°°° Donne, acqua, tempoParlando con un amica di quanto io desideri avere a disposizione una lavatrice mi è venuta quest'idea. Quanto ha fatto la lavatrice per la liberazione della donna? Quanto ha contribuito affinché essa diventasse libera di cercare se stessa e il posto che le spetta nella società. Già perché a qualcuno toccava lavare il bucato... e la vita intanto scorreva.Andare al fiume o alla fontana e li, sulle pietre e sotto l'acqua gelida strusciare i panni portati a spalla in ampie ceste. Schiene piegate su vasche e pietre mentre il gelo inclemente arrossava le dita e irrigidiva le articolazioni. Portare l'acqua a casa con vasi dove bollire i panni sudici entro pentoloni anneriti dalla fuliggine e strofinati bollenti su grate di legno. Quanto tempo passava, quanto tempo è passato?I comuni rubinetti mi fanno pensare a quelle donne che da sempre portavano i loro orci sulle teste ondeggiando con grazia indescrivibile, i loro tempi si consumavano come candele sempre accese. Tempo senza valore? Acqua per bere e nutrire, acqua per lavare. Le mani che il tempo e la fatica mutavano in nodose radici sapevano accarezzare volti con dolcezza infinita. Le nostre bisnonne, le nostre antenate, l'orgoglio dei poveri! Senza saper leggere ma con la sapienza del cuore e quell'amore che come un mantello ti avvolge perché tu possa abbandonarti e dire "sono a casa". Come potevano sapere di lettere queste donne, a cosa serviva ? Perché insegnare loro che esistono altre maniere, altre vite? Perché rendere i loro piccoli giardini tante anguste galere? Poi è arrivata l'acqua nelle case e le lavatrici e la ricerca di una identità mai rivelata veramente. A quando l'acqua, l'elettricità e le lavatrici là dove le donne portano orci che opprimono le menti ed i cuori?
Rivoluzione di una lavatrice
°°° Donne, acqua, tempoParlando con un amica di quanto io desideri avere a disposizione una lavatrice mi è venuta quest'idea. Quanto ha fatto la lavatrice per la liberazione della donna? Quanto ha contribuito affinché essa diventasse libera di cercare se stessa e il posto che le spetta nella società. Già perché a qualcuno toccava lavare il bucato... e la vita intanto scorreva.Andare al fiume o alla fontana e li, sulle pietre e sotto l'acqua gelida strusciare i panni portati a spalla in ampie ceste. Schiene piegate su vasche e pietre mentre il gelo inclemente arrossava le dita e irrigidiva le articolazioni. Portare l'acqua a casa con vasi dove bollire i panni sudici entro pentoloni anneriti dalla fuliggine e strofinati bollenti su grate di legno. Quanto tempo passava, quanto tempo è passato?I comuni rubinetti mi fanno pensare a quelle donne che da sempre portavano i loro orci sulle teste ondeggiando con grazia indescrivibile, i loro tempi si consumavano come candele sempre accese. Tempo senza valore? Acqua per bere e nutrire, acqua per lavare. Le mani che il tempo e la fatica mutavano in nodose radici sapevano accarezzare volti con dolcezza infinita. Le nostre bisnonne, le nostre antenate, l'orgoglio dei poveri! Senza saper leggere ma con la sapienza del cuore e quell'amore che come un mantello ti avvolge perché tu possa abbandonarti e dire "sono a casa". Come potevano sapere di lettere queste donne, a cosa serviva ? Perché insegnare loro che esistono altre maniere, altre vite? Perché rendere i loro piccoli giardini tante anguste galere? Poi è arrivata l'acqua nelle case e le lavatrici e la ricerca di una identità mai rivelata veramente. A quando l'acqua, l'elettricità e le lavatrici là dove le donne portano orci che opprimono le menti ed i cuori?