E dopo una piccola pausa, continuiamo l'intervista!7. Daniela, ti va di parlarci un po' del tuo libro e dello stretto nesso che sembra esserci tra la tua natura di cantante lirica e il Suono di Arjiam che fa da padrone nel romanzo?Prima di parlare del Suono, credo che sia necessario un breve accenno alla trama. Le vicende di Fahryon, la giovane donna protagonista del romanzo, si svolgono nel regno di Arjiam. In questo mondo il Suono crea e anima tutte le cose; la possibilità di praticare la magia scaturisce dalla capacità di ascoltare le vibrazioni del Suono Sacro e di accordarsi a esse tramite il canto. Questa è la magia, che io ho chiamato Armonia. Fahryon, l’eroina, è una neofita dell’Ordine dell’Uroburo, l'ordine di maghi che praticano l'Armonia. La giovane donna si trova coinvolta nella lotta che oppone uno dei Maghi più autorevoli e onesti del regno, Tyrnahan, a Mazdraan, Primo Cavaliere del re. Mazdraan ha scoperto un modo alternativo per praticare la magia e la usa per controllare le menti delle persone: il suo scopo è di diventare il signore assoluto del mondo e poter addirittura sovvertire la Legge che regola l’Universo. Fahryon sceglie di affrontare una serie di prove che l’allontaneranno dall’uomo che ama, il Cavaliere Uszrany, per prepararsi alla battaglia finale contro Mazdraan. I tre protagonisti portano avanti la storia su piani differenti, Fahryon quello magico, iniziatico ed esoterico, Uszrany epico e Mazdraan coinvolto in entrambi; ma il vero protagonista è il Suono. La Musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita sia come cantante che come terapista. Però, nel romanzo sono andata oltre alla musica intesa come atto creativo dell'artista. Ho scelto, infatti, la parola «Suono» per sganciarmi da qualsiasi forma artistica che conosciamo. Il Suono di Arjiam, quindi, non è musica creata dal genio umano bensì il Principio Creatore che origina l’Universo e lo anima con la sua energia. Per questo non è un suono qualunque ma è Sacro: è un Suono che non è mai stato emesso, è la Vibrazione creatrice. Ho sviluppato questa idea colpita dalla descrizione della nascita dell’Universo secondo la tradizione vedica indiana. Nelle Upanishad si narra che all’inizio non c’era che il Nulla avvolto nella Morte. Quest’ultima, desiderando un corpo, si mise a cantare: dalla sillaba mistica nacque il cosmo e dalle nozze del Suono con il tempo nacque la Musica. Il canto della Morte, quindi, è l’atto creativo da cui si sprigiona la Vita. Questo è il significato del «Suono Sacro» che ho sviluppato nel mio romanzo: un’Unità che concilia in Sé Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità. Visivamente, poi, ho rappresentato il Suono Sacro con un simbolo antichissimo: l’Uroburo. Il serpente che si morde la coda è presente sotto varie forme in molte culture. Indica, appunto, il continuo rigenerarsi della vita, l’eternità, l’unione degli opposti, Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, all’interno dell’Uno. Personalmente, per Unità, dove non esiste contrapposizione, non intendo certo un insieme di Luce e Tenebra, attributo che non può appartenere al divino; mi rifaccio piuttosto a quanto scrive Mahmûd Shabestarî nella sua opera il «Roseto del Mistero»: «Notte luminosa, Mezzogiorno oscuro!» dove per Notte s'intende la notte della pura Essenza, senza colore né determinazione, inaccessibile al soggetto conoscente perché precede ogni atto di conoscenza, tuttavia luminosa perché essa è ciò che fa essere il soggetto, ciò che lo fa vedere facendolo essere. 