Il penultimo libro che ho letto, durante il periodo degli esami di stato del decorso anno scolastico 2007/08, mi ha fatto riflettere su alcune brutture della vita di tutti i giorni. Nel provincia di Caserta, come si sa, c’è un proliferare di extracomunitari provenienti da ogni dove. Ovviamente ci sono le brave persone e quelle meno buone. C’è che arreca danno agli altri e chi invece lavora col sudore della fronte per guadagnare qualche centesimo in più e spedirlo a casa. Il libro di cui parlo è stato scritto da una suora, Sr. Rita Giaretta, con la prefazione di Dacia Maraini. Il titolo di questo libro è “Non più schiave” e parla ,con parole semplici che vanno diritte al cuore di qualsiasi lettore, della “importazione” delle donne a scopo di… prostituzione. C’è un brano che mi ha particolarmente colpito ed è la testimonianza di Atika, giovane donna originaria del Marocco laureata in legge, che vi voglio proporre e sulla quale desidero invitare gli amici, e i lettori occasionali, ad una riflessione proprio alla luce di quello che è in discussione nel nostro Paese e delle leggi attualmente in vigore. Ringrazio chiunque voglia dare il proprio contributo. “Come donna musulmana sto vivendo con grande sofferenza il dramma della guerra. In questo momento vorrei ricordare a tutti le nostre radici; siamo tutti figli di Adamo ed Eva, tutti figli di un unico Padre, chiamati a vivere una fratellanza universale. La diversità, l’essere nati chi al Nord e chi al Sud, l’essere cristiani, musulmani o ebrei, non devono essere sentiti come una colpa o un privilegio e pertanto diventare motivo di scontro, o quello che è ancora più drammatico, motivo di fare guerre. Siamo chiamati tutti ad accettarci l’un l’altro nelle nostre diversità. Il sangue chiama sangue, la violenza chiama violenza e così l’odio non solo cresce ma si moltiplica. La grande battaglia che come uomini e donne, figli di uno stesso Padre, siamo chiamati a combattere è quella dell’amore, è quella di imparare ad insegnare ai nostri figli a vivere la giustizia, a rispettarci, a riconoscerci, a valorizzarci. Questo vale per ogni realtà: nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità e tra i popoli. Ma la battaglia più importante, che tutti siamo chiamati a fare, è quella contro le ingiustizie, che sono tante nel mondo, e creano inaccettabili situazioni di povertà, impedendo ai singoli e ai popoli di aprirsi alla speranza. Sta a noi impegnarci a costruire, insieme, un mondo più giusto e in pace”. Inviato da: ilmioarcobaleno
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Il penultimo libro che ho letto, durante il periodo degli esami di stato del decorso anno scolastico 2007/08, mi ha fatto riflettere su alcune brutture della vita di tutti i giorni. Nel provincia di Caserta, come si sa, c’è un proliferare di extracomunitari provenienti da ogni dove. Ovviamente ci sono le brave persone e quelle meno buone. C’è che arreca danno agli altri e chi invece lavora col sudore della fronte per guadagnare qualche centesimo in più e spedirlo a casa. Il libro di cui parlo è stato scritto da una suora, Sr. Rita Giaretta, con la prefazione di Dacia Maraini. Il titolo di questo libro è “Non più schiave” e parla ,con parole semplici che vanno diritte al cuore di qualsiasi lettore, della “importazione” delle donne a scopo di… prostituzione. C’è un brano che mi ha particolarmente colpito ed è la testimonianza di Atika, giovane donna originaria del Marocco laureata in legge, che vi voglio proporre e sulla quale desidero invitare gli amici, e i lettori occasionali, ad una riflessione proprio alla luce di quello che è in discussione nel nostro Paese e delle leggi attualmente in vigore. Ringrazio chiunque voglia dare il proprio contributo. “Come donna musulmana sto vivendo con grande sofferenza il dramma della guerra. In questo momento vorrei ricordare a tutti le nostre radici; siamo tutti figli di Adamo ed Eva, tutti figli di un unico Padre, chiamati a vivere una fratellanza universale. La diversità, l’essere nati chi al Nord e chi al Sud, l’essere cristiani, musulmani o ebrei, non devono essere sentiti come una colpa o un privilegio e pertanto diventare motivo di scontro, o quello che è ancora più drammatico, motivo di fare guerre. Siamo chiamati tutti ad accettarci l’un l’altro nelle nostre diversità. Il sangue chiama sangue, la violenza chiama violenza e così l’odio non solo cresce ma si moltiplica. La grande battaglia che come uomini e donne, figli di uno stesso Padre, siamo chiamati a combattere è quella dell’amore, è quella di imparare ad insegnare ai nostri figli a vivere la giustizia, a rispettarci, a riconoscerci, a valorizzarci. Questo vale per ogni realtà: nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità e tra i popoli. Ma la battaglia più importante, che tutti siamo chiamati a fare, è quella contro le ingiustizie, che sono tante nel mondo, e creano inaccettabili situazioni di povertà, impedendo ai singoli e ai popoli di aprirsi alla speranza. Sta a noi impegnarci a costruire, insieme, un mondo più giusto e in pace”. Inviato da: ilmioarcobaleno