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Un blog creato da Carlos78m il 07/08/2008

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gas

Post n°9 pubblicato il 28 Agosto 2008 da Carlos78m
 
Tag: GAS

Putin dice che non ci toglierà il GAS .... ma toglilo ciccio non ti preoccupare toglilo...
mettiamo pannelli solari su ogni tetto d'europa ......d'EUROPA dico... fate il calcolo.........
un po ' di batterie in giro e poi il gas ve lo mangiate .... o lo usate voi x riscaldarvi....
 no ?????
non vi piace l'idea ?????????
eh eh eh

 
 
 

Giappone - Kamikatsu 2000abitanti senza RIFIUTI

Post n°8 pubblicato il 08 Agosto 2008 da Carlos78m

i cittadini eseguono anche il compostaggio dei rifiuti organici
Giappone: il paese senza spazzatura
A Kamikatsu, 2.000 abitanti, non esistono cassonetti, ne rifiuti, tutto viene riciclato dagli abitanti
KAMIKATSU (GIAPPONE) - A
Kamikatsu, piccolo paese giapponese di poco più di 2 mila abitanti
situato nell'isola di Shikoku, non c'è neanche un cassonetto per le
strade, né camion che ritirano la spazzatura, come riferisce la Bbc.
ZERO WASTE
- I residenti sono
obbligati a dividere i rifiuti in 34 diverse categorie e a consegnarli
in apposti centri di recupero che si chiamano appunto Zero Waste Centre
(Centro per l'azzeramento della spazzatura). Anche il compostaggio dei
residui organici va effettuato a monte: ogni cittadino provvede
autonomamente a smaltirli e in questo modo ognuno si sente
responsabilizzato nel produrre meno spazzatura. La gente ha anche
imparato a utilizzare i cosiddetti avanzi, lanciandosi in fantasiose
ricette svuota-frigo.
GLI ALTRI RIFIUTI
- Per ogni
tipo di involucro e di residuo non organico è previsto invece il
trasporto a un negozio locale, previa un'operazione domestica di
lavatura e asciugatura. Vengono staccate a una ad una le etichette e
successivamente i rifiuti vengono suddivisi nelle varie categorie. In
cambio dell'onere che viene loro chiesto, gli abitanti di Kamikatsu,
ricevono dei biglietti della lotteria.
QUASI TUTTI CONTENTI
-
Chiaramente si tratta di un lavoro non da poco, ma è anche vero che i
cittadini dichiarano mediamente di sentirsi molto coinvolti e questo
tipo di partecipazione dal basso li aiuta a rendersi conto delle
proporzioni del problema, sentendolo di propria pertinenza. Stando ai
risultati di un sondaggio, il 60% degli intervistati si dichiara
soddisfatto dell'iniziativa, tanto da tollerare il disturbo che questa
comporta. E per risolvere il problema di quel 40% che partecipano
svogliatamente e turandosi il naso (è proprio il caso di dirlo), il
sindaco Kasamatsu Kasuichi prevede semplicemente di convincerli della
bontà dell'iniziativa: un camion dei rifiuti sarebbe più inquinante
rispetto ai viaggi brevi dei singoli individui, per non parlare
dell'inceneritore. Dunque per amor di patria e con il tempo, sostiene
Kasuichi, anche i più indolenti si convinceranno.
L'ESEMPIO NIPPONICO - Non a
caso questo esperimento d'eccellenza, studiato anche in altre parti del
mondo, nasce in Giappone, paese notoriamente all'avanguardia quanto a
immondizia. Già da tempo, esistono a questo proposito leggi molto
severe e vige la regola di lasciare la spazzatura in angoli
prestabiliti, in giorni prestabiliti e in sacchi prestabiliti, che
devono avere un apposito colore.
Emanuela Di Pasqua-15 luglio 2008(ultima modifica: 24 luglio 2008)

 
 
 

Città alimentata da Parco Eolico

Post n°7 pubblicato il 08 Agosto 2008 da Carlos78m

E a fine anno ha ancora 3 gigawatt di energia in avanzo da vendere a terzi Negli Usa la prima città che va col vento Rock Port, nel Missouri, è la prima città americana completamente alimentata con energia eolica
Si chiama Rock Port la prima cittadina degli Stati Uniti, alimentata completamente a energia eolica. L'amena località situata nel bel mezzo delle pianure americane, tra Missouri e Mississippi, conta 1.300 abitanti circa, più o meno quelli che può ospitare un paesino italiano di montagna. Tutta l'energia dal vento - Nei campi poco distanti dal centro del paese sono state erette quattro turbine eoliche Suzlon, da 1,25 megawatt l'una, che forniranno energia per 16 gigawattora all'anno. In questo modo sarà possibile utilizzare il 100% di energia pulita per rifornire case, scuole, edifici pubblici e commerciali.
VENTO IN VENDITA - Ma non solo: infatti il fabbisogno totale annuo della città si aggira intorno ai 13 gigawattora, mentre il rendimento delle turbine arriva fino a 16 gigawattora. I 3 gigawatt in avanzo verranno venduti ad un'azienda pubblica e utilizzati altrove.
L'eolico sembra proprio un buon affare quindi, almeno in quest'area. Ne sono convinti anche i ricercatori nel campo delle energie rinnovabili dell'Università del Missouri. Ci sono già 75 pale eoliche distribuite nei dintorni di Rock Port e secondo gli specialisti, sole le tasse pagate dalla Wind Capital Group, società a capo della gestione delle wind farm in questa zona, produrranno più di un milione di dollari di introiti annui, che andranno a finire nelle casse della contea.
LE PIANTAGIONI DEL FUTURO - Anche altre società produttrici di energia eolica si stanno indirizzando qui per la creazione di nuovi impianti: d'altronde, secondo una mappa pubblicata dal Dipartimento dell'Energia, il nord est dello stato del Missouri ha la più alta potenzialità in campo eolico dell'intero Paese, possedendo sia il vento che i luoghi adatti per l'impianto delle turbine. La coltivazione del futuro sarà quindi il vento, gli esperti ne sono certi: non inquina e i benefici vengono ridistribuiti su tutta la popolazione. L'affitto di un terreno per le pale eoliche ad esempio può andare dai 3mila ai 5mila dollari, un affare molto più redditizio di qualsiasi piantagione.
Valentina Tubino
16 luglio 2008(ultima modifica: 17 luglio 2008)

