comunicazione/dialogo. Non dovrebbe esservi nel form “ Invia nuovo commento" ma: “ Invia un saluto..” Secondo me anche da parte di chi scrive c’è la Semplice voglia di dire “ al caro diario” : son qua, non ti ho dimenticato oggi! E ci si delizia dei commenti simpatici, per questo dunque non condividendo, e non raggiungendo la finalità nascosta di una conversazione che se ne potrebbe derivare. Per chi commenta, invece la stesso “ desiderio “ di chi questi articoli li scrive ma senza nemmeno prendersi la briga o di leggere l’articolo stesso o di leggere, perché no, altri commenti. Gia, infatti anche così si potrebbero aprire ulteriori scenari, tipo un significato che in quel momento ci è sfuggito e che un Tizio prima di noi ha colto o anche la semplice voglia di confrontarsi – del tipo io la penso così e non mi trovo d’accordo su quel che Caio ha detto e così via -. Insomma mi pare che la dinamica che individua un blogger sia quella di evidenziare sì uno stato d’animo ma che questo, non solo gettato in pasto al popolo della rete, gli consenta di compiacersi del fatto che qualcuno ha letto l’opera. Non è un’accusa, sia chiaro, ma si presume che chi mette in campo qualcosa di personale voglia, in un certo senso “ chiedere “ sia un conforto ma anche, e forse soprattutto, una visione altra di quello che sta attraversando o solo un punto di vista. Insomma la maggior parte tende a socializzare ma rimane in superficie non scendendo nel ” significato” di uno scritto, perché, tanto, non gli interessa, come non interessa, nel caso del blogger, di chi commenta e come. Allora sarebbe da distinguere chi casomai critica, non per particolari pretese ma per altre interrelazioni che vogliono essere più costruttive da chi tende semplicisticamente ad affermare la sua esistenza con un semplice intervento! Ci sono parecchi spunti, speriamo che qualcuno li colga!