°°° False virtùIl lavoro è una necessità. La persona che lavora onestamente, con passione, con competenza è senz'altro una persona virtuosa. Il lavoro è addirittura un'attività divina. Dice Gesù: "mio Padre lavora ed anch'io lavoro". Il lavoro è la missione di Adamo nel suo paradiso ancora incorrotto. Il lavoro libera l'uomo? Non lo so se libera, semmai lo impegna, eventualmente ciò che guadagna lo rende più libero. L'uomo che non lavora con liberalità ne diventa schiavo. Lavorare è addirittura una droga approvata dalla società. Ma non c'è niente di virtuoso in una persona non libera per quanto ciò che produce possa essere utile a qualcuno. Gli anglosassoni hanno coniato un neologismo per il fenomeno: workaholism. Persone che sanno solo lavorare e non sanno condurre una vita privata. Persone che nascondono dietro la loro professione un'estrema povertà umana, affettiva, culturale. Essi sanno di essere virtuosi perché la nostra società glielo dice, perché la cultura religiosa del nostro Paese ha sposato tale borghese convinzione. In altre società più evolute oramai non è più così... Il lavoro non rende l'uomo santo, anzi, lo può abbruttire. La santità prevede un' evoluzione dell'uomo. Il lavoro è solo una parte della costruzione della persona nella sua complessità; senza armonia, senza equilibrio l'uomo è una caricatura o addirittura una mostruosità. L'unica cosa che Dio vuole, ma anche l'unica cosa che conta è la persona in se stessa. Se un uomo non sa vivere, se non sa godere, se non ha interessi, se non sa riposare, se non sa amare, se non ha tempo per il prossimo, se non ha tempo per pregare, se non sa dedicare tempo alle persone più vicine egli è solo un poveraccio che fugge da se stesso e si rifugia in un mondo a se: la sua scrivania, la sua officina...
Arbeit macht man frei
°°° False virtùIl lavoro è una necessità. La persona che lavora onestamente, con passione, con competenza è senz'altro una persona virtuosa. Il lavoro è addirittura un'attività divina. Dice Gesù: "mio Padre lavora ed anch'io lavoro". Il lavoro è la missione di Adamo nel suo paradiso ancora incorrotto. Il lavoro libera l'uomo? Non lo so se libera, semmai lo impegna, eventualmente ciò che guadagna lo rende più libero. L'uomo che non lavora con liberalità ne diventa schiavo. Lavorare è addirittura una droga approvata dalla società. Ma non c'è niente di virtuoso in una persona non libera per quanto ciò che produce possa essere utile a qualcuno. Gli anglosassoni hanno coniato un neologismo per il fenomeno: workaholism. Persone che sanno solo lavorare e non sanno condurre una vita privata. Persone che nascondono dietro la loro professione un'estrema povertà umana, affettiva, culturale. Essi sanno di essere virtuosi perché la nostra società glielo dice, perché la cultura religiosa del nostro Paese ha sposato tale borghese convinzione. In altre società più evolute oramai non è più così... Il lavoro non rende l'uomo santo, anzi, lo può abbruttire. La santità prevede un' evoluzione dell'uomo. Il lavoro è solo una parte della costruzione della persona nella sua complessità; senza armonia, senza equilibrio l'uomo è una caricatura o addirittura una mostruosità. L'unica cosa che Dio vuole, ma anche l'unica cosa che conta è la persona in se stessa. Se un uomo non sa vivere, se non sa godere, se non ha interessi, se non sa riposare, se non sa amare, se non ha tempo per il prossimo, se non ha tempo per pregare, se non sa dedicare tempo alle persone più vicine egli è solo un poveraccio che fugge da se stesso e si rifugia in un mondo a se: la sua scrivania, la sua officina...