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ODESSA


Mentre proseguono le trattative per raggiungere la c.d. “pace duratura” tra USA e RUSSIA si scambiano “visioni” influenzate dalle differenti aspettative.L’Ucraina è alla canna del gas e Zelensky prova a fare richieste che normalmente non vengono permesse a chi abbia perso (come sarebbe evidente ai più) la guerra. L’inaffidabile fin dal 2014 è lui, il menestrello senza dignità, che fece saltare l’accordo di Minsk. Lodevole l’impegno degli inviati di Trump per individuare la linea percorribile di una trattativa con concessioni non richieste, giacchè la Russia ha centrato gli obiettivi che si era prefissata: liberare il Donbass e creare un corridoio tra la penisola di Crimea e le Repubbliche, che fosse sotto il suo esclusivo controllo. Mancherebbe solo la conquista di Odessa, porto fondamentale per il traffico di grano e cereali, che la Russia richiederà come compensazione per i danni di guerra. Chi perde paga e non ci sarà pietà  per gli sconfitti. L’Istria e la Dalmazia cedute, oltre che la perdita delle “colonie” e quantitativi di oro, pesarono sull’Italia alla conclusione della seconda guerra mondiale. Lo chiamarono armistizio ma si trattò di una resa senza condizioni, come capita regolarmente a chi combatta le guerre perdendole. Mancherebbe la riconquista del Kursk, dove le residue forza ucraine sono stata accerchiate ed impossibilitate a ricevere munizioni e generi di conforto, in balia dell’esercito Russo. Combattere e morire per Zelensky? Neanche sua moglie lo farebbe!