8. A quale personaggio ti sei affezionata di più durante la stesura del romanzo?A Mazdraan! Amore/odio/ammirazione per un personaggio che ha preso il sopravvento su me e che percorre da solo la sua strada! Infatti, continua a perseguitarmi perché quasi tutti i lettori o le lettrici mi hanno scritto che lo vorrebbero ancora come protagonista di un altro episodio delle vicende di Arjiam! Quando ho tratteggiato questo personaggio ho avuto in mente primo fra tutti il don Giovanni di Molière/Mozart: coerente e conseguente nel suo agire fino all'estremo. In un mondo in cui il suono e quindi tutto ciò che è legato al suono è così importante, ho voluto che Mazdraan fosse un abile oratore capace di incantare e manipolare i suoi avversari, esattamente come il Principe di Macchiavelli o Jago dell'Otello di Shakespeare/Verdi. Desideravo che «incarnasse» anche fisicamente l'idea di questa magia negativa che io chiamo Malia: un seduttore così abile e affascinante nell'illudere perfino gli avversari sulla perfetta correttezza del suo pensiero e del suo agire. All’inizio, ho posto una domanda a Mazdraan: che cosa poteva muovere un uomo che aveva già tutto? Solo un potere maggiore, la possibilità cioè di dominare il Suono Sacro diventando eternamente onnipotente. Io mi sono limitata a prendere atto della sua risposta e Mazdraan ha coerentemente agito secondo il suo pensiero. In un certo senso in Mazdraan e tramite la sua magia ammaliatrice ho portato all'estremo il conflitto che esiste oggi nella scienza: in che misura può l'uomo manipolare la natura? Abbiamo dei limiti? Se ci sono, possiamo di volta in volta sorpassarli e crearne di nuovi? Abbiamo appena intravisto, per esempio, le enormi possibilità che schiuderebbe la manipolazione genetica in termini di cura di determinate patologie: ma come non chiedersi cosa succederebbe con questa tecnologia se impiegata per «migliorare» la razza umana?9. Domandina difficile: secondo te, qual è il capitolo più bello del romanzo e qual è il capitolo che ti è parso più difficile da scrivere?Sicuramente all’inizio, soprattutto, è stato difficile riuscire a rendere il passaggio del dialogo dei personaggi tra il mondo reale e quello della magia in cui agiscono e parlano le loro proiezioni o, se vogliamo essere più precisi, le loro «essenze». Quindi, direi un po’ in tutti i capitoli in cui si presentano questi scontri o queste scene. Il più bello da scrivere… forse il capitolo19, Il Risveglio del Mondo, nel quale la protagonista affronta il «suo» drago che non è un drago in carne e ossa bensì il simbolo della forza e dell’istinto creativi che ognuno di noi possiede e che si generano e si distruggono incessantemente. Ognuno di noi può decidere come usarli, se lasciarsene sopraffare o volgerle appunto alla creazione. Anche la stesura del capitolo finale mi ha dato molta soddisfazione.10. Una volta terminato "Il Suono Sacro di Arjiam", che cosa hai provato? Ansia, tristezza, gioia...Quando ho terminato l’intera stesura e poi l’editing sono stata felice e orgogliosa: il romanzo era pronto per affrontare il mondo. Solo il giorno della presentazione alla Fiera internazionale del Libro di Torino, quando per la prima volta ho avuto il tomo fisicamente tra le mani, ho provato ansia e tristezza … un senso di separazione.11. E veniamo alla questione della pubblicazione. La ricerca di una casa editrice disposta a pubblicare il romanzo di un esordiente non è sempre facile. E quando il romanzo è un bel po' lungo, come il tuo, le cose possono complicarsi. Quanto tempo hai impiegato prima di trovare un editore disposto a pubblicare "Il Suono Sacro di Arjiam"? È stata una ricerca difficile? Premetto che ero completamente ignorante di ogni cosa riguardo al mondo dell’editoria. Perciò, ho cercato di seguire, a grandi linee, un percorso simile a quello che avevo intrapreso per diventare cantante. Come cantante è necessario prima di presentarsi in teatro perfezionarsi. Per questa ragione, ho preferito affidarmi a una professionista, Natascia Pane, per l’editing, esattamente come prima di portare in scena ogni ruolo lo avevo perfezionato con il mio Maestro di canto. Per entrare nei teatri è necessario avere un agente altrimenti non c’è né un direttore d’orchestra né un direttore artistico che ti proponga un’audizione mirata. Così, ho chiesto a Natascia di seguirmi anche in