Cuore e regole

Indulgenze + o - plenarie


°°° facciamo un po' gli insiderIeri pomeriggio entrando in una chiesa a Lucca ho notato sopra la porta un cartello affisso che recitava: "100 giorni di indulgenza", mi sono detto che avrei potuto scrivere un post sulle indulgenze. Alla tv ogni tanto se ne sente parlare; indulgenza plenaria per le messe del papa a destra e a manca, per giubilei vari più o meno importanti, eventi ecclesiali di varia natura e portata. In quelle occasioni i figli della Riforma trovano motivo di rispolverare le sacrosante ragioni di Lutero,la stragrande parte dell'pubblico nemmeno sa di cosa si parla mentra frotte di cattolicissimi avventori si recano a quegli eventi e luoghi con la bavina sulla bocca  per "lucrare" l'indulgenza.Ma i teologi cattolici ne parlano? Si, ne parlano ma turandosi il naso. Tutti i miei professori nei sette anni di università lo hanno fatto così. Non c'è più un motivo valido per prenderle in considerazione. L'odierna teologia in generale e quella dei Sacramenti in particolar modo si basa su categorie molto diverse da quelle filosofiche che offrirono la base sulla quale poi costruire la dottrina delle indulgenze.Il tutto si basa su delle considerazioni che hanno una loro logica interna, ma sono anche molto artificiose. (Premetto che bisognerebbe fare una introduzione sulla teologia scolastica, ma lasciamo stare che sennò nessuno poi legge). La teologia medievale trattando del peccato cercò di definire gli effetti che il peccato aveva per la persona e introdusse una distinzione di colpa e pena. Con il peccato si diventa soggetti all'ira di Dio offeso dal nostro gesto, perdiamo la sua grazia e quindi siamo passibili di dannazione. Questa colpa viene rimossa con il sacramento della Confessione dove per i meriti di Cristo morto in croce per noi ci viene perdonato il peccato... se non fosse per lui; sega! Dunque, il Padre guardano suo Figlio ci riveste della sua grazia e quindi non finiamo all'Inferno. Ma con la regola del: chi rompe paga, noi dobbiamo emendarci. Questa è la pena che andrà scontata al purgatorio e secondo qualche autore anche durante la vita. (Dipende dal sistema di pagamento che si preferisce.) Questa pena però può essere "ripagata" con i meriti dei santi martiri, è il tesoro sprituale della Chiesa. I meriti dei martiri sono sovrabbondanti e avanzano, i martiri non ne avrebbero avuto bisogno quindi la Chiesa ne dispone e li da a piacimento quando qualcuno ne ha bisogno o, come in passato, usando le indugenze come merce di scambio.I teologi inorridiscono davanti alle teorie arzigogolate che ho detto sopra, ma ci sono preti cresciuti a pane e Summa Theologica che ingrassano di orgoglio per queste robe.Se uno si confessa e si pente e decide di ritornare sui suoi passi. Se prega con la Chiesa e riceve l'eucaristia, quindi si pone in una dipsizione di conversione  e revisione di vita non c'è bisogno di alcunché, nessuna Indulgenza plenaria che sia può aggiungere qualcosa a quella persona. Il Mistero non si divide, non si seziona, è assoluto riversato nella persona. La Chiesa che fa allora con questi discorsi di indulgenze? Vende fumo (si fa per dire). Come i regali che fanno i commercianti, non ti regalano niente, hanno solo aumentato il prezzo dell'articolo acquistato ma tu sei contento per aver fatto un affare. L'unico motivo, reale, per il quale è ancora in piedi questo rimasuglio di teologia medievale è quello pastorale. La gente coglie la eccezionalità del momento e si riavvicina al Sacramento della Riconciliazione (Confessione).  Da ex confessore posso confermare che tantissima gente che non si confessa da tanti anni in quelle occasioni ritorna a confessarsi. C'è chi si confessa tre volte all'anno: Natale, Pasqua e per il Perdono d'Assisi, legato, quest'ultimo, alla Indulgenza plenaria. Quindi per il bene che le persone ottengono la Chiesa sorvola sulla purezza biblica e teologica della dottrina sulle indugenze.Io nel mio piccolo confermo la scelta.Ah, l'indulgenza plenaria si può "lucrare" (che termine del menga!) ogni giorno dicendo il rosario in famiglia o comunità, con la pratica della Via Crucis, leggendo la Parola di Dio per un ora (mi sembra un ora, boh?) e qualche altra situazione. Sempre però confessandosi, partecipando alla Santa Messa, recitando il Credo, (così da allontanare l'idea di fare una cosa superstiziosa) e recitando un Pater, Ave, Gloria per le intenzioni del papa (questo vuole dire essere in comunione con la Chiesa, essere solidale con l'opera del Pastore che da solo non potrebbe sostenere la missione affidatagli.) Lucrate, lucrate!