VIOLENZA SULLE DONNE

Post N° 125


BASTA STUPRIluglio 2000La rabbia e lo sgomento per quello di cui scriviamo ci portano a formulare i nostri pensieri e le nostre emozioni in maniera confusa ma decisa e determinata, cercando di esprimerli in continua apertura dialettica, tendendo al confronto diretto, sincero, reale, senza occhi chiusi, senza liquidare nulla, senza banalizzare o stigmatizzare. Se qualcuno vorrà equivocare, strumentalizzare, far finta di non comprendere quello che qui c’è scritto lo farà per sua scelta, per sua volontà, noi cercheremo di essere il più chiari possibili, aperti al dialogo verso quelle situazioni collettive e quei singoli e singole a cui inviamo questo comunicato ma comunque fermi e risoluti sulle nostre posizioni. È ora di rompere questo vergognoso muro di silenzio e di omertà.Un fatto:Un militante di una struttura antagonista romana cinque anni fa ha stuprato, picchiato, sequestrato e rapinato una compagna spagnola. Questo il fatto. Questa la notizia comunicataci oltre un mese fa. Del resto non ci interessa discutere. Partiamo da un punto di vista chiaro: quando una donna afferma di essere stuprata noi le crediamo senza ombra di dubbio. Chi non lo fa, chi indaga, chi mistifica in tutte le forme e in tutti i modi possibili e immaginabili assume il punto di vista dei Tribunali dello stato italiano, cioè che è la donna a dover giustificare le proprie accuse, l’unico caso in cui l’imputato è la vittima, costretta a dimostrare la veridicità delle proprie affermazioni con referti medici, testimonianze, e quant’altro sia necessario.Un altro fatto:In un centro occupato di Roma una donna ucraina viene violentata e picchiata da venti ( o 2, poco cambia ) stupratori moldavi, è costretta a gettarsi dalla finestra per fuggire, viene ripresa e la violenza continua. Dei responsabili nulla sappiamo, tranne che quando la donna violentata si trovava ricoverata in ospedale, loro la aggrediscono, per costringenrla a ritirare la denuncia che aveva sporto. Di quello che avviene successivamente nulla sappiamo. Una violenza inaudita, che ci lascia assolutamente allucinati. Questa avviene in uno spazio occupato.Gli episodi in sé ci scandalizzano, ma non molto di più di quelli, analoghi, che leggiamo ogni giorno sui giornali: ormai da tempo infatti abbiamo perso l’illusione che l’ambito dei compagni e delle compagne fosse un “isola felice” in cui i rapporti tra le persone e tra i generi non fossero regolati dalla sopraffazione come nel resto della società. Quello che ci indigna per davvero è il ripetersi, sebbene mascherate e falsamente giustificate da motivi politici, le stesse identiche dinamiche che seguono ogni caso di stupro, nelle famiglie, nei tribunali, nei paesi, nelle città: l’episodio viene messo in dubbio, nascosto, raccontato al minor numero di persone possibile, la vittima viene screditata.La non chiarezza, il silenzio, l’omertà, circondano da sempre lo stupro. Gli uomini da sempre, come genere, non discutono di stupro, di ogni forma di violenza e prevaricazione che viene compiuta verso le donne, lavandosi la coscienza con l’affermazione che non riguarda loro (uomini buoni) ma le donne violentate e gli stupratori e coloro che picchiano e prevaricano le donne. Al limite basta l’isolamento e il pestaggio.Non basta. Così non è.Anche noi siamo colpevoli. Anche noi siamo colpevoli perché non combattiamo la cultura dello stupro, della sopraffazione, della violenza. Non la combattiamo quotidianamente, sorridiamo quando vengono fatti discorsi sul linguaggio sessista, crediamo di essere estranei a tutto questo, agiamo ingenuamente e con leggerezza e superficialità, e quindi alimentiamo la cultura dello stupro, perché alimentiamo il chiacchiericcio, il pettegolezzo, non azzeriamo i dubbi e le dicerie.Nessuno può chiamarsi fuori.Nessuno ha alibi.