questa fase. Certamente ho avuto fortuna: Natascia è anche un’amica carissima e una musicista oltre ad essere un’ottima manager. Comunque, ci è voluto un anno circa per trovare una casa editrice disposta a pubblicare il libro di un esordiente… senza contributi di alcun genere.12. Com'è stato il tuo rapporto con la casa editrice con cui hai pubblicato? Ti ha seguito passo dopo passo nella pubblicazione del romanzo ed è riuscita a darti un po' di visibilità? L’editore ha seguito con molta cura la pubblicazione in tutti i particolari, grafica della copertina e impaginazione. È presente alle fiere della piccola editoria, in internet nei siti tipo IBS, Webster, Libreriauniversitaria ma essendo una piccola casa editrice non ha i mezzi economici per la promozione, specialmente per quella necessaria a un libro di questo genere e di questa mole.13. Con il tuo romanzo sei riuscita a entusiasmare e incantare un certo numero di lettori. Qual è stata la soddisfazione o il complimento più grande che hai ricevuto da loro?C’è una differenza, tra il pubblico del teatro cui sono abituata e i lettori, che mi ha colpito e sulla quale non avevo mai riflettuto prima. I melomani vengono in teatro e si preparano a un rito, ascoltano e, se la mia interpretazione li convince, soddisfa le loro aspettative, esplodono manifestando con applausi o addirittura grida la loro approvazione. La tensione che si può instaurare tra palcoscenico e uditorio nel caso lo scambio di emozioni funzioni, è veramente qualcosa di magico e irripetibile, diverso in ogni teatro e a ogni recita ed è difficile descrivere cosa si prova quando al termine di un'aria si sente quell'attimo di sospensione, di silenzio e poi lo scoppio degli applausi di 2000 persone tutte insieme e che talvolta si alzano pure in piedi. Gli ammiratori arrivano addirittura a identificarmi con il personaggio che interpreto e non mi chiamano più con il mio nome bensì con quello dell'eroina che li ha fatti sognare. In teatro la responsabilità è diversa anche perché io ho il compito di restituire al pubblico un capolavoro creato da un compositore con la mia interpretazione. La lettura, invece, è un piacere che si assapora in solitudine e solo a posteriori il lettore ti scrive per esprimere, anche calorosamente, le emozioni suscitate dalla lettura; il rapporto non è così immediato e viscerale. Però, ho avuto la soddisfazione di instaurare con molti lettori un bel rapporto sia tramite Anobii, sia grazie a Facebook che a blog come questo. Non avrei mai immaginato che si aprissero discussioni o che persone mi scrivessero per approfondire l’aspetto del Suono, per chiedermi informazioni sui simboli, sulla tradizione sacra, sui testi esoterici o sulle filosofie cui mi ero ispirata, oppure per domandarmi se quel personaggio tanto affascinate fosse scomparso davvero per sempre o se ci fosse speranza di vederlo ricomparire di nuovo, per sapere in quale personaggio mi rispecchiassi maggiormente. Ho ricevuto anche critiche negative che mi hanno dato modo di vedere la mia creatura da un'altra ottica, portandomi a riflettere su molti punti che senza altro terrò presenti per il prossimo romanzo. Con alcune persone ho instaurato un rapporto di stima e di amicizia: ci scriviamo regolarmente, informandoci perfino delle rispettive famiglie o dei progetti di lavoro/studio. Si è creata attorno al libro una rete di solidarietà, di amicizia, di calore umano incredibile che sicuramente mi ha sorretto e continua a farlo di fronte alle difficoltà che incontriamo tutti noi emergenti per far conoscere il frutto della nostra fatica. Il più bel complimento... difficile scegliere, i lettori sono stati generosi, ma sicuramente sentirsi dire che per la complessità della trama, per l’accuratezza nella descrizione dei personaggi e per lo stile non sembra la prova d’esordio di un autore alle prime armi mi ha fatto molto piacere!14. In questo periodo stai lavorando a nuovi progetti editoriali? E