°°°Una reazione all' ultimo post di Elisar81Il principio fondamentale sul quale si basa il cristianesimo è estremamente semplice e si risolve in due punti: la persona, la relazione. Il mondo semitico/ebraico non conosce concetti astratti come per es. il verbo essere. Una cosa esiste se è in relazione a noi altrimenti "essere" è un concetto inutile. La conoscenza stessa è un concetto relazionale tanto che nella Bibbia la conoscenza è addirittura sinonimo di atto sessuale. Non si conosce se non si ama. La relazionalità è alla base anche della religione Biblica. Dio prima di rivelare un nome (YHWH significa relazione: "Io-sono-in-relazione-a-te" oppure "Io-sono-per-te") si mette in relazione ad Abramo. Un Tu che irrompe dal silenzio e inizia una relazione. Comincia così la storia di Abramo che è l'inizio della storia di Israele: "Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò" (Gn 12,1) Prima di diventare un nome, un idea, una dottrina Dio è esperienza, storia, vita. Lui è il Dio dei Padri, un Dio senza nome del quale i Padri hanno fatto esperienza. Un TU si è messo in relazione a noi. Anche nella lettera di Giovanni troviamo eco a questa cosa con l'inizio della Prima lettera: Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato,ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta. Anche qui vediamo che prima di un testo, un'idea, una teoria esiste un'esperienza di relazione. Il centro quindi della fede cristiana come anche quella ebraica si risolve con la capacità di costruire o demolire una relazione con Dio e con il prossimo. La qualità necessaria per costruire è l'amore. Gesù stesso più che portare parole è lui stesso Parola, Verbo. Lui svela la relazione con il Padre (la paternità e la figliolanza sono termini relazionali) e ci fa capire che tipo di relazione ha Dio con noi. Per questo la croce è la massima rivelazione di Dio. La relazione tra Dio e noi e quella tra noi uomini è quindi la chiave di lettura della Bibbia e il punto fondamentale sia del progresso che del fallimento spirituale. Noi siamo capaci di relazione con Dio, tramite Cristo noi entriamo in una nuova dimensione di relazione ma non mi dilungo su questo tema fondamentale! Non si tratta di tecniche, energie, magie, formule, versetti, dottrine, leggi ecc. Si tratta sempre di lavorare su di noi, sulla volontà, sulle azioni, sulle parole, sui pensieri... ed è questo la cosa più difficile. La vicina rompiballe, la suocera impicciona, la mamma che non capisce, il povero che puzza, la collega di lavoro che ci sta, il cliente un po' fesso, l'ostacolo imprevisto, siamo sempre noi in tutto questo carosello di relazioni, noi con le nostre scelte che costruiamo o distruggiamo. Tutto ciò è profondamente umano e il percorso di maturazione psicologica, affettiva, sociale va a pari passo con quella spirituale e religiosa. Il bambino nasce incapace di relazione e come un essere perfettamente egoista e egocentrico ma pian piano entra in rapporto con il prossimo fino a superare se stesso imparando a donarsi, a dimenticarsi per qualcuno o qualcosa. L'oblatività, la generosità, l'apertura al prossimo fino al sacrificio di se sono il punto di arrivo umano, psicologico, sociale e religioso. Cristo morto sulla croce è quindi il punto d'arrivo, il modello di ciò che l'uomo è chiamato a fare.(P.S. Questa è solo una sintesi di tantissimi discorsi che andrebbero fatti ed approfonditi... )
Esoterismega
°°°Una reazione all' ultimo post di Elisar81Il principio fondamentale sul quale si basa il cristianesimo è estremamente semplice e si risolve in due punti: la persona, la relazione. Il mondo semitico/ebraico non conosce concetti astratti come per es. il verbo essere. Una cosa esiste se è in relazione a noi altrimenti "essere" è un concetto inutile. La conoscenza stessa è un concetto relazionale tanto che nella Bibbia la conoscenza è addirittura sinonimo di atto sessuale. Non si conosce se non si ama. La relazionalità è alla base anche della religione Biblica. Dio prima di rivelare un nome (YHWH significa relazione: "Io-sono-in-relazione-a-te" oppure "Io-sono-per-te") si mette in relazione ad Abramo. Un Tu che irrompe dal silenzio e inizia una relazione. Comincia così la storia di Abramo che è l'inizio della storia di Israele: "Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò" (Gn 12,1) Prima di diventare un nome, un idea, una dottrina Dio è esperienza, storia, vita. Lui è il Dio dei Padri, un Dio senza nome del quale i Padri hanno fatto esperienza. Un TU si è messo in relazione a noi. Anche nella lettera di Giovanni troviamo eco a questa cosa con l'inizio della Prima lettera: Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato,ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta. Anche qui vediamo che prima di un testo, un'idea, una teoria esiste un'esperienza di relazione. Il centro quindi della fede cristiana come anche quella ebraica si risolve con la capacità di costruire o demolire una relazione con Dio e con il prossimo. La qualità necessaria per costruire è l'amore. Gesù stesso più che portare parole è lui stesso Parola, Verbo. Lui svela la relazione con il Padre (la paternità e la figliolanza sono termini relazionali) e ci fa capire che tipo di relazione ha Dio con noi. Per questo la croce è la massima rivelazione di Dio. La relazione tra Dio e noi e quella tra noi uomini è quindi la chiave di lettura della Bibbia e il punto fondamentale sia del progresso che del fallimento spirituale. Noi siamo capaci di relazione con Dio, tramite Cristo noi entriamo in una nuova dimensione di relazione ma non mi dilungo su questo tema fondamentale! Non si tratta di tecniche, energie, magie, formule, versetti, dottrine, leggi ecc. Si tratta sempre di lavorare su di noi, sulla volontà, sulle azioni, sulle parole, sui pensieri... ed è questo la cosa più difficile. La vicina rompiballe, la suocera impicciona, la mamma che non capisce, il povero che puzza, la collega di lavoro che ci sta, il cliente un po' fesso, l'ostacolo imprevisto, siamo sempre noi in tutto questo carosello di relazioni, noi con le nostre scelte che costruiamo o distruggiamo. Tutto ciò è profondamente umano e il percorso di maturazione psicologica, affettiva, sociale va a pari passo con quella spirituale e religiosa. Il bambino nasce incapace di relazione e come un essere perfettamente egoista e egocentrico ma pian piano entra in rapporto con il prossimo fino a superare se stesso imparando a donarsi, a dimenticarsi per qualcuno o qualcosa. L'oblatività, la generosità, l'apertura al prossimo fino al sacrificio di se sono il punto di arrivo umano, psicologico, sociale e religioso. Cristo morto sulla croce è quindi il punto d'arrivo, il modello di ciò che l'uomo è chiamato a fare.(P.S. Questa è solo una sintesi di tantissimi discorsi che andrebbero fatti ed approfonditi... )