Cuore e regole

Obbedienza, castità e povertà


°°°Un po' di teologia a braccio non guastaQuando portavo ancora il saio la gente spesso chiedeva cosa volessero dire i tre nodi che si trovavano sulla corda bianca che mi cingeva.Le ipotesi erano spesso bizzarre (tipo i gradi dei militari e quindi la posizione nella scala gerarchica) ma qualcuno sapeva che rappresentano i tre voti: Obbedienza, Castità, Povertà.Sono i voti che i religiosi come suore, monache, frati e la maggioranza dei consacrati emettono. Ci sono anche delle varianti ma in ogni caso, pur con sottolineature diverse, il consacrato esprime una cosa: la volontà di conformarsi a Cristo consegnandosi nelle mani del Padre e conseguentemente rinunciando a se stessi. Kenosis, spogliazione di se, Theiosis, divinizzazione. A parte i diversi passaggi che tradizionalmente vengono indicati nelle Scritture come ispiratori dei voti religiosi, il consacrato si ispira alla vita stessa di Cristo. È lui la Parola (Logos) da leggere nelle parole della Bibbia.obbedienzaCristo è il modello del religioso con la sua totale obbedienza al Padre, accetta la sua volontà fino in fondo, egli è mite e si lascia plasmare dallo Spirito Santo che lo concepisce, che lo guida e spinge a predicare, fino poi a portarlo a Gerusalemme dove sarà crocifisso. Cristo è l’obbediente, ma anche il Padre fa quello che il Figlio chiede e lo Spirito viene mandato sia dal Padre che dal Figlio. C'è una reciproca obbedienza.verginitàIl suo totale ed indiviso amore nei confronti del Padre non lascia spazi per altri amori esclusivi come può essere quello nei confronti di una partner (Gesù e la Maddalena tanto per non far nomi; Codice da Vinci docet!). Egli che comunica l’Essere a tutto ciò che esiste avrebbe bisogno di una donna che lo completi e con la quale vivere la propria fertilità? L’appartenenza al Padre e la dinamica dello scambio dello Spirito in un gesto di eterno ed assoluto amore esclude un cuore diviso tra un amore nei confronti di una donna e quello a Dio. [Attenzione a leggere questo con parametri esistenziali e psicologici, questa è ontologia anche se narrativa, non per fare lo sborrone ma per far capire.] La verginità di Cristo non è assenza di relazione ma conseguenza della sua relazione con il Padre e l’amore più forte di una coppia di sposi non è altro che espressione della vita divina. Alla fine il consacrato non è un single ma uno che vive una intensa relazione di amore. Il cuore quindi non è vuoto. L'idea che il consacrato si sposi con la Chiesa è ridicola. Altrettanto che la Chiesa conceda ai religiosi di sposarsi, allora che senso ha? Che differenza tra religiosi e sposati? Che vivono in condomini più pittoreschi, che vestono con vestiti da carnevale tutto l'anno e sono impeganti di più socialmente e pregano. Beh, aboliamo i religiosi allora, si fa prima. Nota Bene che il discorso è diverso per i sacerdoti diocesani.Anche nell’amore uomo-donna si vive una consacrazione ispirata a quella della Trinità e alla croce ed ha la stessa dignità e valore di quella dei consacrati. Questo è oramai universalmente accettato dalla Chiesa, i religiosi non sono “meglio” dei fedeli. Tutti e due vivono la loro sponsalità e in modi diversi esprimono l'amore divino con il quale sono in comunione; gli sposi con l'intensità della loro relazione esclusiva e i religiosi con il pervasivo e incondizionato amore verso tutti .povertàCristo si spoglia della divinità, assumendo la limitatezza della natura umana. Egli presente in ogni luogo, uomo e donna e molto più che uomo e molto più che donna deve nascere maschio, egli inesprimibile sceglie un solo nome: “Dio salva”. Tutto ciò esprime un gesto di abbandono per amore, un chinarsi al livello dell’uomo, un volersi mettere a fianco come fratello della sua creatura.Tutto ciò ispira il voto della povertà. E faccio solo una brevissima sintesi.Tutto quello che si è detto viene riassunto nella Croce. Il consacrato trae ispirazione dalla stessa vita di Cristo del quale è discepolo, e in particolare da ciò che rappresenta la sintesi e culmine della sua vita ossia il mistero della Croce. Croce come segno di amore a Dio, consegna nelle mani del Padre, ispirata e realizzata dallo Spirito Santo. Croce come gesto gratuito e libero di amore nei confronti del genere umano. La croce non è segno di accettazione incondizionata di sofferenza, come spesso viene detto. La croce per ogni cristiano, ma per il consacrato in particolare, rappresenta la parola definitiva di Dio e non è un parola che dice: dolore, ma dice: amore. Il consacrato quindi sceglie per amore di imitare il Maestro e quindi vivendo una relazione totale sceglie di non realizzarsi come il mondo propone con il potere e l’autodeterminazione (obbedienza), mantenendo il cuore indiviso e vivendo un rapporto esclusivo con Dio solo (castità) e non contando sulla sicurezza dello status economico ma facendo invece posto all’azione di Dio nella propria vita. (Povertà). Tutto questo egli si propone di realizzare nella sua vita e con i voti pubblici egli lo dice davanti alla comunità… gli esiti sono più o meno felici. Chi riesce a realizzare e chi no. Come i propositi della coppia che si sposa d’altronde, la differenza è che il partner del consacrato è Dio. Per quanto perfetto e grande, pieno di amore e saggezza a me ad un certo punto serviva qualcuno che mi accarezzasse il volto ...e se lo facesse Lui ogni tanto e mi venisse un po’ più incontro… no eh!!?… Si io amo ancora Dio e mi commuovo profondamente quando lo penso. Ma il mio dubbio è: soliloqio? Source......Se volete approfondire: Vita Consecrata del 1996 è l'ultimo documento ufficiale. x