se sì, puoi anticiparci qualcosina? Siamo curiosi!Dopo una pausa necessaria per lo studio (corsi di medicina di base e per il metodo Tomatis) e soprattutto per la promozione del libro, ho ripreso a scrivere una nuova storia, ambientata in parte in Arjiam, che vede entrare in scena gli storici nemici del regno di Arjiam, i Bahvjim, colpiti dalla maledizione di una misteriosa regina guerriera e strega. Questa è l’idea… vedrò che succederà.15. E per finire, la domanda di rito che chiude sempre le nostre interviste: quale consiglio ti senti di dare a tutti gli scrittori esordienti?Consiglio? Prima della pubblicazione, curare l’editing; dopo… armarsi di pazienza per creare una rete tramite internet per promuovere il proprio libro e fare tante presentazioni in libreria. Certo è che il mondo dell’editoria è pieno di insidie e bisognerebbe avere tutti gli occhi del gigante Argo Panoptes per riuscire a non caderci dentro!Grazie mille, Daniela, per aver partecipato a questa intervista. Siamo rimasti affascinati dalle tue risposte, così profonde, dettagliate e piene di similitudini con il tuo mondo della musica da averci lasciato senza parole.E siamo veramente contenti di averti ospitata nel nostro piccolo blog.Anche grazie a te, sempre più spesso, noi di Laboratorio fantasy ci rendiamo conto di quanto sia bello scoprire la persona che si nasconde dietro la figura dello scrittore. Queste interviste servono anche a questo, a svelare un po' di più dell'umanità e della profondità che rendeno voi scrittori emergenti delle persone fantastiche! Avete letto l'intervista fatta a Daniela Lojarro? Se sì, lasciate un commento di senso compiuto sotto questo post, o una domanda all'autrice, entro la mezzanotte di sabato 9 giugno. Il giorno successivo, domenica 10 giugno, mediante Random.org verrà estratto il nome di uno di voi: il fortunato si aggiudicherà tre simpatici segnalibri!In bocca al lupo ai partecipanti :-)
Intervista a Daniela Lojarro, autrice del romanzo Il Suono Sacro di Arjiam II PARTE
E dopo una piccola pausa, continuiamo l'intervista!7. Daniela, ti va di parlarci un po' del tuo libro e dello stretto nesso che sembra esserci tra la tua natura di cantante lirica e il Suono di Arjiam che fa da padrone nel romanzo?Prima di parlare del Suono, credo che sia necessario un breve accenno alla trama. Le vicende di Fahryon, la giovane donna protagonista del romanzo, si svolgono nel regno di Arjiam. In questo mondo il Suono crea e anima tutte le cose; la possibilità di praticare la magia scaturisce dalla capacità di ascoltare le vibrazioni del Suono Sacro e di accordarsi a esse tramite il canto. Questa è la magia, che io ho chiamato Armonia. Fahryon, l’eroina, è una neofita dell’Ordine dell’Uroburo, l'ordine di maghi che praticano l'Armonia. La giovane donna si trova coinvolta nella lotta che oppone uno dei Maghi più autorevoli e onesti del regno, Tyrnahan, a Mazdraan, Primo Cavaliere del re. Mazdraan ha scoperto un modo alternativo per praticare la magia e la usa per controllare le menti delle persone: il suo scopo è di diventare il signore assoluto del mondo e poter addirittura sovvertire la Legge che regola l’Universo. Fahryon sceglie di affrontare una serie di prove che l’allontaneranno dall’uomo che ama, il Cavaliere Uszrany, per prepararsi alla battaglia finale contro Mazdraan. I tre protagonisti portano avanti la storia su piani differenti, Fahryon quello magico, iniziatico ed esoterico, Uszrany epico e Mazdraan coinvolto in entrambi; ma il vero protagonista è il Suono. La Musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita sia come cantante che come terapista. Però, nel romanzo sono andata oltre alla musica intesa come atto creativo dell'artista. Ho scelto, infatti, la parola «Suono» per sganciarmi da qualsiasi forma artistica che conosciamo. Il Suono di Arjiam, quindi, non è musica creata dal genio umano bensì il Principio Creatore che origina l’Universo e lo anima con