Cuore e regole

Mura calde di vita


°°°Gli odori della mia HogwartsQuando vidi il primo episodio di Harry Potter mi rimase molto impressa la parte della sua entrata a Hogwarts. Un ragazzo che entra in un ambiente nuovo, viene ad appartenere a qualcosa di grande ed affascinante con suoi misteri e variegati personaggi. Esce dall'ambiente ristretto della vita di sempre per affacciarsi ad un mondo nuovo. Mi dissi: "anche per me è stato così".Anch'io adolescente entrai in un mondo nuovo sconosciuto ed affascinante. La storia di Harry Potter mi ricordava la mia entrata in convento ...i miei inizi. Il portone grande e pesante con i suoi ferri e le vernici scrostate. Gli ambienti generosi di spazio, talvolta squallidi ed abbandonati e avolte carichi di fascino e bellezza.  Le mura e le colonne di pietra bianca avevano una patina calda che raccontava storie e vita vissuta. Storia della quale pensavo che avrei fatto parte e mi riempiva di orgoglio. Mi ricordo i pavimenti di tavole e le luci. I suoni di passi e porte lungo i corridoi. Frati che mi si avvicinavano per conoscermi. Chi in modo cordiale e chi con fare più coriaceo. I miei compagni già a studiare nella sala di studio. Prime reazioni e primi commenti.Un frate molto anziano Frate Sebastian mi accolse subito con affetto e mi scovò un cuscino di piume per farmi dormire meglio, era il frate infermiere con addosso odori strani ma piacevoli, come si addice a uno speziale alla buona. Sempre a combattere con la sua famigerata dentiera. Frate Spaso, riservato, pedante e cordiale, quello che qualche anno dopo mi cucì il mio primo saio. Il frate bibliotecario del convento con il volto paffuto e sorridente. Mi incitava a cantare in chiesa ed io per timidezza non lo facevo. "Neanche questa volta hai cantato" mi rimproverava uscendo dalla chesa."No padre, mi vergogno, ma lo farò prima o poi." A Zagabria iniziai a cantare ma non mi sentì mai perché morì prima. Quando anni dopo cantai nella cattedrale di Siena lo ricordai. Ricordo le ore passate con lui in biblioteca. L'odore di carte antiche. Ero emozionato a tenere tra le mani codici antichi e pergamene, carte mangiate dal tempo e dall'inchiostro, colori di lettere fantasiose ora sbiadite ed ora orgogliose su sfondi dorati. Sento la sua voce paziente che mi spiegava le cose. Che onore quando mi diceva di aiutarlo a fare qualcosa tra quegli antichi e preziosi libri. Sono sempre stato un inguaribile curioso. Mi affascinavano le porte chiuse e quando tutto era calmo cercavo le chiavi delle porte oppure mi nascondevo nel coro perché sentivo le suore pregare in chiesa... volevo scoprire chissà quali segreti, quali formule magiche, ... che delusione non averne mai trovato! Ricordo le mattine della domenica quando ovunque risuonavano le campane dei tanti campanili della città ed il loro suono sembrava dare un biancore ancora più vivace alle pietre delle case. Le campane!Mi accompagnano sempre gli odori. L'odore del legno nella sacrestia e nel coro. L'odore che emanavano le pietre del chiostro riscaldato dal sole. L'odore del refettorio alto e luminoso: legno, odori di cibo, olio di oliva e aceto, e pane. Sul muro l'affresco ferito dell'ultima cena ed il lavabo in pietra consumato dal tempo e le foto in bianco e nero sul muro. L'odore dell'incenso e di fiori nella chiesa. L'odore di umido nel museo del convento dove trovavo lo sguardo di Cristo che mi attraversava da quella bellissima croce romanica dipinta con colori vivaci. L'odore fresco ed acidulo della cantina. L'odore di pulito e di serenità che si respirava nell'abbazia di Santa Maria dove andavo per le lezioni di pianoforte. Suor Benedicta che accarezzava i tasti del pianoforte; gesti che aumentavano la grazia delle sue incantevoli mani. L'odore delle foglie di limone che mi piaceva stropicciare tra le dita nel cortile del seminario. L'odore del mare nelle interminabili banchine della città. L'odore di pesce del ristorante nella via dalle pietre lucide. L'erba appena falciata attorno le antiche colonne del foro romano.Questi sono alcuni dei ricordi della mia Hogwarts e se voglio posso chiudere gli ochhi e richiamare quegli odori e per un momento ritornare quattordicenne a Zara, tra pietre bianche e tetti rossi, sotto quelle volte antiche dove è incominciata una avventura che mi segnerà per sempre e che con le sue luci e le sue ombre disegna oggi il mio volto. Mi vedo adolescente, appoggiato al muro antico di quel convento a cercare il suo calore e la sua rassicurante solidità, un muro che ora no ho più.