ATARAXIA "Kremasta Nera" CD (Ark Record / Masterpiece distr.)Ispirato direttamente dagli ancestrali riti dell'isola di Samotracia, questo nuovo lavoro del combo modenese (aiutato anche in questo cd dal polistrumentista Riccardo Spaggiari) è di difficile assimilazione, un tentativo coraggioso di affrancarsi dai 'consueti' suoni per affrontare un concept assai variegato ma anche irto di pericoli di eterogeneità. Ma andiamo per ordine: apre il cd un mantrico e ritualistico inno alla Grande Madre Axiéros, dove viene celebrata in musica la sua nascita e la sua crescita. Subito dopo, in "The Nine Rituals", Francesca elenca in una cantilena iniziatica i rituali che si svolgevano durante le feste nel Santuario di Samotracia: Creazione, Amore, Sacrificio... tranne il nono ed ultimo che 'non ha nome e non può essere nominato', come del resto non era consentito nominare il nome degli Dèi venerati. "Kremasta Nera" è uno dei brani di punta dell'album, malinconico e struggente come solo gli Ataraxia sanno fare: il titolo significa "Acqua sospesa" ed è il nome di una lunga cascata che si getta nel mar Egeo: io l'ho interpretato come se una persona fosse messa di fronte a questa cascata, a riflettere sui mali propri e della vita in generale. "Ochram" col suo incedere tribale racconta di un continente immaginario, mentre "Therma", brano orientaleggiante, è dedicato al calore spirituale ma anche all'antica città Macedone, ribattezzata poi Thessalonica. In "Efestia" si rievoca la Principessa di Tracia a partire dall'omonimo sito e località, in questo brano all'inizio è la sola meravigliosa voce di Francesca ad alimentare il mantra, raggiunta poi da tamburi rituali, suoni naturalistici che mi hanno fatto subito tornare alla mente i Dead Can Dance del periodo 'etnico'. "Ebur", solenne e maestosa, viene tratta da un testo di Marziale, "Kaviria" anch'esso tribale e mediterraneo, ci porta poi ad uno dei momenti più alti del disco, a quella dolcissima "Fengari" che si riferisce ad un sito con il cosiddetto "Monte Luna": qui la chitarra acustica di Vittorio la fa da padrone, ritagliandosi un momento veramente intenso. "Klethra", di stampo più medievale, è dedicata ai poteri magici e misterici degli alberi; "Gria Vathra" è il nome di una radura alta quasi 600 metri facente parte anch'essa dei luoghi ritualistici, e che viene trasposta in uno strumentale dal gusto puramente mediorentaleggante. "Migratio Animae" ipotizza la possibilità di poter evolvere ("migrare") la propria anima, attraverso suoni tesi e drammatici. "Wings (I had once)" ha una stupenda melodia al pianoforte, a livello delle migliori colonne sonore di Nyman, ed è un volo rasente sui propri sentimenti perduti. Chiude l'album la quieta "La Fame e la Danza", una tipica ballata in stile Ataraxia, nella quale la Persona comincia il suo percorso iniziatico, e si 'fonde' con Axieros di cui riprende alla fine l'inizio del testo. A parte l'incommensurabile bravura di tutto il quartetto, il digipak è arricchito da uno splendido booklet che immortala gli Ataraxia all'interno del Santuario dei grandi déi di Samotracia, ed in particolare nel Pantheon. Alla fine rimane il ricordo di un viaggio ancestrale senza tempo. (Anialf)
Ataraxia - the nine rituals
ATARAXIA "Kremasta Nera" CD (Ark Record / Masterpiece distr.)Ispirato direttamente dagli ancestrali riti dell'isola di Samotracia, questo nuovo lavoro del combo modenese (aiutato anche in questo cd dal polistrumentista Riccardo Spaggiari) è di difficile assimilazione, un tentativo coraggioso di affrancarsi dai 'consueti' suoni per affrontare un concept assai variegato ma anche irto di pericoli di eterogeneità. Ma andiamo per ordine: apre il cd un mantrico e ritualistico inno alla Grande Madre Axiéros, dove viene celebrata in musica la sua nascita e la sua crescita. Subito dopo, in "The Nine Rituals", Francesca elenca in una cantilena iniziatica i rituali che si svolgevano durante le feste nel Santuario di Samotracia: Creazione, Amore, Sacrificio... tranne il nono ed ultimo che 'non ha nome e non può essere nominato', come del resto non era consentito nominare il nome degli Dèi venerati. "Kremasta Nera" è uno dei brani di punta dell'album, malinconico e struggente come solo gli Ataraxia sanno fare: il titolo significa "Acqua sospesa" ed è il nome di una lunga cascata che si getta nel mar Egeo: io l'ho interpretato come se una persona fosse messa di fronte a questa cascata, a riflettere sui mali propri e della vita in generale. "Ochram" col suo incedere tribale racconta di un continente immaginario, mentre "Therma", brano orientaleggiante, è dedicato al calore spirituale ma anche all'antica città Macedone, ribattezzata poi Thessalonica. In "Efestia" si rievoca la Principessa di Tracia a partire dall'omonimo sito e località, in questo brano all'inizio è la sola meravigliosa voce di Francesca ad alimentare il mantra, raggiunta poi da tamburi rituali, suoni naturalistici che mi hanno fatto subito tornare alla mente i Dead Can Dance del periodo 'etnico'. "Ebur", solenne e maestosa, viene tratta da un testo di Marziale, "Kaviria" anch'esso tribale e mediterraneo, ci porta poi ad uno dei momenti più alti del disco, a quella dolcissima "Fengari" che si riferisce ad un sito con il cosiddetto "Monte Luna": qui la chitarra acustica di Vittorio la fa da padrone, ritagliandosi un momento veramente intenso. "Klethra", di stampo più medievale, è dedicata ai poteri magici e misterici degli alberi; "Gria Vathra" è il nome di una radura alta quasi 600 metri facente parte anch'essa dei luoghi ritualistici, e che viene trasposta in uno strumentale dal gusto puramente mediorentaleggante. "Migratio Animae" ipotizza la possibilità di poter evolvere ("migrare") la propria anima, attraverso suoni tesi e drammatici. "Wings (I had once)" ha una stupenda melodia al pianoforte, a livello delle migliori colonne sonore di Nyman, ed è un volo rasente sui propri sentimenti perduti. Chiude l'album la quieta "La Fame e la Danza", una tipica ballata in stile Ataraxia, nella quale la Persona comincia il suo percorso iniziatico, e si 'fonde' con Axieros di cui riprende alla fine l'inizio del testo. A parte l'incommensurabile bravura di tutto il quartetto, il digipak è arricchito da uno splendido booklet che immortala gli Ataraxia all'interno del Santuario dei grandi déi di Samotracia, ed in particolare nel Pantheon. Alla fine rimane il ricordo di un viaggio ancestrale senza tempo. (Anialf)