la sua energia. Per questo non è un suono qualunque ma è Sacro: è un Suono che non è mai stato emesso, è la Vibrazione creatrice. Ho sviluppato questa idea colpita dalla descrizione della nascita dell’Universo secondo la tradizione vedica indiana. Nelle Upanishad si narra che all’inizio non c’era che il Nulla avvolto nella Morte. Quest’ultima, desiderando un corpo, si mise a cantare: dalla sillaba mistica nacque il cosmo e dalle nozze del Suono con il tempo nacque la Musica. Il canto della Morte, quindi, è l’atto creativo da cui si sprigiona la Vita. Questo è il significato del «Suono Sacro» che ho sviluppato nel mio romanzo: un’Unità che concilia in Sé Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità. Visivamente, poi, ho rappresentato il Suono Sacro con un simbolo antichissimo: l’Uroburo. Il serpente che si morde la coda è presente sotto varie forme in molte culture. Indica, appunto, il continuo rigenerarsi della vita, l’eternità, l’unione degli opposti, Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, all’interno dell’Uno. Personalmente, per Unità, dove non esiste contrapposizione, non intendo certo un insieme di Luce e Tenebra, attributo che non può appartenere al divino; mi rifaccio piuttosto a quanto scrive Mahmûd Shabestarî nella sua opera il «Roseto del Mistero»: «Notte luminosa, Mezzogiorno oscuro!» dove per Notte s'intende la notte della pura Essenza, senza colore né determinazione, inaccessibile al soggetto conoscente perché precede ogni atto di conoscenza, tuttavia luminosa perché essa è ciò che fa essere il soggetto, ciò che lo fa vedere facendolo essere. 8. A quale personaggio ti sei affezionata di più durante la stesura del romanzo?A Mazdraan! Amore/odio/ammirazione per un personaggio che ha preso il sopravvento su me e che percorre da solo la sua strada! Infatti, continua a perseguitarmi perché quasi tutti i lettori o le lettrici mi hanno scritto che lo vorrebbero ancora come protagonista di un altro episodio delle vicende di Arjiam! Quando ho tratteggiato questo personaggio ho avuto in mente primo fra tutti il don Giovanni di Molière/Mozart: coerente e conseguente nel suo agire fino all'estremo. In un mondo in cui il suono e quindi tutto ciò che è legato al suono è così importante, ho voluto che Mazdraan fosse un abile oratore capace di incantare e manipolare i suoi avversari, esattamente come il Principe di Macchiavelli o Jago dell'Otello di Shakespeare/Verdi. Desideravo che «incarnasse» anche fisicamente l'idea di questa magia negativa che io chiamo Malia: un seduttore così abile e affascinante nell'illudere perfino gli avversari sulla perfetta correttezza del suo pensiero e del suo agire. All’inizio, ho posto una domanda a Mazdraan: che cosa poteva muovere un uomo che aveva già tutto? Solo un potere maggiore, la possibilità cioè di dominare il Suono Sacro diventando eternamente onnipotente. Io mi sono limitata a prendere atto della sua risposta e Mazdraan ha coerentemente agito secondo il suo pensiero. In un certo senso in Mazdraan e tramite la sua magia ammaliatrice ho portato all'estremo il conflitto che esiste oggi nella scienza: in che misura può l'uomo manipolare la natura? Abbiamo dei limiti? Se ci sono, possiamo di volta in volta sorpassarli e crearne di nuovi? Abbiamo appena intravisto, per esempio, le enormi possibilità che schiuderebbe la manipolazione genetica in termini di cura di determinate patologie: ma come non chiedersi cosa succederebbe con questa tecnologia se impiegata per «migliorare» la razza umana?9. Domandina difficile: secondo te, qual è il capitolo più bello del romanzo e qual è il capitolo che ti è parso più difficile da scrivere?Sicuramente all’inizio, soprattutto, è stato difficile riuscire a rendere il passaggio del dialogo dei personaggi tra il mondo reale e quello della magia in cui agiscono e parlano le loro proiezioni o, se vogliamo essere più precisi, le loro «essenze». Quindi, direi un po’ in tutti i capitoli