Cuore e regole

Figli di Edipo e figlie di Elettra


°°°le mani dei padriNon ho molti ricordi su mio padre anche se il mio rapporto con lui è stato regolare e continuativo. Forse non ho molti ricordi perché non ci sono state cose particolarmente incisive nella mia infanzia che lo vedono protagonista. Ricordo le ore passate in in devoto silenzio accanto al suo tavolo da disegno ingombro di fogli di progetti di navi, compassi, righelli, pennini e tante altre cose che m'affascinavano.Penso che il suo ruolo sia stato determinante per me e i miei fratelli più per la sua assenza che per errori commessi. (Mia madre invece ha potuto "godersi" anche gli errori!) Già, un padre è sempre importante per il nostro mondo interiore sia per le cose che fa sia per quelle che non fa.Non ricordo di aver mai ricevuto una carezza, un abbraccio, forse qualche raro complimento; tesoro d'inestimabile valore. Non era una persona rude, tutt'altro! Una volta sola ricordo di essere stato picchiato da lui, forse due. Ricordo che quando lo fece non sapeva come farlo, temeva di farmi male. Picchiare un figlio piccolo richiede non la violenza di un uomo ma il tatto di un padre. Ripensando a quel fatto credo che egli non sapesse come si tocca un figlio, non sapeva come accarezzarlo e non sapeva picchiarlo. Ci sono tante famiglie dove non ci si sa toccare, famiglie emotivamente aride nelle quali i membri non sanno scambiarsi espressioni di affetto, gli unici momenti nei quali c'è uno scambio di emotività è quando ci si scontra.Io e i miei fratelli eravamo un contorno per nostro padre e lui non riusciva a comprendere bene cosa dovesse fare. Era completamente incapace di instaurare una relazione dinamica e costruttiva con noi, come se fosse spaventato. Si sentiva inadeguato, incapace di relazionarsi e quindi ci sfuggiva. Errori, non cattiverie!Cosa fa un padre con i propri figli? La madre, la donna, quando tiene in braccio un bambino tende a volgere la sua testa verso i lei, a far appoggiare il volto sul suo seno e proteggerlo con le mani.Un uomo che tiene un bimbo è diverso, soprattutto se è maschio. Egli lo tiene in braccio con la schiena appoggiata sul suo petto mentre l'altro braccio sorregge il corpo. Il volto del bambino è rivolto all'esterno e la sua testa è libera di muoversi ed i suoi occhi di esplorare.Ecco, forse è questo il ruolo del padre: accompagnare i figli all'esterno della casa, farli entrare nel mondo, nella società, nella vita, incoraggiarli ad affrontare le sfide, ad aggredire gli ostacoli ... a rischiare. Il compito del padre non è quello di sedurci ma di renderci capaci di autonomia, di pensare con la nostra testa, di farci valere, di decidere per conto nostro e di assumerci poi le responsabilità. Lui ci dovrebbe accompagnare alla porta e spingerci ad iniziare la nostra vita.Mio padre non l'ha fatto. Non so perché. Quello che doveva fare lui l'ho imparato da solo per fortuna.Lui non potrebbe aggiungere più niente anche se volesse farlo.Purtroppo per lui egli non avrà più occasione di farlo. Non sento rancore, solo compassione.Si abbandona la casa ed il tetto paterno solo quando si accetta che i nostri genitori abbiano potuto sbagliare con noi. Solo se smettiamo di presentarci alla loro porta come creditori di un passato che loro non potranno mai renderci. Solo allora siamo liberi di procedere nella nostra vita.Con quello che abbiamo in tasca, poco o molto che sia.