Stuprata a 9 anni e incinta. Il cardinale: "No all'aborto"In Nicaragua torna alla ribalta il cardinale Obando y Bravo, negli anni ’80 intermediario tra Cia e antisandinisti. "Gli specialisti - afferma il cardinale - devono tentare di salvare la vita della bambina e della creatura che porta in grembo".Miguel Obando y Bravo ha 77 anni. Di mestiere fa il cardinale. Nominato nel 1985 da Giovanni Paolo II, aveva già conquistato sul campo ammiratori e detrattori, per avere fatto da intermediario tra la Cia e gli oppositori del governo sandinista.Lucìa, chiamiamola così per non scrivere il suo vero nome, ha 9 anni, è una bimba figlia di contadini. O almeno lo era, una bimba. Fino a quando un ragazzo di vent'anni non l’ha rapita e violentata. Oggi è un caso, un argomento di discussione, un motivo di scontro in Nicaragua. Rimasta incinta dopo aver subito lo stupro, è in attesa di aborto. "Un aborto che si deve impedire con ogni mezzo", ha tuonato il prelato, il più potente dei cardinali centroamericani. La lotta all’aborto, del resto, è da anni uno dei capisaldi della attività di Obando y Bravo che ha organizzato innumerevoli "marce per la vita", per modificare il codice penale nazionale che non confidura come reato l’aborto terapeutico. Adesso il campo di battaglia è la vita di una ragazzina di nove anni. "Mia figlia -dice il padre- è solo una bambina che non capisce cosa le sta succedendo e se portasse avanti la gravidanza rischierebbe di morire di parto". "Gli specialisti -afferma da parte sua il cardinale - devono tentare di salvare la vita della bambina e della creatura che porta in grembo". Ribatte il padre della bambina, un contadino di 28 anni: "Oltre al pericolo di morte per mia figlia, una maternità sarebbe un nuovo trauma dopo il trauma dello stupro che ha già subito". ""Mia figlia - aggiunge - ha paura di morire ed è terrorizzata all'idea di avere un bambino. Dobbiamo intervenire al più presto".Lucìa non è la prima e non sarà l’ultima bambina ad affrontare un dramma simile. "Sono episodi purtroppo abbastanza frequenti, non insoliti". Lo riconosce Gianni Pagni, presidente di Nicaragua-Nicaraguita, una onlus italiana (ha sede a Volterra, in Toscana) impegnata in progetti di recupero di ragazzi di strada."In tutta l’America centrale - spiega Pagni- al di là di ciò che viene denunciato, c’è una violenza abbastanza forte. I governi hanno approvato legislazioni specifiche contro i reati sui minori, rafforzando le disposizioni delle Nazioni Unite. Ma queste leggi rimangono lettera morta."All’origine della violenza sono le disastrose condizioni economiche. "Il Nicaragua, dopo Haiti, è il paese più povero dell’area", aggiunge Pagni. "Le famiglie abbandonano i bambini per strada, gli uomini disoccupati passano le giornate a ubriacarsi. Le famiglie sono disgregate e la violenza specialmente nelle grandi città è una consuetudine".La vicenda di Lucìa è finita sui giornali per la presa di posizione del cardinale, che ha criticato un padre che una volta tanto non aveva abbandonato al suo destino la piccola vittima di una violenza. Il cardinale non sa che le famiglie spesso trovano il conforto in questi casi proprio della chiesa.Non quella ufficiale, però. Non quella dell’impomatato Miguel Obando y Bravo. "C’è invece una chiesa di base - racconta Pagni che in Nicaragua trascorre ogni anno lunghi periodi- e la chiesa della Curia. Quella di base è fatta di preti che vivono a contatto dei drammi della gente comune. I preti sono ovviamente contro l’aborto, ma non inflessibili. Di fronte a ragazzine incinte dopo aver subito violenze, almeno si pongono il problema, capiscono la contraddizione della violenza della maternità forzata dopo la violenza dello stupro. Non hanno insomma solo una posizione ideologica".L’ultima parola sulla vicenda della bambina è attesa dalla procura dei minori di Managua, che ha nominato una commissione medica, ma che si è già pronunciata in linea di principio in favore di un aborto terapeutico "in considerazione del rischio di morte" della puerpera "che in questo caso non è neanche un'adolescente".Fin qui la storia di Lucìa. Che si inquadra in una situazione di disperazione complessiva. "Le cose che abbiamo visto con i nostri occhi sono incredibili, ai limiti dell’animalesco", dice il presidente di Nicaragua-Nicaraguita . E racconta della droga che sta uccidendo i ragazzi: "Sniffano la colla dei calzolai e nel giro di pochi anni la loro mente si annebbia e ogni attività motoria cessa. E c’è anche l’enorme problema della prostituzione minorile".Paese allo sbando, il Nicaragua è indebitato con moltissime nazioni. La Francia ha già ridotto a zero il suo credito. "Ma non basta", spiega Pagni. "I nuovi aiuti dovrebbero arrivare direttamente per progetti specifici, saltando la burocrazia corrotta. Due anni fa c’è stato un fortissimo uragano. Tutti i paesi del mondo, anche il nostro, hanno mandato aiuti, ma alle popolazioni non è arrivato nulla. Bisogna trovare sistemi nuovi per evitare che i finanziamenti finiscano nelle solite tasche."Carlo Ottaviano Fonte: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,170565,00.html
