Cuore e regole

Giovedì Santo


°°°Una volta era casa miaIeri sono stato invitato a pranzo. Era la festa dei sacerdoti. Qualcuno ha festeggiato il 25° anniversario, uno il sessantesimo. Io, cosa festeggiavo? Ero la in mezzo a loro tra tanti pensieri e sentimenti e nel dubbio mi sono messo a servire ai tavoli, sparecchiare, versare il vino...Domande caute.Qualche pacca sulla spalla.Siamo uomini, siamo preti più di così...Ogni tanto passo dal convento dove ho passato l'ultimo anno da frate (dico sempre prete per semplificare). Di solito perché è arrivata qualche lettera. Oppure i superiori si sono fatti vivi chiedendo di andare a parlare. Mi affaccio alla mensa dei poveri, la cucina e i volontari. Più per dovere ... non si sa mai. Spero sempre che a qualcuno faccia piacere rivedermi. Passo velocemente tra la gente, volti conosciuti; li guardo, mi guardano e in pochi attimi un vortice di dubbi, domande, atteggiamenti, indifferenza, imbarazzo... poche volte incontro un sorriso, una domanda  che possa dire qualcosa al mio cuore. Passo nei corridoi, guardo i lavori appena ultimati. Ripenso alle riunioni, alle litigate, agli ostacoli. Controllo in silenzio se poi è stata accolta questa o quella mia proposta. Alla fine arrivo alla cucina dove posso ricominciare a respirare. G.... ! Mi sorride, mi abbraccia. "Come stai?" e la sua domada finalmente aspetta una risposta. Se non avessi avuto lei come sarebbero stati tristi i miei ultimi mesi tra quelle mura. Atea dichiarata, aveva il più grande cuore e la più grande accoglienza nei miei confronti. Sapevo che lei mi ascoltava e capiva. Ora solo il suo sorriso è rimasto com'era e io mi sento accolto come persona, solo come persona... è l'unica cosa che desidero.Me ne vado dal convento con quel caro volto impresso nel cuore.Prima di allontanarmi guardo verso la chiesa: "e Tu dove sei?" e con gli occhi inumiditi vado dove nessuno mi attende.