I toni trionfalistici giustificati dalla cattura dell’ultimo latitante dei “Corleonesi”, non deve generare soddisfazione eccessiva e rilassamento. Vincere una battaglia è importante e significativo ma la guerra continua!Matteo Messina Denaro è stato arrestato dagli uomini del Ros dei Carabinieri a Palermo nella mattinata di ieri. L’ultimo dei “boss” di “Cosa Nostra” stragista, imputato, come autore materiale o mandante, di circa settanta omicidi (così dicono le cronache giudiziarie) ha terminato la sua corsa. Chi lo ha arrestato, probabilmente all’inizio della sua latitanza durata trenta lunghi anni, non era ancora nato. Quest’uomo ha vissuto una vita agiata, tra lussi e sfarzi, ritenuto il capo di una cupola mafiosa che sembrerebbe non esistere più dopo la cattura di Totò Riina. La mafia muta, si adegua, perde la “forma piramidale” che rappresentava la sua forza ma anche la sua debolezza. Capo del mandamento Trapanese e nulla più? Gli inquirenti non sono ancora nella condizione di stabilire la verità dei fatti. Sicuramente Andrea Bonafede (alias di M.M. Denaro) è stato operato due anni fa per un tumore nella stessa clinica dove sosteneva le sedute di chemioterapia e dove è stato arrestato. Ipotizzabile che il suo stato di salute lo abbia costretto a passare la responsabilità del comando del mandamento? Non illudiamoci perchè è probabile che il nuovo capo sia operativo già da tempo e che il malaffare non abbia incontrato rallentamenti. Era solo, privo di guardaspalle, alla mercèe della malattia e delle Forze di Polizia che hanno pervicacemente investito il loro massimo impegno per giungere a questo successo. Si ipotizzano accordi e la resa concordata giustificata dalla limitata aspettativa di vita residuale, ma allo stato attuale restano solo ipotesi poco credibili. L’idea che a sconfiggere Matteo Messina Denaro siano state in primis la malattia e l’età (60 anni) corrisponde al vero. Purtroppo la giustizia arriva tardi e consola ben poco sapere che trascorrerà il resto della sua vita in carcere. Ha rubato trenta anni di vita, mentre le sue vittime hanno avuto le vite spezzate, le famiglie distrutte. Occorre ancora ringraziare i servitori dello Stato mai sufficientemente supportati ed assistiti, che si sono immolati per la difesa della nostra sicurezza. Intanto procedono le indagini e mentre scrivo è stata individuata e perquisita dai Ros la residenza del latitante. Come accaduto con Provenzano e Riina, sarà difficile che il “boss” sia disponibile a vuotare il sacco ed a confessare i segreti dei quali è custode.
L'ULTIMO DEI BOSS?
I toni trionfalistici giustificati dalla cattura dell’ultimo latitante dei “Corleonesi”, non deve generare soddisfazione eccessiva e rilassamento. Vincere una battaglia è importante e significativo ma la guerra continua!Matteo Messina Denaro è stato arrestato dagli uomini del Ros dei Carabinieri a Palermo nella mattinata di ieri. L’ultimo dei “boss” di “Cosa Nostra” stragista, imputato, come autore materiale o mandante, di circa settanta omicidi (così dicono le cronache giudiziarie) ha terminato la sua corsa. Chi lo ha arrestato, probabilmente all’inizio della sua latitanza durata trenta lunghi anni, non era ancora nato. Quest’uomo ha vissuto una vita agiata, tra lussi e sfarzi, ritenuto il capo di una cupola mafiosa che sembrerebbe non esistere più dopo la cattura di Totò Riina. La mafia muta, si adegua, perde la “forma piramidale” che rappresentava la sua forza ma anche la sua debolezza. Capo del mandamento Trapanese e nulla più? Gli inquirenti non sono ancora nella condizione di stabilire la verità dei fatti. Sicuramente Andrea Bonafede (alias di M.M. Denaro) è stato operato due anni fa per un tumore nella stessa clinica dove sosteneva le sedute di chemioterapia e dove è stato arrestato. Ipotizzabile che il suo stato di salute lo abbia costretto a passare la responsabilità del comando del mandamento? Non illudiamoci perchè è probabile che il nuovo capo sia operativo già da tempo e che il malaffare non abbia incontrato rallentamenti. Era solo, privo di guardaspalle, alla mercèe della malattia e delle Forze di Polizia che hanno pervicacemente investito il loro massimo impegno per giungere a questo successo. Si ipotizzano accordi e la resa concordata giustificata dalla limitata aspettativa di vita residuale, ma allo stato attuale restano solo ipotesi poco credibili. L’idea che a sconfiggere Matteo Messina Denaro siano state in primis la malattia e l’età (60 anni) corrisponde al vero. Purtroppo la giustizia arriva tardi e consola ben poco sapere che trascorrerà il resto della sua vita in carcere. Ha rubato trenta anni di vita, mentre le sue vittime hanno avuto le vite spezzate, le famiglie distrutte. Occorre ancora ringraziare i servitori dello Stato mai sufficientemente supportati ed assistiti, che si sono immolati per la difesa della nostra sicurezza. Intanto procedono le indagini e mentre scrivo è stata individuata e perquisita dai Ros la residenza del latitante. Come accaduto con Provenzano e Riina, sarà difficile che il “boss” sia disponibile a vuotare il sacco ed a confessare i segreti dei quali è custode.