IL MESSAGGERO (Metropolitana)Segregata e violentata dal branco Cave, giovane romena in balia di tre connazionali: liberata dai carabinieri di MASSIMO SBARDELLA Donna romena stuprata e picchiata per ore da tre connazionali. L'avevano convinta a recarsi nella loro abitazione di Cave con il miraggio di trovare un lavoro che le permettesse di sanare il proprio stato di clandestina. Ma è una giornata di speranza si è trasformata in un inferno con i tre che ne hanno abusato a turno per ore. Ora la donna è malconcia e sotto choc mentre i malviventi, tutti irregolari, Alecu Cornelius e Balon Marian, di 29 anni, e Claudio Nastase, di 26, sono rinchiusi nel carcere di Rebibbia a disposizione del magistrato. Teatro dell'assurda vicenda un appartamento del centro di Cave, sulla ex statale 155, dove la trentaseienne Irina (nome di fantasia per tutelarne la privacy) era stata invitata per un incontro. Tutti originari di Socsani, in Romania, i quattro si conoscevano da tempo. Nella loro terra d'origine avevano anche lavorato insieme alle dipendenze dello stesso ristorante. Insomma c'era un legame di amicizia che non lasciava minimamente immaginare ad una tanto vile aggressione. E' per questo che, dopo aver ricevuto la cortese telefonata di invito, Irina è salita senza timori sul pullman che l'ha condotta a Cave. Ha incontrato gli amici. Hanno parlato a lungo, tra ricordi e prospettive di chi condivide il difficile status di immigrato. Clandestino per giunta. L'ambiente sembrava accogliente ed ospitale. Dopo pranzo, però, qualcosa è cambiato. Complice, forse, qualche bicchiere di troppo, i tre hanno iniziato a fare pesanti apprezzamenti nei confronti della donna che non ha fatto a tempo a capire cosa stesse accadendo che si è trovata i tre addosso. Sono state ore di inferno. In preda a follia quasi maniacale, i tre l'hanno picchiata per costringerla ad avere rapporti sessuali con loro. Inutili le resistenze della donna che è stata selvaggiamente violentata dai connazionali. Non c'era modo di fermare quell'inferno. Ma i balordi, che nel frattempo avevano continuato a bere alcolici, non hanno tenuto conto che Irina, seppure mal ridotta, avesse ancora il telefono cellulare. Il telefono, infatti, si trovava nella stanza dove la donna, dopo il brutale trattamento, è stata chiusa a chiave mentre Alecu, Claudio e Marian si sono spostati in cucina per l'ultimo brindisi con una bottiglia di Palinga, il liquore rumeno. La donna ha raccolto le ultime forze e, nel tentativo di porre fine a quel calvario, ha chiamato un'amica, residente a Roma, avvisandola di quanto le fosse accaduto. Ed è subito scattato l'allarme al 112. Sul posto sono prontamente piombati i carabinieri delle stazioni di Cave e Genazzano che, agli ordini del maresciallo Rinaldo Carozza e coadiuvati dal Nucleo operativo e radiomobile di Palestrina, hanno circondato l'abitazione dei tre prima di fare irruzione nell'appartamento e mettere la parola fine ad un pomeriggio di terrore. Mentre la donna veniva trasportata al vicino ospedale di Palestrina, dove è stata medicata e giudicata guaribile in 20 giorni, scattavano le manette ai polsi dei malviventi. Per tutti i reati ipotizzati sono quelli di violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, minacce, lesioni personali e percosse. Tutti reati particolarmente gravi. In attesa che si concluda l'iter investigativo e vengano raccolti tutti gli elementi utili per arrivare alla perfetta ricostruzione degli eventi, il magistrato del tribunale di Tivoli, dottoressa Ceraso, ha convalidato gli arresti costringendo i tre a restare chiusi nel carcere di Rebibbia in attesa del processo.
Post N° 104
IL MESSAGGERO (Metropolitana)Segregata e violentata dal branco Cave, giovane romena in balia di tre connazionali: liberata dai carabinieri di MASSIMO SBARDELLA Donna romena stuprata e picchiata per ore da tre connazionali. L'avevano convinta a recarsi nella loro abitazione di Cave con il miraggio di trovare un lavoro che le permettesse di sanare il proprio stato di clandestina. Ma è una giornata di speranza si è trasformata in un inferno con i tre che ne hanno abusato a turno per ore. Ora la donna è malconcia e sotto choc mentre i malviventi, tutti irregolari, Alecu Cornelius e Balon Marian, di 29 anni, e Claudio Nastase, di 26, sono rinchiusi nel carcere di Rebibbia a disposizione del magistrato. Teatro dell'assurda vicenda un appartamento del centro di Cave, sulla ex statale 155, dove la trentaseienne Irina (nome di fantasia per tutelarne la privacy) era stata invitata per un incontro. Tutti originari di Socsani, in Romania, i quattro si conoscevano da tempo. Nella loro terra d'origine avevano anche lavorato insieme alle dipendenze dello stesso ristorante. Insomma c'era un legame di amicizia che non lasciava minimamente immaginare ad una tanto vile aggressione. E' per questo che, dopo aver ricevuto la cortese telefonata di invito, Irina è salita senza timori sul pullman che l'ha condotta a Cave. Ha incontrato gli amici. Hanno parlato a lungo, tra ricordi e prospettive di chi condivide il difficile status di immigrato. Clandestino per giunta. L'ambiente sembrava accogliente ed ospitale. Dopo pranzo, però, qualcosa è cambiato. Complice, forse, qualche bicchiere di troppo, i tre hanno iniziato a fare pesanti apprezzamenti nei confronti della donna che non ha fatto a tempo a capire cosa stesse accadendo che si è trovata i tre addosso. Sono state ore di inferno. In preda a follia quasi maniacale, i tre l'hanno picchiata per costringerla ad avere rapporti sessuali con loro. Inutili le resistenze della donna che è stata selvaggiamente violentata dai connazionali. Non c'era modo di fermare quell'inferno. Ma i balordi, che nel frattempo avevano continuato a bere alcolici, non hanno tenuto conto che Irina, seppure mal ridotta, avesse ancora il telefono cellulare. Il telefono, infatti, si trovava nella stanza dove la donna, dopo il brutale trattamento, è stata chiusa a chiave mentre Alecu, Claudio e Marian si sono spostati in cucina per l'ultimo brindisi con una bottiglia di Palinga, il liquore rumeno. La donna ha raccolto le ultime forze e, nel tentativo di porre fine a quel calvario, ha chiamato un'amica, residente a Roma, avvisandola di quanto le fosse accaduto. Ed è subito scattato l'allarme al 112. Sul posto sono prontamente piombati i carabinieri delle stazioni di Cave e Genazzano che, agli ordini del maresciallo Rinaldo Carozza e coadiuvati dal Nucleo operativo e radiomobile di Palestrina, hanno circondato l'abitazione dei tre prima di fare irruzione nell'appartamento e mettere la parola fine ad un pomeriggio di terrore. Mentre la donna veniva trasportata al vicino ospedale di Palestrina, dove è stata medicata e giudicata guaribile in 20 giorni, scattavano le manette ai polsi dei malviventi. Per tutti i reati ipotizzati sono quelli di violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, minacce, lesioni personali e percosse. Tutti reati particolarmente gravi. In attesa che si concluda l'iter investigativo e vengano raccolti tutti gli elementi utili per arrivare alla perfetta ricostruzione degli eventi, il magistrato del tribunale di Tivoli, dottoressa Ceraso, ha convalidato gli arresti costringendo i tre a restare chiusi nel carcere di Rebibbia in attesa del processo.