Post N° 127
Stuprata a 9 anni e incinta. Il cardinale: "No all'aborto"In Nicaragua torna alla ribalta il cardinale Obando y Bravo, negli anni ’80 intermediario tra Cia e antisandinisti. "Gli specialisti - afferma il cardinale - devono tentare di salvare la vita della bambina e della creatura che porta in grembo".Miguel Obando y Bravo ha 77 anni. Di mestiere fa il cardinale. Nominato nel 1985 da Giovanni Paolo II, aveva già conquistato sul campo ammiratori e detrattori, per avere fatto da intermediario tra la Cia e gli oppositori del governo sandinista.Lucìa, chiamiamola così per non scrivere il suo vero nome, ha 9 anni, è una bimba figlia di contadini. O almeno lo era, una bimba. Fino a quando un ragazzo di vent'anni non l’ha rapita e violentata. Oggi è un caso, un argomento di discussione, un motivo di scontro in Nicaragua. Rimasta incinta dopo aver subito lo stupro, è in attesa di aborto. "Un aborto che si deve impedire con ogni mezzo", ha tuonato il prelato, il più potente dei cardinali centroamericani. La lotta all’aborto, del resto, è da anni uno dei capisaldi della attività di Obando y Bravo che ha organizzato innumerevoli "marce per la vita", per modificare il codice penale nazionale che non confidura come reato l’aborto terapeutico. Adesso il campo di battaglia è la vita di una ragazzina di nove anni. "Mia figlia -dice il padre- è solo una bambina che non capisce cosa le sta succedendo e se portasse avanti la gravidanza rischierebbe di morire di parto". "Gli specialisti -afferma da parte sua il cardinale - devono tentare di salvare la vita della bambina e della creatura che porta in grembo". Ribatte il padre della bambina, un contadino di 28 anni: "Oltre al pericolo di morte per mia figlia, una maternità sarebbe un nuovo trauma dopo il trauma dello stupro che ha già subito". ""Mia figlia - aggiunge - ha paura di morire ed è terrorizzata all'idea di avere un bambino. Dobbiamo intervenire al più presto".Lucìa non è la prima e non sarà l’ultima bambina ad affrontare un dramma simile. "Sono episodi purtroppo abbastanza frequenti, non insoliti". Lo riconosce Gianni Pagni, presidente di Nicaragua-Nicaraguita, una onlus italiana (ha sede a Volterra, in Toscana) impegnata in progetti di recupero di ragazzi di strada."In tutta l’America centrale - spiega Pagni- al di là di ciò che viene denunciato, c’è una violenza abbastanza forte. I governi hanno approvato legislazioni specifiche contro i reati sui minori, rafforzando le disposizioni delle Nazioni Unite. Ma queste leggi rimangono lettera morta."All’origine della violenza sono le disastrose condizioni economiche. "Il Nicaragua, dopo Haiti, è il paese più povero dell’area", aggiunge Pagni. "Le famiglie abbandonano i bambini per strada, gli uomini disoccupati passano le giornate a ubriacarsi. Le famiglie sono disgregate e la violenza specialmente nelle grandi città è una consuetudine".La vicenda di Lucìa è finita sui giornali per la presa di posizione del cardinale, che ha criticato un padre che una volta tanto non aveva abbandonato al suo destino la piccola vittima di una violenza. Il cardinale non sa che le famiglie spesso trovano il conforto in questi casi proprio della chiesa.Non quella ufficiale, però. Non quella dell’impomatato Miguel Obando y Bravo. "C’è invece una chiesa di base - racconta Pagni che in Nicaragua trascorre ogni anno lunghi periodi- e la chiesa della Curia. Quella di base è fatta di preti che vivono a contatto dei drammi della gente comune. I preti sono ovviamente contro l’aborto, ma non inflessibili. Di fronte a ragazzine incinte dopo aver subito violenze, almeno si pongono il problema, capiscono la contraddizione della violenza della maternità forzata dopo la violenza dello stupro. Non hanno insomma solo una posizione ideologica".L’ultima parola sulla vicenda della bambina è attesa dalla procura dei minori di Managua, che ha nominato una commissione medica, ma che si è già pronunciata in linea di principio in favore di un aborto terapeutico "in considerazione del rischio di morte" della puerpera "che in questo caso non è neanche un'adolescente".Fin qui la storia di Lucìa. Che si inquadra in una situazione di disperazione complessiva. "Le cose che abbiamo visto con i nostri occhi sono incredibili, ai limiti dell’animalesco", dice il presidente di Nicaragua-Nicaraguita . E racconta della droga che sta uccidendo i ragazzi: "Sniffano la colla dei calzolai e nel giro di pochi anni la loro mente si annebbia e ogni attività motoria cessa. E c’è anche l’enorme problema della prostituzione minorile".Paese allo sbando, il Nicaragua è indebitato con moltissime nazioni. La Francia ha già ridotto a zero il suo credito. "Ma non basta", spiega Pagni. "I nuovi aiuti dovrebbero arrivare direttamente per progetti specifici, saltando la burocrazia corrotta. Due anni fa c’è stato un fortissimo uragano. Tutti i paesi del mondo, anche il nostro, hanno mandato aiuti, ma alle popolazioni non è arrivato nulla. Bisogna trovare sistemi nuovi per evitare che i finanziamenti finiscano nelle solite tasche."Carlo Ottaviano Fonte: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,170565,00.html