in cui si presentano questi scontri o queste scene. Il più bello da scrivere… forse il capitolo19, Il Risveglio del Mondo, nel quale la protagonista affronta il «suo» drago che non è un drago in carne e ossa bensì il simbolo della forza e dell’istinto creativi che ognuno di noi possiede e che si generano e si distruggono incessantemente. Ognuno di noi può decidere come usarli, se lasciarsene sopraffare o volgerle appunto alla creazione. Anche la stesura del capitolo finale mi ha dato molta soddisfazione.10. Una volta terminato "Il Suono Sacro di Arjiam", che cosa hai provato? Ansia, tristezza, gioia...Quando ho terminato l’intera stesura e poi l’editing sono stata felice e orgogliosa: il romanzo era pronto per affrontare il mondo. Solo il giorno della presentazione alla Fiera internazionale del Libro di Torino, quando per la prima volta ho avuto il tomo fisicamente tra le mani, ho provato ansia e tristezza … un senso di separazione.11. E veniamo alla questione della pubblicazione. La ricerca di una casa editrice disposta a pubblicare il romanzo di un esordiente non è sempre facile. E quando il romanzo è un bel po' lungo, come il tuo, le cose possono complicarsi. Quanto tempo hai impiegato prima di trovare un editore disposto a pubblicare "Il Suono Sacro di Arjiam"? È stata una ricerca difficile? Premetto che ero completamente ignorante di ogni cosa riguardo al mondo dell’editoria. Perciò, ho cercato di seguire, a grandi linee, un percorso simile a quello che avevo intrapreso per diventare cantante. Come cantante è necessario prima di presentarsi in teatro perfezionarsi. Per questa ragione, ho preferito affidarmi a una professionista, Natascia Pane, per l’editing, esattamente come prima di portare in scena ogni ruolo lo avevo perfezionato con il mio Maestro di canto. Per entrare nei teatri è necessario avere un agente altrimenti non c’è né un direttore d’orchestra né un direttore artistico che ti proponga un’audizione mirata. Così, ho chiesto a Natascia di seguirmi anche in questa fase. Certamente ho avuto fortuna: Natascia è anche un’amica carissima e una musicista oltre ad essere un’ottima manager. Comunque, ci è voluto un anno circa per trovare una casa editrice disposta a pubblicare il libro di un esordiente… senza contributi di alcun genere.12. Com'è stato il tuo rapporto con la casa editrice con cui hai pubblicato? Ti ha seguito passo dopo passo nella pubblicazione del romanzo ed è riuscita a darti un po' di visibilità? L’editore ha seguito con molta cura la pubblicazione in tutti i particolari, grafica della copertina e impaginazione. È presente alle fiere della piccola editoria, in internet nei siti tipo IBS, Webster, Libreriauniversitaria ma essendo una piccola casa editrice non ha i mezzi economici per la promozione, specialmente per quella necessaria a un libro di questo genere e di questa mole.13. Con il tuo romanzo sei riuscita a entusiasmare e incantare un certo numero di lettori. Qual è stata la soddisfazione o il complimento più grande che hai ricevuto da loro?C’è una differenza, tra il pubblico del teatro cui sono abituata e i lettori, che mi ha colpito e sulla quale non avevo mai riflettuto prima. I melomani vengono in teatro e si preparano a un rito, ascoltano e, se la mia interpretazione li convince, soddisfa le loro aspettative, esplodono manifestando con applausi o addirittura grida la loro approvazione. La tensione che si può instaurare tra palcoscenico e uditorio nel caso lo scambio di emozioni funzioni, è veramente qualcosa di magico e irripetibile, diverso in ogni teatro e a ogni recita ed è difficile descrivere cosa si prova quando al termine di un'aria si sente quell'attimo di sospensione, di silenzio e poi lo scoppio degli applausi di 2000 persone tutte insieme e che talvolta si alzano pure in piedi. Gli ammiratori arrivano addirittura a identificarmi con il personaggio che interpreto e non mi chiamano più con il mio nome bensì con quello