IL MONDO FATATO

Pd, l'assemblea vota: segretario subito


L'Assemblea del Pd ha votato per eleggere oggi un segretario, spianando la strada all'arrivo alla segreteria di Dario Franceschini in attesa del congresso e della scelta di un nuovo leader. È l'esito della votazione realizzata facendo alzare ai delegati il badge verde. Con la decisione di eleggere oggi un segretario, non passa dunque l'opzione di chi voleva andare entro un mese alle primarie per eleggere un nuovo leader dopo le dimissioni di Walter Veltroni. Per la segreteria sarà quindi una sfida a due tra Arturo Parisi (che ha confermato oggi la sua candidatura) e Franceschini. Il successore di Walter Veltroni rimarrà in carica fino al prossimo congresso del partito, che per statuto deve svolgersi entro ottobre.Sui 1.229 delegati - nemmeno la metà degli aventi diritto - sono stati 1.006 quelli che hanno votato per eleggere oggi un segretario, 207 i no e 16 gli astenuti. L'Assemblea è quindi passata alla presentazione delle candidature alla segreteria e all'elezione del nuovo segretario, che verrà scelto fra il favorito Franceschini, appoggiato dai big del partito, e Arturo Parisi, che ha annunciato di volerlo sfidare. «Questo è il momento della verità e non delle emozioni, serve chiarezza ed il momento in cui tutti insieme ci rimbocchiamo le maniche»: così Franceschini, aprendo il suo discorso all'Assembleanazionale del Pd subito dopo il via libera dei delegati all'elezione di un nuovo segretario. «Azzererò il coordinamento, il governo ombra e tutti gli organismi nazionali salvo la direzione», ha poi annunciato Franceschini. «Ricostruirò nuove forme collegiali - assicura Franceschini - e aprirò ai sindaci, ai segretari regionali e provinciali. Ma non farò nessuna trattativa con nessuno, sceglierò io, mi prendo la responsabilità. E chi batte le mani adesso - dice mentre la platea applaude - non venga a chiedere poi la nomina di qualcuno. Non sono qui per costruire il mio futuro personale. Il mio lavoro finisce ad ottobre. Io non avrò né padrini né protettori». «Se eletto. giurerò a Ferrara sul testo della Costituzione di mio padre». La "standing ovation" dell'assemblea scatta per Franceschini non sull'esposizione di nuova organizzazione del partito, di nuove alleanze o di nuove linee politiche, ma su un annuncio di carattere personale, familiare, anche se altamente simbolico e carico di un alto significato: se eletto alla guida del partito giurerà nella sua Ferrara su un testo della Costituzione tenuto gelosamente nella libreria dall'anziano papà. E' la frase che fa scattare in piedi tutta la platea e che conclude il suo intervento, con la promessa che il Partito democratico ce la farà.Dal palco Anna Finocchiaro, che presiede i lavori alla Fiera di Roma, nel suo discorso di apertura aveva ringraziato il segretario dimissionario: «Lasciatemi ringraziare Walter Veltroni», ha scandito senza scaldare la platea. E' partito infatti un tiepido applauso e a battere le mani sono stati solo una parte dei delegati.«Noi non torniamo indietro, non abbiamo paura, non è l'8 settembre che ci attende», ha detto Finocchiaro. «Noi non siamo un gregge - ha aggiunto - che si disperde alla prima sassata».Piero Fassino è intervenuto a favore dell'elezione oggi del segretario del Pd. Franceschini è secondo l'ex segretario dei Ds, la persona giusta per farlo. «Abbiamo bisogno di una guida solida e sicura e subito».Marini. «L'elezione di Franceschini a segretario è un passaggio serio. Chi vuole questa soluzione non è per chiudere». L'ex presidente del Senato Franco Marini ha spiegato così, prima dell'avvio dell'Assemblea nazionale del Pd, perché a suo avviso è meglio eleggere oggi un segretario. «In base al nostro statuto - aggiunge - il meccanismo per fare le primarie richiede passaggi lunghi e complessi, una procedura che si può stringere quanto si vuole ma è lunga, e noi abbiamo il voto in 70 province. Non si può coinvolgere la gente in tre giorni».Bersani: «Quando ci sarà il congresso, io ci sarò». Pier Luigi Bersani non ha alcuna intenzione di ritirarsi dalla corsa per la leadership del Pd, ma lega la sua candidatura a «una discussione seria» che a suo avviso si può fare solo con il congresso ad ottobre. «Sono in campo - spiega Bersani - e non per rimettere, come dice qualche giornale oggi, "il dentifricio nel tubetto"; prima di tutto perché non so quanto dentifricio c'è rimasto nel tubetto e poi certo non faccio i miracoli ma provo a risolvere i problemi del Pd». «Chi vuole eleggere oggi un segretario - sostiene Bersani - non sottovaluta i problemi; anzi, ha dei motivi per fare il meglio possibile per la ditta. Ci sono troppi problemi seri per essere sbrogliati in un mese come dovrebbe avvenire se facessimo le primarie».Parisi conferma la candidatura. Parisi ha aperto il suo intervento all'assemblea confermando la sua candidatura a segretario, in alternativa a quella di Franceschini. «Per rispetto di chi si riconosce in me e nella nostra posizione - ha detto Parisi - ma soprattutto per amore del partito, ho ritenuto di dover confermare la mia candidatura, anche se il risultato del primo voto è abbastanza chiaro, 86% contro 14%, e quindi la riunione è già finita».«Serve una guida legittimata». Il Pd è di fronte a un «passaggio drammatico» segnato da «rabbia e smarrimento. Per questo dobbiamo trovare una posizione forte. Il Pd ha bisogno di una guida autorevole e legittimata». Con queste parole Arturo Parisi torna a ribadire che le primarie sono la condizione necessaria per rilanciare il progetto. «Grazie Walter: non tu, ma noi non ce l'abbiamo fatta». «No, caro Walter, non tu, ma noi assieme, non ce l'abbiamo fatta - ha detto Parisi rivolgendo un "grazie" a Veltroni -. Non sono qui per dire "ve l'avevo detto", è il fallimento di tutti noi. Ma siamo stati, siamo e saremo un partito. Siamo grati a Walter, lo ringraziamo per il gesto forte che lo ha portato a caricarsi della responsabilità di dire in prima persona quello che noi sentiamo al plurale: abbiamo fallito, ma dobbiamo continuare, non possiamo tornare indietro».«Primarie vere, primarie sempre». Il "popolo delle primarie" fa sentire la sua voce all'Assemblea del Pd. Dopo aver sollevato lo striscione "primarie subito" hanno iniziato a fischiare e a gridare "vergogna tutti a casa" per contestare Ermete Realacci che dal palco spiegava perché per il Pd non è tempo di primarie. Una contestazione limitata ma che ha subito attirato l'attenzione delle telecamere e l'intervento di Anna Finocchiaro: «Vorrei dire agli urlatori che l'unico effetto è di richiamare le telecamere e dare una rappresentazione falsata dell'assemblea. In questa assemblea seria formata da 1.274 delegati, vorrei dire a questo gruppetto di andare a urlare fuori».Bindi. «Serve un segretario di garanzia che si assuma la responsabilità di quanto successo fino ad ora e che azzeri la gestione maggioritaria». È quanto afferma Rosy Bindi e ribadendo dunque di essere a favore dell'elezione oggi di una nuova segreteria in vista di «un congresso vero» che si dovrà tenere dopo le elezioni europee e amministrative di giugno.