<<Tutte le cose obbediscono al denaro>>. Non voglio passare per quella che vuol fare la saccente, declamando in latino una lapalissiana, e quanto mai odierna, verità. Quanto asserito nel titolo, non è farina del mio sacco, ma è una massima di un certo Erasmo da Rotterdam, teologo e filosofo olandese del XIV secolo. Evidentemente già da allora il denaro, questo virus inarrestabile, che infetta indistintamente tutti gli animi, aveva infestato tutta l'Europa rinascimentale. Sentite quanto affermavano in merito allo “sterco del demonio” ( definizione del denaro, attribuita a Martin Lutero) altri sommi dotti dell'Europa del quattrocento. Voglio fare solo una premessa: se certe affermazioni fossero espresse in un italiano più attuale, potremmo benissimo attribuirle a qualche esimio benpensante dei nostri giorni. Ma se riflettete sul fatto che sono state pronunciate più di seicento anni fa, vi renderete subito conto quanto questo bruto e distorto “modus vivendi” sia oggi più in auge di prima, e quanta poca attenzione abbiamo dato a simili ammonimenti in tutti questi secoli. Bene, ora iniziamo col il sommo Dante che, già nel 1339, asseriva:<<troppo sono solleciti di guadagnar denaro in modo che si può quasi dire loro: sempre arde in essi il desiderio dell'acquisto>>. Nello stesso periodo il il Beato Giovanni Dominici sentenziava:<< il denaro è molto amato dai grandi e dai piccoli, dai chierici e dai mondani, dai poveri e dai ricchi, dai monaci e dai prelati: tutto è sottomesso al denaro>>. Riflettete su quanto quest'ultima parte dell'affermazione sia, oggigiorno, più che mai calzante, osservando la foto della lapide di Enrico de Pedis, uno dei capi più potenti della banda della Magliana. Non fu sepolto come tutti i comuni mortali in un cimitero qualsiasi, ma bensì nella basilica di Santa Apollinare, nel centro di Roma, accanto alle spoglie di martiri e cardinali.
Pecuniae obediunt omnia
<<Tutte le cose obbediscono al denaro>>. Non voglio passare per quella che vuol fare la saccente, declamando in latino una lapalissiana, e quanto mai odierna, verità. Quanto asserito nel titolo, non è farina del mio sacco, ma è una massima di un certo Erasmo da Rotterdam, teologo e filosofo olandese del XIV secolo. Evidentemente già da allora il denaro, questo virus inarrestabile, che infetta indistintamente tutti gli animi, aveva infestato tutta l'Europa rinascimentale. Sentite quanto affermavano in merito allo “sterco del demonio” ( definizione del denaro, attribuita a Martin Lutero) altri sommi dotti dell'Europa del quattrocento. Voglio fare solo una premessa: se certe affermazioni fossero espresse in un italiano più attuale, potremmo benissimo attribuirle a qualche esimio benpensante dei nostri giorni. Ma se riflettete sul fatto che sono state pronunciate più di seicento anni fa, vi renderete subito conto quanto questo bruto e distorto “modus vivendi” sia oggi più in auge di prima, e quanta poca attenzione abbiamo dato a simili ammonimenti in tutti questi secoli. Bene, ora iniziamo col il sommo Dante che, già nel 1339, asseriva:<<troppo sono solleciti di guadagnar denaro in modo che si può quasi dire loro: sempre arde in essi il desiderio dell'acquisto>>. Nello stesso periodo il il Beato Giovanni Dominici sentenziava:<< il denaro è molto amato dai grandi e dai piccoli, dai chierici e dai mondani, dai poveri e dai ricchi, dai monaci e dai prelati: tutto è sottomesso al denaro>>. Riflettete su quanto quest'ultima parte dell'affermazione sia, oggigiorno, più che mai calzante, osservando la foto della lapide di Enrico de Pedis, uno dei capi più potenti della banda della Magliana. Non fu sepolto come tutti i comuni mortali in un cimitero qualsiasi, ma bensì nella basilica di Santa Apollinare, nel centro di Roma, accanto alle spoglie di martiri e cardinali.