 
 
 

Due pannelli nel Sahara

Post n°6 pubblicato il 08 Agosto 2008 da Carlos78m

Euroscience Open Forum a Barcellona Il Sahara ci illuminerà Progetto per un'immensa distesa di pannelli solari nel deserto per fornire energia a tutta l'Europa
DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA – Il costo è alto (50 miliardi di euro) e il progetto ambizioso ma, con il petrolio alle stelle, sembra l’unica prospettiva di una via d’uscita. Un’immensa distesa di pannelli solari nel deserto del Sahara produrrà un giorno abbastanza energia da illuminare tutta l’Europa. Ne è convinto Arnulf Jaeger-Walden dell’Istituto per l’Energia della Commissione Europea: «Basterà catturare lo 0,3% dell’energia solare che scalda il deserto del Sahara per sopperire ai nostri bisogni energetici». Il progetto è stato presentato in questi giorni all’Euroscience Open Forum a Barcellona. Una nuova rete di trasmissione a corrente continua permetterà di portare l’elettricità in posti lontani senza correre il rischio di perdite d’energia. La nuova centrale dovrebbe sorgere in un’area poco più piccola del Galles e mettere a tacere quelli che sostengono che l’energia solare non sarà mai affidabile perché il tempo è imprevedibile.
SÌ DI SARKOZY E BROWN - Il piano ha già ottenuto l’approvazione convinta del presidente francese Nicolas Sarkozy e del premier britannico Gordon Brown. I ricercatori sostengono che i pannelli solari nel Sahara saranno più efficaci perché in quella zona la luce solare è più intensa e, quindi, sarà possibile produrre tre volte più energia che in una centrale simile costruita nel nord Europa. Jaeger-Walden è anche convinto che, oltre al vantaggio ecologico, ci sarà un risparmio per i cittadini. «I consumatori pagheranno meno di quanto facciano ora» ha detto al quotidiano britannico Guardian. L’impegno più oneroso sarà costruire una nuova rete di trasmissione con i Paesi del Mediterraneo perché quella attuale non sarebbe in grado di sostenere la quantità di energia in arrivo dell’Africa del nord. I primi risultati si dovrebbero vedere nel 2050 quando la megacentrale dovrebbe già essere in grado di rendere autonomo un Paese come la Gran Bretagna.
Monica Ricci Sargentini
23 luglio 2008

 
 
 

Cucina Solare

Post n°5 pubblicato il 08 Agosto 2008 da Carlos78m

destinato ai villaggi rurali dell'Himalaya. Cucina solare a ottomila metri I ricercatori del Mit hanno realizzato un fornello super-economico alimentato con energia solare
In molti villaggi del Tibet ci sono due modi per prepararsi un pasto: accendere un fuoco utilizzando la legna o lo sterco di yak come combustibile; ricorrere ai rudimentali fornelli di metallo ricoperti di specchi (molto diffusi anche in Africa). Entrambi questi metodi, però, comportano molti problemi per le popolazioni locali: il fumo del letame provoca seri danni ai polmoni; la legna è poco disponibile e sta portando a una lenta deforestazione; i fornelli sono molto pesanti e spesso causano seri incidenti durante la cottura.
IL FORNELLO DEL MIT - Dai laboratori del Massachusetts Institute of Technology è ora arrivata un'alternativa destinata a cambiare la vita di molte persone che vivono sull'Himalaya. Si tratta di un fornello solare che riesce a combinare un approccio più pulito all'ambiente e meno rischi per la salute di chi lo utilizza. Ideato insieme a un team di ricerca dell'università tibetana Qinghai Normal, ha una base di bambù e una superficie di lana di yak ricoperta da un filtro solare (il Mylar) in grado di catturare molto calore e così riscaldare velocemente gli alimenti o le pentole poggiate sopra. L'utilizzo di sostanze per lo più presenti in natura ha permesso di ridurre al minimo i costi (solo 17 dollari). Inoltre, rispetto ai fornelli rudimentali, ha due pregi fondamentali: è super-leggero (può essere quindi trasportato agevolmente dai pastori) e molto più stabile (resiste anche alle violenti sferzate di vento).
ECO-DESIGN - Il progetto del fornello solare è stato uno dei vincitori della recente Ideas Competition del Mit e ha subito attirato l'interesse dei produttori locali, che intendono commercializzarlo in Tibet dal prossimo anno. E c'è già chi pensa di esportarlo in analoghe zone elevate della Cina, dell'India e dell'America del Sud. Anche perché gli incidenti causati da metodi di cottura poco corretti sono all'ordine del giorno in tutti questi paesi. La World Health Organization ha calcolato (qui il report) che ogni anno 1,5 milioni di persone muoiono per malattie o incidenti causate da pratiche pericolose di cottura.
Nicola Bruno
24 luglio 2008 

 
 
 
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