°°° Spiritualità e bonsai Spesso, se lo vogliamo, possiamo trarre insegnamenti dalle varie attività che facciamo. Il bonsai è la mia passione da tanti anni. Mi sono chiesto perché questi alberelli mi appassionino tanto. Non sono giunto ad una conclusione definitiva. Rappresentano un piccolo mondo che riesco a controllare? Riflettono un bisogno di ordine e bellezza che magari interiormente non ho? Sono delle piccole vite che accudisco? È un modo per fuggire dalla realtà costruendomi un mio mondo? Un mio parrocchiano mi disse una volta: “se tu avessi dei figli non avresti bisogno dei bonsai”. Lui e sua moglie si scusarono per avermelo detto, io rimasi in silenzio… era una nuova ipotesi sulla quale riflettere.Le mie piantine a volte mi hanno aiutato a sopportare momenti difficili, a spezzare catene interminabili di ragionamenti che mi strangolavano la mente ed il cuore. I miei pensieri aggrovigliati, a volte, si sono sciolti tra quelle piccole chiome. Le emozioni sono state placate dalla quiete di questi piccoli esseri. Negli inverni mi suggerivano che sotto quei legni morti, quei rami spogli, continuava a scorrere la linfa. Con docilità si lasciavano lambire dalle asperità dell’inverno. Che emozione vedere i rami del pino raccolto in Croazia coperti di candidi fiocchi. Sapevo che al momento giusto avrebbero riversato con impeto la vita che contenevano. La forza femminile della primavera, soave e vigorosa avrebbe dischiuso gemme invisibili ed i delicati rami avrebbero cercato il sole. Il pino è sempre verde, è costante e non ha cambiamenti clamorosi, l’acero è stupendo in autunno e il melo si ricopre di fiori in primavera mentre il carpino mostra disegni fitti e delicati d’inverno. D’agosto, quando il caldo diventa insopportabile e rischiano di non farcela loro si fermano e vanno in letargo. Le piante sono docili con le stagioni. Non ci sono alberi brutti, forse molti non diventeranno dei capolavori assoluti, ma ogni pianta possiede una sua identità, una bellezza possibile. Non si deve stravolgere la loro identità, un acero non è un pino ed un ginepro non è un azalea. Il rami e le foglie cresciute apparentemente in disordinatamente catturano la mia mente e mi abbandono a cercare nuovi disegni e nuovi equilibri. Le loro potenzialità possono essere scoperte solo se si ruota ed inclina il vaso e la pianta si osserva da ogni angolo. Non è detto che il lato che si è sempre immaginato come quello giusto sia il migliore. I progetti non sono mai definitivi perché la vita li modifica ed il passato non ritornerà più. Dopo un po’ è necessario rimodellare nuovamente la pianta; rami interi possono seccare, per incidenti, a causa di malattie, per incuria, per motivi misteriosi oppure siamo noi stessi a tagliarli perché possono comparire germogli nuovi che ci suggeriscono altre forme, altre soluzioni. Per me è una forma d’arte in continua evoluzione, come noi.
Interessi
°°° Spiritualità e bonsai Spesso, se lo vogliamo, possiamo trarre insegnamenti dalle varie attività che facciamo. Il bonsai è la mia passione da tanti anni. Mi sono chiesto perché questi alberelli mi appassionino tanto. Non sono giunto ad una conclusione definitiva. Rappresentano un piccolo mondo che riesco a controllare? Riflettono un bisogno di ordine e bellezza che magari interiormente non ho? Sono delle piccole vite che accudisco? È un modo per fuggire dalla realtà costruendomi un mio mondo? Un mio parrocchiano mi disse una volta: “se tu avessi dei figli non avresti bisogno dei bonsai”. Lui e sua moglie si scusarono per avermelo detto, io rimasi in silenzio… era una nuova ipotesi sulla quale riflettere.Le mie piantine a volte mi hanno aiutato a sopportare momenti difficili, a spezzare catene interminabili di ragionamenti che mi strangolavano la mente ed il cuore. I miei pensieri aggrovigliati, a volte, si sono sciolti tra quelle piccole chiome. Le emozioni sono state placate dalla quiete di questi piccoli esseri. Negli inverni mi suggerivano che sotto quei legni morti, quei rami spogli, continuava a scorrere la linfa. Con docilità si lasciavano lambire dalle asperità dell’inverno. Che emozione vedere i rami del pino raccolto in Croazia coperti di candidi fiocchi. Sapevo che al momento giusto avrebbero riversato con impeto la vita che contenevano. La forza femminile della primavera, soave e vigorosa avrebbe dischiuso gemme invisibili ed i delicati rami avrebbero cercato il sole. Il pino è sempre verde, è costante e non ha cambiamenti clamorosi, l’acero è stupendo in autunno e il melo si ricopre di fiori in primavera mentre il carpino mostra disegni fitti e delicati d’inverno. D’agosto, quando il caldo diventa insopportabile e rischiano di non farcela loro si fermano e vanno in letargo. Le piante sono docili con le stagioni. Non ci sono alberi brutti, forse molti non diventeranno dei capolavori assoluti, ma ogni pianta possiede una sua identità, una bellezza possibile. Non si deve stravolgere la loro identità, un acero non è un pino ed un ginepro non è un azalea. Il rami e le foglie cresciute apparentemente in disordinatamente catturano la mia mente e mi abbandono a cercare nuovi disegni e nuovi equilibri. Le loro potenzialità possono essere scoperte solo se si ruota ed inclina il vaso e la pianta si osserva da ogni angolo. Non è detto che il lato che si è sempre immaginato come quello giusto sia il migliore. I progetti non sono mai definitivi perché la vita li modifica ed il passato non ritornerà più. Dopo un po’ è necessario rimodellare nuovamente la pianta; rami interi possono seccare, per incidenti, a causa di malattie, per incuria, per motivi misteriosi oppure siamo noi stessi a tagliarli perché possono comparire germogli nuovi che ci suggeriscono altre forme, altre soluzioni. Per me è una forma d’arte in continua evoluzione, come noi.