dell'eroina che li ha fatti sognare. In teatro la responsabilità è diversa anche perché io ho il compito di restituire al pubblico un capolavoro creato da un compositore con la mia interpretazione. La lettura, invece, è un piacere che si assapora in solitudine e solo a posteriori il lettore ti scrive per esprimere, anche calorosamente, le emozioni suscitate dalla lettura; il rapporto non è così immediato e viscerale. Però, ho avuto la soddisfazione di instaurare con molti lettori un bel rapporto sia tramite Anobii, sia grazie a Facebook che a blog come questo. Non avrei mai immaginato che si aprissero discussioni o che persone mi scrivessero per approfondire l’aspetto del Suono, per chiedermi informazioni sui simboli, sulla tradizione sacra, sui testi esoterici o sulle filosofie cui mi ero ispirata, oppure per domandarmi se quel personaggio tanto affascinate fosse scomparso davvero per sempre o se ci fosse speranza di vederlo ricomparire di nuovo, per sapere in quale personaggio mi rispecchiassi maggiormente. Ho ricevuto anche critiche negative che mi hanno dato modo di vedere la mia creatura da un'altra ottica, portandomi a riflettere su molti punti che senza altro terrò presenti per il prossimo romanzo. Con alcune persone ho instaurato un rapporto di stima e di amicizia: ci scriviamo regolarmente, informandoci perfino delle rispettive famiglie o dei progetti di lavoro/studio. Si è creata attorno al libro una rete di solidarietà, di amicizia, di calore umano incredibile che sicuramente mi ha sorretto e continua a farlo di fronte alle difficoltà che incontriamo tutti noi emergenti per far conoscere il frutto della nostra fatica. Il più bel complimento... difficile scegliere, i lettori sono stati generosi, ma sicuramente sentirsi dire che per la complessità della trama, per l’accuratezza nella descrizione dei personaggi e per lo stile non sembra la prova d’esordio di un autore alle prime armi mi ha fatto molto piacere!14. In questo periodo stai lavorando a nuovi progetti editoriali? E se sì, puoi anticiparci qualcosina? Siamo curiosi!Dopo una pausa necessaria per lo studio (corsi di medicina di base e per il metodo Tomatis) e soprattutto per la promozione del libro, ho ripreso a scrivere una nuova storia, ambientata in parte in Arjiam, che vede entrare in scena gli storici nemici del regno di Arjiam, i Bahvjim, colpiti dalla maledizione di una misteriosa regina guerriera e strega. Questa è l’idea… vedrò che succederà.15. E per finire, la domanda di rito che chiude sempre le nostre interviste: quale consiglio ti senti di dare a tutti gli scrittori esordienti?Consiglio? Prima della pubblicazione, curare l’editing; dopo… armarsi di pazienza per creare una rete tramite internet per promuovere il proprio libro e fare tante presentazioni in libreria. Certo è che il mondo dell’editoria è pieno di insidie e bisognerebbe avere tutti gli occhi del gigante Argo Panoptes per riuscire a non caderci dentro!Grazie mille, Daniela, per aver partecipato a questa intervista. Siamo rimasti affascinati dalle tue risposte, così profonde, dettagliate e piene di similitudini con il tuo mondo della musica da averci lasciato senza parole.E siamo veramente contenti di averti ospitata nel nostro piccolo blog.Anche grazie a te, sempre più spesso, noi di Laboratorio fantasy ci rendiamo conto di quanto sia bello scoprire la persona che si nasconde dietro la figura dello scrittore. Queste interviste servono anche a questo, a svelare un po' di più dell'umanità e della profondità che rendeno voi scrittori emergenti delle persone fantastiche! Avete letto l'intervista fatta a Daniela Lojarro? Se sì, lasciate un commento di senso compiuto sotto questo post, o una domanda all'autrice, entro la mezzanotte di sabato 9 giugno. Il giorno successivo, domenica 10 giugno, mediante Random.org verrà estratto il nome di uno di voi: il fortunato si aggiudicherà tre simpatici segnalibri!In bocca al lupo ai partecipanti :-)