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Raggiungere Lisbona

Post n°433 pubblicato il 21 Maggio 2007 da EvolutionMoka
Foto di EvolutionMoka

E poi salgo sul traghetto per raggiungere Lisbona. Sono fuori appoggiato con le braccia incrociate al bordo dello scafo, nella notte. Il vento mi scompiglia i capelli ed i pensieri mentre il mio sguardo attraversa il buio e riconosce la città con le sue luci discrete ed affascinanti. Ritorno a Lisbona dopo quattro anni. Quante cose cambiano in quattro anni: allora giravo l'Europa solo con il mio zaino come manifesto della mia voglia di libertà adesso è una parentesi di vacanza dal caos del mio quotidiano. Allora avevo gli occhi gonfi di meraviglia delle bellezze che potevo assaporare e un sorriso sereno per le infinite possibilità adesso dentro me ho piccole speranze e fuochi spenti da tentare di ravvivare. Lisbona è scivolata nel mio cuore al primo sguardo. Ci sono luoghi che ci appartengono ancora prima di vederli come un amore avuto in un'altra vita e ritrovato ancora una volta in quella attuale. A Lisbona ho incontrato te. Lavoravi in un negozio della Baixa. Il mio sguardo si fermò su di te, eri intenta a sistemare l'abito ad un manichino in una vetrina di un centro commerciale. Ci sono persone che conosci anche senza averle mai incontrate. Questa sensazione ti accende di coraggio e così mi ritrovai a farti la corte. Parlando un misto di portoghese, spagnolo ed inglese cercai di convincerti a farmi da guida alla città. E tu sorridevi divertita. Così perché in fondo tutto è scritto, ci siamo ritrovati in giro per Lisbona. I tuoi lunghi capelli corvini e i tuoi occhi profondi erano la cornice ideale in cui racchiudere questa città così bella. Salimmo con un elevador per arrivare a Bairro Alto. “Se vuoi conoscere davvero l’anima di Lisbona devi attraversare le vie del Bairro Alto. E’ l’unico quartiere rimasto indenne al terribile terremoto del 1755. Qui in queste stradine c’è tutto lo spirito della città” Mi hai detto guardandomi intensamente negli occhi. E attraversammo le tortuose vie del quartiere circondati da enormi palazzi rivestiti dagli azulejos e altri palazzi totalmente abbandonati. In questo labirinto romantico ti presi la mano. Poi ad un tratto ridendo hai incominciato a correre: “Vieni a vedere!”. Ti ho rincorso rischiando di perdermi e ti ho raggiunto finalmente in uno spiazzo. “Guarda che meraviglia!”. Intorno a noi si apriva un panorama spettacolare della città vista dall’alto. Poi salimmo sulla collina dell’Alfama. Salimmo per una salita infinita sino ad arrivare al castello Sao Jorge. Da lassù vedemmo il profilo del Ponte de Abril ed il Cristo Rei sulla sponda opposta del fiume Tejo. “E’ una città meravigliosa!” “E non è ancora tutto…”. Prendemmo al volo uno dei vecchi filobus caratteristici e arrivammo fino alla riva destra del fiume Tejo. Ci fermammo davanti al Padrao do Doscombrimentos, un monumento a forma di prua di nave che celebra le grandi scoperte e le esplorazioni marine. Rimasi sbalordito dalle sua enormità, impossibile riuscire ad osservarlo in maniera completa, troppi particolari sfuggono all’occhio nel suo insieme. Nel quartiere del Belem, lì di fianco, salimmo sulla Torre, un vecchio punto di avvistamento. Salimmo sulle scale strette ed anguste fino in cima. Ci fermammo a osservare il fiume dall’alto. Ti baciai e tu mi dissi “Ma ti stai innamorando della città o di me?”. Arrivammo al Mosteiro dos Jeronimos che ormai era sera. Un monastero in stile manuelino, stile caratteristico del rinascimento portoghese. Scivolammo al mare in treno. Ci sedemmo sul litorale ad osservare abbracciati lo spettacolo di fiamme del tramonto. Le strisce rosa del cielo tingevano le rocce brulle. E poi due panini comprati ad un chiosco e una bottiglia di vino. Tu che canti il fado ed io che sono dentro i tuoi occhi. E poi la tua pelle e la mia pelle.  “Rimani ancora non andare…”. Lisbona è irregolare, affascinante e tortuosa come le curve del cuore in cui eri caduta, in cui io ero caduto. Ma pochi giorni ancora e poi ti ho dovuto dire addio, ancora pochi giorni ed ho dovuto dire addio a Lisbona. E andavo via guardando il cielo e andavo via immaginando i tuoi occhi appena abbandonati. Ora sto tornando ed immagino di ritrovarti. Ci sono città che ci appartengono per sempre, ci sono amori che il tempo non potrà mai spegnere. Il vento mi scompiglia i capelli ed i pensieri

Bisognerebbe essere un angelo

per rimanere appollaiati

sui tetti di Lisbona

ad ascoltare i pensieri

della gente che l'attraversa

e poi come carte

dello stesso mazzo

mescolarle e sparpagliarle

al cielo alla rinfusa...

ma sono solo un uomo

ed anche i miei pensieri

sono solo delle carte,

forse un angelo le raccoglierà

per dare nuova linfa al cielo,

Lisbona è così affascinante

e così fredda

come una donna

che respinge il tuo amore

ed io sono solo un uomo

e forse bisognerebbe essere un angelo...

 

 

 
 
 
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