VIOLENZA SULLE DONNE

Post N° 97


Prefazione al libro “Mai più. Fermare la violenza sulle donne” di Irene Khan, Segretaria Generale di Amnesty International” Conobbi Jamila, una ragazza afghana di sedici anni, nella prigione femminile di Kabul lo scorso anno. La prigione era affollata di donne accusate di adulterio, donne che fuggivano dalla brutalità dei loro mariti o che desideravano un matrimonio di propria scelta. Jamila era stata prelevata dalla sua casa di Kunduz l’anno prima, obbligata a sposarsi, sottoposta ad abusi e stuprata. Quando lo zio del marito la minacciò di stupro, non poté più sopportare la sua situazione e fuggì di casa. Ben presto fu presa dalla polizia e mandata in carcere per aver abbandonato il marito. Jamila mi raccontò che voleva tornare dai suoi genitori, ma temeva che il padre l’avrebbe uccisa perché, secondo lui, aveva infangato l’onore della famiglia. Se non l’avesse fatto lui, certamente l’avrebbe fatto l’uomo che era stata costretta a sposare. Le sue paure non erano infondate. All’inizio dello scorso anno, il presidente afghano Hamid Karzai aveva concesso un’amnistia a una ventina di donne e ragazze come lei. Alcune furono uccise dalle loro stesse famiglie, altre “scomparvero”. Nonostante tutto ciò, gli occhi di Jamila si illuminavano di speranza mentre mi raccontava che un giorno sarebbe uscita di prigione, avrebbe sposato l’uomo che voleva e sarebbe vissuta libera.